ben-essere

ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2021 alle 16:31

definizione

Per quanto si possano definire benessere e ben-essere equipollenti, la scelta grafica «ben-essere» mira a sottolineare l’origine etimologica ed il lessema, intrinseco nel morfema e nel fonema: forma e suono rafforzano ed esplicitano il significato ovvero «essere bene» … cioè “esistere bene” … non limitandosi al più scontato concetto di “stare bene”, ma prendendo in considerazione una weltanschauung che esprima l’essere in armonia con la propria salute, manifestando la propria vitalità, attingendo pienamente alle proprie energie somato-emozionali (o, se si preferisce, psico-fisiche) e spirituali, in una forma di euritmia con il proprio ecosistema di riferimento.

Uno stato che coinvolge tutti gli aspetti dell’essere umano, e caratterizza la qualità della vita di ogni singola persona all’interno de proprio contesto sociale o della propria comunità (biota): una condizione dinamica ed in continuo divenire, finalizzata al raggiungimento del miglior equilibrio possibile, in ogni momento della propria esistenza, tra il piano biologico, il piano psichico ed il piano sociale dell’individuo, cioè uno stato che coinvolge tutti gli aspetti dell’essere umano; un concetto piuttosto difficile da sintetizzare, rendendo questa semplice parola, forse la più inesplicabile, se si volessero sviscerare tutte le possibili sfumature, assonanze o implicazioni, anche alla luce del fatto che per migliaia di anni la filosofia ha cercato di definire cosa è l’Essere, senza propriamente riuscirvi.

Il concetto di ben-essere deve essere vista come una nozione in costante evoluzione ed in continua ridefinizione: quando parliamo di ben-essere, non possiamo che avere una visione decisamente più ampia di quella del passato, intendendo non solo uno stato complessivo di buona salute fisica, mentale e psichica, ma anche uno stato di armonia verso sé ed il mondo che ci circonda; più che di una condizione, si dovrebbe parlare di una evoluzione in divenire, un processo di adattamento a molteplici fattori che incidono sulla qualità di vita, che porta ad una armonizzazione degli aspetti emotivi, mentali, fisici, sociali e spirituali, consentendo ad ogni persona di raggiungere e mantenere il proprio potenziale personale.

salute e malattia

l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 1998, nella Dichiarazione Mondiale sulla Salute afferma che il benessere corrisponde “allo stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale di ben-essere che consente alle persone di raggiungere e mantenere il loro potenziale personale nella società”, in una sorta di gioco di specchi ove la la salute stessa è intesa come “uno stato di benessere fisico, mentale, psicologico e sociale” ovvero “una condizione caratterizzata dall’assenza di malattia o infermità”.

Stranamente non esiste una definizione univoca del concetto di malattia: nelle differenti lingue, i termini usati per indicare la malattia rappresentano molteplici sfumature che spaziano dalla mancanza di adattamento ai compiti della vita quotidiana, alla debolezza e alla perdita delle capacità lavorative o alla deformità e alla bruttezza, oppure, ancora alla sensazione di un disturbo fisico, ed infine alla sofferenza psichica e al dolore: una pletora di termini che sposta la visione dalla patologia al disagio di vivere, rendendo i confini tra salute e malattia, in un mondo dominato dal tecnicismo scientifico e dai “trionfi” della medicina, poco definiti. Dire che una persona è “malata” significa dire che soffre, che non si sente bene, che il ritmo delle sua quotidianità è alterato e che alcuni cambiamenti del suo corpo compromettono le sue capacità fisiologiche e la funzionalità del suo “sistema” corpo: il concetto di malattia non è socialmente neutro: implica un giudizio non solo scientifico, ma anche di ordine morale ed estetico.

Anche se è facile comprendere intuitivamente il significato del termine “malattia”, è molto difficile, se non impossibile, darne una definizione soddisfacente: spesso tali intellettualizzazioni sono l’espressione di un circolo vizioso descrivendo la salute come il contrario della malattia e la malattia come la mancanza della salute; la concettualizzazione della “malattia” porta ad un dualismo che si basa sul fatto che, da un lato, occorre definire il confine tra salute e malattia, la distinzione tra fisiologico e patologico, e dall’altro determinare quali sono le malattie, vale a dire la suddivisione degli stati e dei processi patologici in entità nosologiche.

Si può affermare che la malattia rappresenti l’alterazione dei processi normali all’interno di un organismo, lo svolgimento anormale delle funzioni vitali: se si considera come normale ciò che è più frequente o ciò che è regolare, si potrebbe arrivare al paradosso che in alcuni gruppi sociali, la malattia può essere più frequente della salute; i processi patologici non sono meno sottoposti a leggi naturali di quanto lo siano i processi fisiologici ed è difficile se non impossibile fissare il punto in cui le variazioni fisiologiche divengono cambiamenti patologici.

professionista del ben-essere

Si dice che la malattia sia una lesione delle strutture organiche, il che è solo parzialmente vero, in quanto la malattia non è solamente rappresentata da questa alterazione, ma anche e soprattutto la reazione dell’organismo nel suo complesso a questa lesione o, se si preferisce di tutte quelle manifestazioni «sine materia» che sottostanno alla corretta funzione dei sistemi organici pertanto la visione olistica dell’uomo, porta a considerare la malattia non solo come mancanza del benessere, ma anche e soprattutto, come conflitto e squilibrio dell’armonia, che si ripercuote su ogni aspetto dell’uomo stesso.

La malattia non è più limitata all’accezione meccanicistica che la vede come malfunzionamento o rottura di una parte, ma piuttosto diviene l’espressione del conflitto e della disarmonia dell’individuo nei confronti del proprio ecosistema, personale e sociale, indicando la necessità all’adattamento individuale cui consegue, talvolta, l’incapacità di interagire in maniera appropriata agli stimoli interni od esterni, siano essi a livello fisico, biochimico, ambientale, emotivo, mentale o spirituale. La malattia è un aspetto dell’esistenza: esprime la lotta dell’organismo per conservare l’equilibrio dinamico del suo ambiente interno e delle sue relazioni con quello esterno.

Essere un “professionista del ben-essere” o, se si preferisce, un “artigiano della salute” significa essere un operatore in grado di “prendersi cura” delle esigenze di chi vive la disarmonia ed il malessere, senza volersi sostituire o sovrapporre ai cosiddetti “operatori sanitari” tradizionali: un esperto conoscitore di tecniche in grado di rispondere all’esigenza di chi “soffre” per aiutarlo a ritrovare un maggior equilibrio fra le varie componenti somato-emotive ed energetiche; uno specialista in grado di facilitare il percorso di “armonizzazione”, con competenza e perizia.

Il “professionista del ben-essere” possiede conoscenze, competenze e la necessaria esperienza per utilizzare, con l’indispensabile preparazione e la necessaria padronanza, in modo appropriato e consapevole il proprio sapere e  le  tecniche acquisite nel proprio percorso di formazione per favorire il miglioramento complessivo del ben-essere della persona, per attivare o accelerare processi di guarigione, là dove le patologie disfunzionali hanno invertito tale percorso, innescando i meccanismi di superamento del processo patologico.

Accedendo a quella «vis medicatrix naturæ», presente in ognuno di noi, i  “professionisti del ben-essere” aiutano l’individuo nel proprio percorso di crescita personale volto alla piena utilizzazione delle proprie risorse individuali, permettendo, quindi, il miglioramento della qualità di vita, attraverso la riarmonizzazione e la riequilibrazione della capacità vitale dell’individuo, il ripristino delle capacità adattative e la riattivazione del naturale processo di crescita e sviluppo permanente dell’uomo, inteso come individuo unico.

L’obiettivo prioritario non è solamente quello di considerare la “parte malata” dell’individuo, con la propria sintomatologia specifica, per cercare di porvi un rimedio ma, soprattutto. quello di favorire lo sviluppo di un ben-essere totale che faciliti una spontanea e naturale soluzione delle vere cause del mal-essere.

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