cofattore eziologico

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ultimo aggiornamento: 4 Gennaio 2019 alle 19:39

In biochimica, il termine cofattore viene utilizzato per designare un’entità, che funge da attivatore di una reazione catalitica (dal verbo greco καταλύειν → rompere, sciogliere), cioè che ne permette l’avvio e ne accelera l’espressione, assumendo il ruolo di elemento fondamentale, in grado di sostenere e collaborare al pieno svolgimento del processo in atto; possiamo affermare che la presenza dei cofattori, non solo permette le trasformazioni reciproche delle sostanze, ma svolge anche il ruolo di catalizzatore, cioè di un componente in grado di condizionare la velocità con cui si verifica un evento.

Il cofattore è, quindi, un costituente fondamentale nella genesi di un processo: formato dal prefisso co- (dal latino cum → insieme, con), che indica unione, partecipazione, collegamento e da fattore (dal latino, factor , derivato dal participio passato di facĕre → fare), lemma che evidenzia come l’elemento agente sia compartecipe e coattore nell’evento; la derivazione dal termine “cum” “facto“, indica che ha preso parte attivamente, ha collaborato, è stato partecipe del processo e, pertanto, esprime uno stato, un modo di essere: nel nostro caso specifico, poiché l’azione è causale, cioè attinente all’eziologia, possiamo dire che il cofattore eziologico non è altro che un elemento fondamentale nella genesi del processo patologico, che svolge (ed ha svolto) un’azione di depauperamento delle risorse organiche ed emotive, rendendo il sistema somato-emozionale incapiente e, pertanto, vulnerabile, in attesa che un fattore scatenante agisca sul locus minoris resistentiæ, innescando il processo disfunzionale o patogenetico.

L’identificazione dei cofattori causali è un mezzo imprescindibile, da parte del professionista del benessere, soprattutto quando si trovi di fronte a patologie croniche, malattie genetiche o stili di vita immutabili: non essendo possibile inferire direttamente sulle cause, avendo scarse possibilità di modificare disturbi inveterati e radicati, non riuscendo a promuovere un cambiamento attitudinale, l’alternativa “terapeutica” consta nell’aggredire tutti quegli stressor che concorrono a ridurre la capacità vitale dell’organismo, per permettere al corpo di compensare gli squilibri ed alla vis medicatrix naturæ di attivare i processi di auto-guarigione, ove possibile.

La ricerca delle disconfort-zone, delle alterazioni funzionali o dei comportamenti più facilmente modificabili, nell’ambito della poliedricità causale, è uno degli elementi che contribuisce all’efficacia della Kinesiologia Transazionale®: l’utilizzo del test muscolare, per identificare gli stressor e i fattori biocidici che minano la capienza dell’organismo, l’ascolto attivo, associato alla semeiotica, permettono all’artigiano della salute di riconoscere le possibili strade da percorrere per rafforzare la capacità vitale e sviluppare un programma di miglioramento comportamentale personalizzato. L’approccio olistico della Kinesiopatia® Osteopatica e del Cranio-Sacral Repatterning® contribuiscono a riarmonizzare l’organismo, in relazione al proprio ecosistema di riferimento, facilitando i processi egosintonici.

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