desiderata

ultimo aggiornamento: 1 Marzo 2021 alle 19:25

significato – etimologia

Nasce come participio passato del verbo latino desiderāre (→ desiderare), ma assume una vita propria, acquisendo il significato non solo di “desideri”, ma anche di “richieste”, sottolineando il concetto di “chiedere ciò che si vuole, concretamente”, di “aver bisogno” o “avvertire la mancanza”. Comunemente, i desideri vengono proiettati  in una dimensione onirica o immaginaria, sono definiti “sogni”: grazie a questo modo di vedere le cose, spesso, sono trasformati in “fantasie negative“, cioè vengono visti come un qualcosa di lontano, irrealizzabile; viceversa, quando parliamo di desiderata, sottintendiamo l’espressione di una richiesta, la rivendicazione di ciò che vogliamo: sottintendono la necessità di ottenere l’oggetto del desiderio.

Il concetto è intrinseco nella genesi etimologica dal latino dē- (→ da) e siderum, dalla radice sidus (→ astro) che esprime la mancanza di qualcosa, il volere fortemente quanto possa appagare un bisogno od un piacere, sperando che le stelle (o gli Dei) ci diano ciò che si chiediamo: l’immagine poetica potrebbe essere associata alla pratica di esprimere un desiderio quando si vede una stella cadere dal cielo. L’imperiosità di un desiderata può essere colta nell’uso del verbo desiderare nelle espressioni linguistiche che esprimono una volontà (desidero stare solo), un’esigenza (desidero un compagno/a), un ordine (desidero che ve ne andiate subito), sottolineata anche nelle forme negative come indesiderato (mal voluto) o che lascia a desiderare (incompleto, imperfetto).

desiderata vs fantasie “negative”

Talvolta la confusione fra desiderata e fantasie negative induce nelle persone comportamenti egodistonici: atteggiamenti che esprimono una profonda dissonanza fra i bisogni e la condotta che comunemente è mantenuta nel quotidiano.

Le fantasie negative sono forme di giustificazione che ci costruiamo per evitare la paura di fallire o per giustificare i nostri insuccessi (o addirittura per motivare a se stessi il non provare nemmeno): indipendentemente da ciò che ci raccontiamo o quello che vogliamo credere, nel profondo non possiamo sfuggire alla coerenza, cioè la conformità con chi siamo veramente e con i nostri bisogni, se non vogliamo subire distonie e patire gli effetti dello stress. Non vivere in armonia con le proprie convinzioni o le proprie caratteristiche individuali, non ascoltare i propri bisogni o addirittura negarli, attuando comportamenti incoerenti col proprio modo di essere, crea uno squilibrio, un “disturbo somato-emotivo”, espressione del contrasto: l’incongruenza è lo stressor in grado di attivare la risposta generalizzata di adattamento con il coinvolgimento dell’asse ipotalamo-ipofisi-surreni; un processo in grado di portare la persona mettere in atto meccanismi di “fight-or-escape response” fino ad arrivare a forme di esaurimento o burn-out.

Viceversa i desiderata, quando riconosciuti ed accettati come espressione dei propri bisogni, possono essere considerati una sorta di viatico, quanto può servire di sostegno o di conforto nell’impresa di entrare in sintonia con le proprie esigenze più profonde ed agire per cercare di raggiungerle: talvolta non è nemmeno necessario raggiungere l’obiettivo o la completa soddisfazione del bisogno, in quando la determinazione al successo è un elemento in grado di trasformare la sfida in uno strumento di crescita ed eustress.

“un cammino verso il benessere”

La Kinesiopatia® e la Kinesiologia Transazionale®, non solo pongono il riconoscimento delle necessità soggettive al centro del lavoro di riarmonizzazione somato-emotiva, ma considerano la negazione dei desiderata e la creazione di fantasie negative come cardini su cui poggia il dis-stress: comprendere i desideri ed i bisogni prioritari  è un elemento che il professionista del ben-essere non può non porre al centro del suo lavoro di riequilibrazione; facilitare, attraverso l’allentamento dello stress emotivo, l’identificazione delle urgenze o delle esigenze essenziali è uno dei primi passi che possono essere intrapresi.

L’utilizzo dei riflessi neuro-vascolari o sessioni di Cranio-Sacral Repatterning®, potendo agire sull’asse ipotalamo-ipofisi-surrenali, sono in grado di contribuire alla riduzione degli effetti dello stress a livello emotivo o “mentale”: migliorando la circolazione energetica a livello corticale, è possibile avere una maggiore chiarezza, evitando che paure o fobie sostenute da esperienze negative del passato possano proiettarsi sul nostro modo di sentire, nel presente,

La possibilità del professionista di utilizzare il test muscolare kinesiologico, per identificare eventuali aree che richiedano attenzione, siano esse somatico-posturali, biochimico-metaboliche o emozionali, può rivelarsi un aiuto fondamentale per sviluppare un programma di miglioramento personale: riducendo l’impatto che eventuali cofattori eziologici esercitano sulla persona o intervenendo, ove possibile, sulla poliedricità delle cause, è possibile sostenere il cambiamento ed attuare “un cammino verso il benessere”.

“the only thing we have to fear is fear itself” (Franklin Delano Roosevelt)
(l’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa)

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