fight – flight – fright reaction

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ultimo aggiornamento: 8 Luglio 2018 alle 19:55

Detta anche fight-or-escape response, è il termine utilizzato da Walter Bradford Cannon, per descrivere la reazione che mettiamo in atto, quando ci sentiamo in pericolo, mediata da risposte comportamentali e neuro-ormonali; come ha dimostrato Hans Seyle, quando siamo sollecitati da uno stressor, il nostro organismo innesca una risposta generalizzata di adattamento, chiamata stress, come modalità difensiva nei confronti della potenziale alterazione della nostra omeostasi, producendo quella che viene chiamata comunemente Sindrome Generale d’Adattamento (G.A.S.). Una risposta di tipo “fight, flight or fright” può essere definita come una “risposta acuta allo stress”, essendo una reazione inconsapevole ed automatica ad eventi percepiti come potenzialmente pericolosi: se da un lato il sistema limbico , coordinando ed integrando l’azione del R-Complex, attiva una cascata di reazioni adattative neuro-ormonali finalizzate a preparare il corpo all’azione, dall’altro mette in atto comportamenti stereotipati orientati ad attuare condotte predittive per contrastare, evitare, eludere il confronto con la sorgente dello stress stesso. La risposta aggressiva mirata alla sopraffazione dell’antagonista, reale o presunto, porta ad una fight reaction, cioè ad un combattimento o ad una lotta (talvolta immaginario) diretti a bloccare il nemico o l’avversario; la percezione di inferiorità nei confronti del pericolo, induce invariabilmente comportamenti di elusione o evitamento, in cui il corpo si prepara, anche fisicamente ad una fuga, manifestando una flight reaction; qualora si crei la sensazione di impotenza, la risposta “istintuale”, legata alla sopravvivenza, potrebbe essere l’immobilità, una sorta di paralisi volta a rendersi “invisibili”, cioè non visibili, per sfuggire, attraverso una fright reaction, espressione dell’impressione soggettiva di essere incapace a reagire allo stressor. Gli effettori di questo processo adattativo sono il Sistema Nervoso Autonomo Ortosimpatico, con la sua azione diretta sulla fisiologia corporea, e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrenalico, attraverso il rilascio di catecolamine ed ormoni steroidei, con effetti significativi sul metabolismo e sui comportamenti associati alla gestione dello stress.

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