desiderata

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Participio passato del verbo latino desiderāre (→ desiderare), il termine assume una vita propria, acquisendo il significato non solo di “desideri“, ma anche di “richieste“, sottolineando il concetto di “chiedere ciò che si vuole, concretamente“, di “aver bisogno” o “avvertire la mancanza“; nell’idea comune, i desideri vengono proiettati  in una dimensione onirica o immaginaria, venendo definiti “sogni”: questa forma di pensiero li trasforma in “fantasie negative“, spesso irrealizzabili; viceversa, i desiderata esprimono richieste, ciò che si vuole, arrivando a sottintendere, talvolta la necessità di ottenere l’oggetto del desiderio. Il concetto è intrinseco nella genesi etimologica dal latino dē- (→  da) e siderum, dalla radice sidus (→ astro): esprime la mancanza di qualcosa, il volere fortemente quanto possa appagare un bisogno od un piacere, sperando che le stelle (dei) diano ció che si chiede: l’immagine poetica potrebbe essere associata alla pratica di esprimere un desiderio quando si vede una stella cadere dal cielo. L’imperiosità di un desiderata può essere vista nell’uso del verbo desiderare in forme che esprimono una volontà (desidero stare solo), un’esigenza (desidero un compagno/a), un ordine (desidero che ve ne andiate subito), sottolineata anche nelle forme negative come indesiderato (mal voluto) o che lascia a desiderare (incompleto, imperfetto).  Poiché la confusione fra desiderata e fantasie negative induce frequentemente comportamenti egodistonici, causando forte stress, nell’ambito della Kinesiologia Transazionale®, il riconoscimento delle necessità soggettive è un elemento che il professionista del ben-essere, pone al centro del suo lavoro di riequilibrazione per facilitare, attraverso l’allentamento dello stress emotivo e tecniche mirate, l’identificazione dei reali bisogni e delle priorità che permettano di sviluppare un programma di miglioramento personale.

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