fattore scatenante

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ultimo aggiornamento: 4 Gennaio 2019 alle 19:34

Per quanto il concetto di fattore scatenante, in grado cioè di fungere da trigger (grilletto), appaia spesso come scontato, merita di essere approfondito, in quanto elemento determinante e non secondario dell’eziopatogenesi, alla base di qualunque disfunzionalità e patologia. Innanzitutto parliamo di fattore, un lemma latino, factor, derivato dal participio passato di facĕre (→ fare), che sottolinea come l’azione sia già avvenuta, per cui l’elemento agente ha già svolto un ruolo di attivazione e noi vediamo i risultati di questo atto. La disquisizione non è speciosa, poiché ci mostra come la cascata di eventi che sono stati messi in moto, per portare all’esito attuale, siano già avvenuti e, perciò, non sono più modificabili: noi possiamo intervenire solo sul processo in atto (patogenesi) o sugli effetti (disfunzione versus morbo), non più sull’eziologia.

Per quanto riguarda il verbo scatenare, letteralmente significa “liberare dalla catena“, cioè eliminare i vincoli che impediscono un evento, dando libero corso alla sequela di “esiti” che derivano direttamente dalla perdita dei freni inibitori, cioè di quelle condizioni, dipendenti dall’omeostasi corporea e dalla attitudine allostatica, in grado di limitare il subitaneo prodursi di effetti violenti o incontenibili, conseguenti allo squilibrio improvviso delle forze in gioco. Una volta che la capacità cibernetica dell’organismo di contrastare le noxæ venga meno, quando gli stressor, agendo come fattori biocidici, saranno stati in grado di saturare i sistemi difensivi o adattativi dell’organismo, per effetto dello stress, cioè dell’incapacità di tollerare ulteriori “pressioni” o carichi”, il sistema somato-emozionale subirà una disfunzione che invariabilmente agirà sul “locus minoris resistentiæ“, cioè sulle nostre fragilità somatiche o emozionali.

Occorre comunque non dimenticare che il “fattore scatenate“, spesso, può avere un effetto dirompente sull’organismo, solamente perchè questo viene sollecitato, in senso negativo da cofattori eziologici, che, da un lato, depauperano l’individuo delle proprie risorse, rendendolo vulnerabile, dall’altro agiscono, come elementi sincronici, in sinergia fra loro, amplificando reciprocamente le conseguenze della loro azione: da questo deriva l’assunto che qualunque problema, organico, emozionale, biochimico, relativo all’ecosistema di riferimento, sia, invariabilmente multifattoriale. Se noi accettiamo il principio che la genesi della malattia dipenda dalla disparità fra le risorse soggettive e le richieste a cui viene sottoposto il nostro “IO“, nella sua globalità, comprendiamo anche come una reale visione olistica porti necessariamente l’artigiano della salute a incrementare la vis medicatrix naturæ.

La peculiarità della Kinesiopatia® e del Cranio-Sacral Repatterning® è proprio quella di facilitare il ripristino della capacità vitale individuale, grazie alla concezione dell’uomo come un essere unico ed indivisibile che permette, attraverso il processo noetico, di prendere in considerazione la poliedricità causale, spesso sincronica, senza obbligatoriamente focalizzarsi sulla “patologia“, elemento che talvolta può essere fuorviante. Allo stesso modo, la Kinesiologia Transazionale®, grazie all’interazione fra le competenze professionali quali l’ascolto attivo, finalizzato a realizzare una corretta anamnesi, completate dalla abilità di lettura dei segni, tipico della semeiotica, integrati con l’uso corretto, etico e non strumentale del test muscolare, permette l’identificazione delle aree di squilibrio prioritarie e suggerisce possibili vie di riequilibrazione del milieu intérieur.

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