colica

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ultimo aggiornamento: 7 Luglio 2016 alle 12:14

Dal greco κωλικός (kolikós →colica), derivato da κόλον (kôlon→intestino). Già nell’antica Grecia esisteva l’espressione “νόσος κωλική” (affezione del colon). Termine utilizzato inizialmente per indicare gli accessi dolorosi, a carattere parossistico, poiché si riteneva avessero origine dal colon; successivamente il concetto fu esteso ed oggi è utilizzato per indicare i dolori insorgenti sia in sede addominale sia in altri distretti, caratterizzati dalla contrazione spastica e dolorosa della parete muscolare di un organo cavo, come l’intestino, lo stomaco, la cistifellea, il coledoco o il dotto pancreatico, la ghiandola parotide, l’utero, l’uretere o il rene.

La colica presenta, in genere, una localizzazione ben definita e manifestazioni che dipendono dall’organo interessato e della natura della lesione; spesso è accompagnata da sintomi generali, nervosi e circolatori, di diversa entità e perlopiù di origine riflessa. Causa scatenante la crisi dolorosa è frequentemente la presenza di un ostacolo alla progressione del contenuto degli organi, come nel caso di calcoli, processi infiammatori, coaguli ematici, frammenti di tessuto necrotico o neoplastico, parassiti. In alcuni casi possono insorgere coliche come conseguenza di irritazioni nervose (come in quelle del plesso celiaco) o discinesie. L’avvelenamento da piombo manifesta una tipica colica saturnina, caratteristica dell’intossicazione cronica.

Durante la colica, il paziente assume non di rado istintivamente un atteggiamento di difesa, tendente ad attenuare l’intensità del dolore: tipicamente nella colica addominale, l’atteggiamento antalgico è caratterizzato dalla massima flessione delle cosce sul bacino, così da comprimere l’addome e rilasciare i muscoli della parete. Quando la sintomatologia dolorosa addominale è intensissima, con ondate parossistiche di dolore insopportabile e straziante, come nell’occlusione intestinale acuta, si parla di “colica miserere”. Calcoli delle ghiandole parotide o delle ghiandole salivari possono provocare coliche che si manifestano con dolore, acuto, improvviso e trafittivo, per lo più in rapporto con i pasti o con la semplice masticazione; ha sede davanti all’orecchio (ghiandola parotide) o in corrispondenza del pavimento della bocca (ghiandola sottomascellare); talvolta può essere legata a una transitoria congestione della ghiandola interessata.

La colica gastrica segue in genere l’ingestione di sostanze irritanti o di cibi comunque alterati, come nelle tossinfezioni alimentari. Il dolore viscerale profondo, che si proietta anteriormente all’epigastrio, può irradiarsi a cintura verso l’ipocondrio sinistro fino a raggiungere la colonna vertebrale, oppure posteriormente, interessando le regioni lombari e scapolari; si accompagna a sintomi di shock, quali pallore e sudorazione fredda, e a vomito, la cui comparsa segna di solito la fine della crisi.

Nelle coliche intestinali, il dolore non ha sede fissa e si sposta seguendo l’onda di contrazione; può accompagnarsi a borborigmi, emissione di feci liquide muco-sanguinolente e di gas di odore fetido (coliche flatulente). Nella colica saturnina dell’intossicazione da piombo si ha invece contrattura spastica delle anse intestinali (coliche secche), e il polso è duro e teso, anziché piccolo, frequente e molle come nelle forme classiche di altra natura: caratterizzata da dolori addominali violenti, dalla contemporanea elevazione della pressione arteriosa e da un colore più scuro delle urine, dovuto a porfirinuria. La colica appendicolare può avere inizio con un dolore in sede periombelicale o epigastrica, in rapporto alla dislocazione dell’appendice, per localizzarsi poi alla fossa iliaca destra, ove la palpazione provoca la contrattura riflessa della parete addominale; i sintomi generali, tra cui la febbre ed il vomito, sono sempre presenti e a volte dominano il quadro, mentre segni di importanza diagnostica la chiusura del canale intestinale a feci e gas.

La colica pancreatica va differenziata dalla pancreatite acuta; la principale causa è la calcolosi dei Dotto di Wirsung o del Canale di Santorini, e le sue manifestazioni non sono dissimili da quelle della colica biliare, alla quale può oltretutto associarsi, come nel caso in cui un grosso calcolo occluda nello stesso tempo i dotti pancreatici e l’estremità del coledoco. Le coliche epatiche o epato-biliari, in gran parte dei casi dovute alla presenza di una calcolosi biliare, sono abbastanza tipiche per la notevole intensità del dolore, che dall’ipocondrio destro si irradia in alto, verso la spalla dello stesso lato, o posteriormente verso la base dell’emitorace corrispondente; i sintomi di shock sono molto frequenti, come pure la febbre, la nausea e il vomito, ittero, urine color marsala, feci acoliche. Talvolta possono essere l’espressione di discinesia delle vie biliari.

Altrettanto tipiche sono le coliche renali, per lo più dovute alla migrazione di un calcolo, e in cui il dolore si irradia, seguendo il tragitto dell’uretere, dalla regione lombare in basso e in avanti verso il testicolo o il grande labbro omolaterali; frequente è la presenza, accanto a quelli generali comuni anche alle altre forme, di sintomi urinari come l’anuria, la stranguria (cioè minzione dolorosa e difficoltosa), i bruciori minzionali, e a volte anche l’ematuria e la piuria (cioè presenza di leucociti nelle urine). Nella colica vescicale, generalmente da calcolosi o da sovradistensione (come per es. nella ritenzione acuta di urine dell’adenoma prostatico), il dolore si localizza di solito al piccolo bacino, ma può anche proiettarsi alle regioni inguinali e all’ipogastrio, assumendo pertanto i caratteri di una generica colica addominale. 

Il dolore spastico uterino si manifesta frequentemente in occasione delle mestruazioni, ma in certi casi può essere accessionale e parossistico, così da configurare una vera e propria colica; di tipo espulsivo, esso si localizza al piccolo bacino, con possibili irradiazioni alle regioni lombari. La colica tubarica, dovuta a spasmo della muscolatura della salpinge uterina, può essere uni- o bilaterale, e la sua differenziazione da quella uterina non sempre risulta agevole.

Abbastanza comune è infine, specialmente nel lattante e nel bambino piccolo, la colica d’aria, dovuta alla distensione dell’intestino a opera di gas; più rara è invece, nel neonato affetto da mucoviscidosi, la colica meconiale, che si presenta con il quadro di una ostruzione intestinale provocata dalla mancata emissione del meconio (la sostanza che si forma nell’intestino del feto), a causa della sua eccessiva densità e viscosità, conseguenza di un’insufficiente digestione triptica da parte degli enzimi proteolitici pancreatici.

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