eustress

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ultimo aggiornamento: 12 Maggio 2020 alle 14:31

definizione

Il neuro-endocrinologo Hans Hugo Bruno Selye, nel 1974, ha creato questo termine per descrivere la possibilità che la “sindrome generalizzata di adattamento”, causata da uno stressor, porti ad un esito favorevole per l’individuo; lo sforzo che l’organismo mette in atto per fronteggiare le sollecitazioni a cui viene sottoposto possono portare ad un miglioramento o ad una crescita personale: per questo decise di definirlo “stress positivo”, dal greco εὐ- (eu- → bene, buono) e stress (→ tensione), creando un “sottogruppo” della più ampia categoria definita stress, con lo scopo di differenziarne l’ampia varietà di fattori e manifestazioni.

Se la “Sindrome Generalizzata di Adattamento” è una risposta aspecifica difensiva, messa in atto come replica a qualunque variazione dell’omeostasi, l’esito dell’impatto che uno stressor esercita sull’organismo non è necessariamente negativo. Infatti, se il processo di reazione alla perturbazione dell’equilibrio comporta risultanze e conseguenze positive, allora il fattore stressante diviene uno stimolo in grado di apportare un risultato vantaggioso o favorevole: in questo caso si parla, pertanto, di eustress; viceversa, se si supera la capacità di gestire gli effetti dell’evento stressante e l’esperienza viene vissuta come “negativa”, con compromissione della performance, allora si parla di dis-stress.

In pratica l’eustress non è determinato dal tipo di stressor che lo genera, ma piuttosto da come viene percepito, interpretato da chi lo subisce; la risposta positiva può dipendere dai propri sentimenti attuali, dalla desiderabilità, dal luogo in cui ci si trova, e dalla tempistica del fattore di stress. Entro certi limiti, lo stress è in grado di sollecitare l’organismo e promuovere una risposta adattiva all’ambiente e alle sue richieste: la sua presenza è fondamentale per la sana crescita dell’organismo rivelandosi un elemento costruttivo, sano per la personalità mentre, viceversa, la sua assenza (rust-out o ipostress) o il suo eccesso (burn-out o iperstress) possono diventare deleteri.

“La completa libertà dallo stress è la morte. Contrariamente a quanto si possa pensare, noi non dobbiamo e non possiamo evitare lo stress, ma possiamo andargli incontro in modo efficace traendone vantaggio, imparando di più dai suoi meccanismi, e adattando a esso la nostra filosofia dell’esistenza„. (Hans Selye)

modelli di interpretazione dello stress

Richard Lazarus propone un modello interpretativo che considera “sana” la risposta cognitiva positiva allo stress quando è in grado di offrire una sensazione di appagamento o altri sentimenti positivi assimilabili: rispondere ad uno stimolo con vitalità, speranza e vigore può essere un potenziale indicatore di crescita positiva, si potrebbe affermare che, secondo questa visione, l’eustress coincide con il controllo della situazione da parte dell’individuo.

Qualora, invece, non ci si senta più in grado di gestire la situazione o ci si senta oppressi dalle circostanze, allora si ingenerano ansie ed incertezze che trasformano la reazione in dis-stress: affinché si realizzi questa traslazione da “positivo” a “negativo” non sempre è necessario che si creino grandi perturbazioni, ma è sufficiente che lo stress permanga per un certo periodo, cioè che l’organismo vada incontro ad un fenomeno di cronicizzazione, creando un “esaurimento” delle risorse disponibili; ovviamente la presenza di concause favorenti o fattori predisponenti, così come la stamina individuale, possono influenzare l’esito finale della risposta alle sollecitazioni a cui siamo sottoposti.

L’eustress è stato anche correlato con avere una vita soddisfacente ed il benessere: uno stress fisiologico positivo deve essere considerato indispensabile per poter affrontare la vita, in quanto foriero di stimolazioni ambientali costruttive ed interessanti; genera in noi il desiderio di superare una sfida e raggiungere un obiettivo, essendo in grado di motivarci.

“Il blocco di granito che era un ostacolo sul cammino dei deboli agevola il cammino dei forti.„ (Thomas Carlyle)

È uno stimolo che focalizza la nostra energia verso obiettivi concreti, raggiungibili, spesso a breve termine, che possono generare outcome positivi valutabili e identificabili chiaramente; fa parte delle nostre capacità di coping ed ha un’azione corroborante a livello somato-emozionale: migliora le nostre prestazioni, le nostre performance e la nostra capacità vitale. Ovvero ..

“No pressure, no diamonds. (Thomas Carlyle)

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