omeostasi

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ultimo aggiornamento: 18 Maggio 2018 alle 10:59

Dal greco ομέο(omeo → simile) -στάσις (stásis → stabilità, fissità); l’attitudine propria degli organismi viventi, a mantenere in stato di equilibrio le proprie caratteristiche al variare delle condizioni esterne; il concetto è stato esteso, nell’ambito della cibernetica, a sistemi di qualunque natura che siano in grado di autoregolarsi (omeostati). Già nel secolo XIX, Claude Bernard, nel suo libro “Les phénomènes de la vie“, aveva evidenziato come una delle caratteristiche fondamentali degli esseri viventi fosse la capacità di mantenere, nel proprio “milieu intérieur” (ambiente interno), la costanza dei parametri che garantiscono la vita; queste osservazioni vennero sviluppate appieno dal fisiologo americano Walter Bradford Cannon, che nel suo libro “The wisdom of the body” del 1932, richiamandosi esplicitamente a Claude Bernard, descrisse i vari sistemi di controllo presenti negli organismi, definendo omeostasi la capacità di mantenere invariati i propri parametri vitali, reagendo alle variazioni dell’ecosistema che, con i propri mutamenti, tendono ad alterarli. Possiamo definire l’omeostasi come l’attitudine specifica degli esseri di cercare di conservare la stabilità di alcuni parametri, come, ad esempio, la temperatura corporea o il pH, in un range di valori prefissati, limitati e ben definiti, nonostante esistano fattori esterni o interni all’organismo che tendono a modificarne le caratteristiche. Attraverso i sistemi cibernetici che governano una rete di sistemi di controllo, l’insieme ordinato dei sottosistemi, che compongono l’organismo umano, intervengono simultaneamente regolando il flusso di energia e di metaboliti, in modo da conservare immutato, o quasi, l’ambiente interno. Pertanto possiamo affermare che l’omeostasi descrive la variabilità auto-controllata delle funzioni adattative, all’interno di un intervallo di valori predeterminato, mentre possiamo considerare le condizioni omeostatiche come gli elementi della continuità e le reazioni omeostatiche i mezzi per mantenere tale condizione di continuità; è una condizione fondamentale per la sopravvivenza. Il sistema omeostatico si basa su quattro principali componenti:

  • sistema afferente recettoriale, con il compito di percepire lo “stato dell’essere” e le informazioni estrinseche, cioè l’insieme delle percezioni propriocettive ed esterocettive che descrivono le e condizioni esterne e interne all’organismo;
  • centro di controllo (sistema nervoso centrale), che valuta se l’elemento perturbante altera l’equilibrio omeostatico e valuta come agire per far si che l’organismo mantenga i parametri di raffronto necessari per il mantenimento delle funzioni vitali, comparando i dati in ingresso con i criteri ottimali di riferimento;
  • sistema efferente (sistema neuro-mio-fasciale, sistema neuro-immuno-endocrino), che mette in atto le strategie per riportare l’organismo all’interno dei range fisiologici; 
  • la rivalutazione dello condizione attuale, rispetto allo “status quo ante” che ha indotto il cambiamento adattativo: nel caso in cui la reazione omeostatica non fosse stata sufficiente, il processo viene ripetuto fino al raggiungimento dell’equilibrio antecedente allo stress.

Il processo, nel suo complesso, può essere definito a feedback, cioè basato sulla retroazione o controreazione: quando si attuano processi finalizzati al mantenimento della stabilità, contrastando gli effetti di uno stressor destabilizzante, si parla di feedback negativo, cioè una controreazione volta a opporsi alla modifica indotta sul sistema dallo stimolo; viceversa si parla di feedback positivo quando l’organismo rinforza l’effetto mutageno dello stimolo, sia esso esogeno o endogeno. In realtà l’omeostasi viene condizionata dall’allostasi, cioè dalla capacità, tipicamente umana, di mantenere la stabilità dei sistemi fisiologici per mezzo del cambiamento attraverso l’adattamento del sistema rispetto alle domande poste dall’ambiente all’organismo; occorre tener presente, che, in un ottica cibernetica, in caso di comportamenti teleologici, inducono spesso dinamiche proattive, cioè finalizzate ad intervenire in anticipo per prevenire situazioni, con comportamenti evolutivi. All’opposto, il fallimento della condizione omeostatica, può essere equiparata al fallimento dello stress omeostatico o adattativo, comportando l’insorgere di una fase di esaurimento della “sindrome generale di adattamento“, aprendo la porta all’insorgenza di disfunzioni o malattie dovute all’incapacità dell’organismo di fronteggiare energeticamente gli stressor, siano essi endogeni o esogeni, somatici o psico-emozionali.

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