comportamento teleologico

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ultimo aggiornamento: 28 Maggio 2018 alle 23:58

Dal greco τέλος (télos → fine) e λόγος (lógos → discorso): il comportamento teleologico può essere definito come un’attività finalizzata, cioè indirizzata alla realizzazione di uno scopo, indipendentemente dal fatto che sia un atto volontario o un’azione inconsapevole; potrebbe essere definito un “atteggiamento finalizzato“, cioè orientato ed intenzionale. Le modalità individuali di azione possono essere ascritte, frequentemente, fra le condotte indirizzate, in quanto basate su criteri adattativi e logiche predittive, in osservanza del principio dell’allostasi: grazie alla cibernetica, cioè alla presenza di fenomeni di retroazione, l’organismo è in grado di mettere in atto comportamenti (behavior) atti a perseguire obiettivi (purpose); i meccanismi di feedback possono essere retroattivi, finalizzati per lo più al mantenimento di uno “status quo“, cioè di un’omeostasi, o predittivi, in grado cioè di tenere conto dell’evoluzione temporale del proprio obiettivo (capacità allostatica). La weltanschauung teleologica ci permette di comprendere come l’essere umano possa interagire col proprio ecosistema in un’ottica di crescita e trasformazione, senza necessariamente invocare l’esistenza di una causa finale, e quindi escludere una visione, della realtà, basata sulla metafisica o sulla trascendenza; allo stesso tempo, la finalizzazione, rende l’uomo libero dalla prospettiva meccanicistica o deterministica, ammettendo che l’esperienza individuale, la stamina soggettiva e la vitalità specifica di ogni persona, determinino le modalità con cui l'”IO” personale e soggettivo si relaziona con il mondo, riconoscendo la presenza non solo di nessi causali, caratterizzati dal sillogismo “post hoc, propter hoc, ma anche di sincronia (nessi casuali) o di sincronicità (nessi acausali). La visione teleologica dell’universo non è così innovativa o moderna, come si potrebbe pensare, in quanto il pensiero che la “realtà naturale” sia basata sul principio del «meglio», risale agli antichi filosofi greci: il concetto che il «fine» sia anteposto e contrapposto alla “semplice causa meccanica” è un’idea che coglie la più intima natura delle cose, poiché la spiegazione teleologica è la più probabile, per quanto riguarda i «fenomeni della vita», essendo finalizzata alla sopravvivenza dell’individuo, se non si vuole chiamare in causa un “finalismo superiore“, cioè la presenza di una divinità che decida per e al posto dell’uomo.

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