trauma

ultimo aggiornamento: 12 Maggio 2020 alle 17:29

Dal greco τραμα (trâuma → ferita, perforazione, trafittura, lesione): l’etimologia descrive il concetto di lacerazione, di taglio prodotto da qualcosa esterno al corpo, di azione che causa un danno, passando da parte a parte; lesione prodotta nell’organismo da un qualsiasi agente capace di azione improvvisa, rapida e violenta, spesso associata a turbamento dello stato somato-emozionale. In genere per trauma s’intende l’effetto di un avvenimento dotato di notevole carica emotiva, frequentemente associato all’alterazione del normale stato psichico che non sempre dipende esclusivamente da una lesione fisica ma che può essere il prodotto o la conseguenza di esperienze negative o fatti tristi e dolorosi, che creano turbamento e disorientamento.

il danno

Così come una ferita può lacerare, provocare dolore o lasciare cicatrici per tutta la vita, un evento traumatico è, per definizione, potenzialmente dannoso potendo generare profonda sofferenza che, al di là dell’apparente guarigione, può avere ripercussioni sulla persona anche a lungo termine: ogni volta che ci sentiamo in grave pericolo, indipendentemente dal fatto che la minaccia sia reale o solo l’effetto di ciò che percepiamo, tutte le volte in cui abbiamo la sensazione che il nostro equilibrio vitale sia a rischio di “rottura”, quando abbiamo l’impressione che le nostre capacità e la nostra forza vitale non sia in grado d affrontare lo stress da cui ci sembra essere soverchiati, siamo potenzialmente esposti al un trauma.

Anche se gli stressor che incontriamo quotidianamente nella vita e le difficoltà con cui dobbiamo confrontarci ogni giorno possono rivelarsi, una volta superati, mezzi di crescita personale, quando questi provocano dis-stress possono indurre in noi uno stato di shock; quando viviamo un evento come drammatico ed emotivamente destabilizzante, quando  ci sembra di non avere le risorse per fronteggiarlo e ci sentiamo impotenti e senza strumenti per difenderci, quando sentiamo che stiamo perdendo la nostra integrità psicofisica o non riusciamo a comprendere o ad elaborare ciò che ci sta accadendo, allora apriamo la porta del nostro io al trauma.

Ognuno di noi ha una storia personale diversa, costituita da esperienze talvolta positive, Talatra negative; viviamo in contesti con un diverso grado di protezione; possediamo risorse differenti ed abbiamo un differente specifico modo di sentire, ma, indipendentemente da quanto ci crediamo forti, da quanti successi abbiamo ottenuto o quante esperienze gratificanti abbiano costellato la nostra vita, da quanto siamo protetti dal contesto in cui viviamo e dalla rete dei nostri affetti, siamo comunque esposti al trauma: ci sarà sempre, indipendentemente dalle risorse che possediamo e che, in qualche modo ci tutelano, la possibilità che un evento, una situazione, una casualità sia in grado di soverchiare la nostra “capienza”, di superare la nostra resilienza o sopraffare la nostra capacità allostatica.

Sicuramente alcuni eventi sono così destabilizzanti che nessuno di noi ha, nelle proprie “corde”, risorse infinite per gestirli, anche se, spesso, nelle situazioni più drammatiche spesso scopriamo di avere doti nascoste o energie insperate per farvi fronte. Catastrofi naturali, pandemie o gravi malattie, lutti o perdite: ognuno di noi sa, dentro di sé, che queste situazioni fanno parte del nostro mondo e che, invariabilmente, ci troveremo a doverle affrontare; spesso nessuno ci ha insegnato come governarle, non ci hanno dato il manuale d’istruzioni per comprenderle e saper cosa fare, salvo che non abbiamo già vissuto sulla nostra pelle queste situazioni e siamo stati in grado di farne tesoro e rafforzarci.

Nessuno ci ha mai fornito un significato coerente, una chiave di lettura, un vademecum per relazionarci con eventi di questo genere che spesso ci possono far sentire impotenti: le situazioni “critiche” che subiamo, le esperienze traumatiche che ci toccano, vanno oltre l’ambito di ciò che siamo normalmente in grado di prevedere o di tener testa. Quando non possediamo le risorse per superare gli effetti negativi di ciò che ci accade, quando non è possibile attribuire un significato coerente alla situazione, quando mancano i mezzi per riadattarsi ai cambiamenti, quando percepiamo di soccombere alla disparità fra le nostre risorse e ciò che ci viene richiesto dagli eventi o dalle trasformazioni in atto, allora subentra il danno.

Disporre di talenti e risorse personali, possedere la capacità di dare un significato e comprendere ciò che ci accade, avere l’abilità di adattarci sono alcuni degli “attrezzi del mestiere” necessari per gestire il dis-stress e gli effetti che esercita; il trauma rappresenta un esempio di stress estremo e, per definizione, senza strumenti opportuni, non può essere affrontato, superato, elaborato ed integrato dalla persona che lo subisce, rendendola vulnerabile e creando il  rischio di “rottura dell’integrità”: dal dis-stress al dis-ease e da questi al disease, al morbo.

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