reset

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Dal verbo inglese to reset (→ azzerare, fissare un nuovo punto), può essere definito come l’atto di riportare allo stato iniziale, azzerare o annullare le modifiche sopravvenute, interrompendo i programmi attivi in quel momento per riportare il sistema alle condizioni di funzionamento precedenti; in un certo senso può descrivere il concetto di “rimettere a posto“, ripristinare, far ripartire, risistemare. Il termine viene utilizzato in Cranio-Sacral Repatterning® ed in Kinesiopatia®, per descrivere tecniche finalizzate a restaurare una (presunta) condizione ottimale iniziale, partendo dal presupposto che una serie di eventi, azioni o circostanze ne abbiano alterato il “setting” (taratura), adeguandola a nuovi contesti: se il nuovo “set” di istruzioni fosse l’espressione della capacità allostatica dell’organismo, si dovrebbe ritenere che il cambiamento sia uno step evolutivo, cioè un miglioramento, qualitativo o quantitativo, della vitalità; in realtà, la necessità di effettuare un “reset“, cioè ricostituire l’omeostasi fisiologica, deriva dall’incongruenza fra lo stato fisico ed emozionale attuale e le risposte funzionali che il sistema nervoso mette in atto. In genere, l’esigenza di “rimettere a posto” è legata al perdurare degli influssi negativi sul comportamento che dinamiche pregresse di tipo fight/flight, possono instaurare come risposta a stressor ad azione biocidica: infatti, anziché ristabilire lo stato pre-allerta, l’organismo risente delle pressioni subite in precedenza, che continuano ad esercitare effetti sul hic et nunc. Quando uno o più fattori scatenanti inducono una risposta reattiva, il sistema neuro-endocrino concretizza condotte adattative, finalizzate ad incrementare la performace dell’organismo, per rispondere all’aumento delle richieste derivanti dalle necessità di interazione con le variazioni dell’ecosistema. Attraverso le capacità cibernetiche, il sistema nervoso è in grado di attuare comportamenti teleologici, monitorando proattivamente o retroattivamente, l’attività corporea: una volta cessato lo stress, cioè una volta che il pericolo, percepito o reale, si concluda, dovrebbe essere possibile ritornare allo stato omeostatico di riposo. Vuoi per il perdurare di situazioni ansiogene o stressanti non riconosciute consapevolmente, vuoi per la presenza di situazioni ad effetto trigger o di cofattori eziologici misconosciuti, vuoi per l’attivazione di facilitazioni segmentali o l’insorgenza di disestesie, si viene a creare una dissociazione e decontestualizzazione fra l’entità della risposta organica e le circostanze o gli ambiti con cui ci si relaziona. Le tecniche di reset hanno il compito di “de-attivare” lo stato di ipereccitazione neuro-vegetativa che sottostà ai fenomeni disfunzionali, facilitando il recupero della corretta percezione del sé e restaurando lo status quo ante: in pratica hanno il compito di interrompere i “programmi per la sopravvivenza”, che rimangono attivi pur non essendo più idonei al contesto, e riportare il sistema alle condizioni di funzionamento precedenti, ripristinando la corretta cibernetica corporea, per permettere la piena disponibilità della forza vitale.

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