colica

ultimo aggiornamento: 24 Maggio 2020 alle 21:54

definizione

Termine utilizzato inizialmente per indicare gli accessi dolorosi, a carattere parossistico, poiché si riteneva avessero origine dal colon: già nell’antica Grecia esisteva l’espressione “νόσος κωλική” (affezione del colon), infatti colite origina dal greco κωλικός (kolikós → colica), derivato da κόλον (kôlon→ intestino).

Successivamente, il concetto fu esteso dalle manifestazioni intestinali ed oggi è utilizzato per indicare i dolori insorgenti sia in sede addominale sia in altri distretti: il carattere comune è la presenza di contrazioni spastiche e dolorose della parete muscolare degli organi cavi, come l’intestino, lo stomaco, la cistifellea, il coledoco o il dotto pancreatico, la ghiandola parotide, l’utero, l’uretere o il rene.

caratteristiche specifiche

In genere, la colica presenta una localizzazione ben definita, con manifestazioni specifiche che dipendono dall’organo interessato e della natura della lesione; spesso, è accompagnata da sintomi generali, nervosi e circolatori, di diversa entità e perlopiù di origine riflessa.

Causa scatenante la crisi dolorosa è frequentemente la presenza di un ostacolo alla progressione del contenuto degli organi, come nel caso di calcoli, processi infiammatori, coaguli ematici, frammenti di tessuto necrotico o neoplastico, parassiti; in alcuni casi possono insorgere coliche come conseguenza di irritazioni nervose (come in quelle del plesso celiaco) o discinesie. Nell’avvelenamento da piombo, si manifesta una tipica colica saturnina, caratteristica dell’intossicazione cronica.

Non di rado, durante la colica, si assume istintivamente un atteggiamento di difesa, tendente ad attenuare l’intensità del dolore, una “postura antalgica”: tipicamente nella colica addominale, l’atteggiamento è caratterizzato dalla massima flessione delle cosce sul bacino, così da comprimere l’addome e rilasciare i muscoli della parete; quando la sintomatologia dolorosa addominale è intensissima, con ondate parossistiche di dolore insopportabile e straziante, come nell’occlusione intestinale acuta, si parla di “colica miserere”.

Calcoli delle ghiandole parotide o delle ghiandole salivari possono provocare coliche che si manifestano con dolore, acuto, improvviso e trafittivo, per lo più in rapporto con i pasti o con la semplice masticazione; ha sede davanti all’orecchio (ghiandola parotide) o in corrispondenza del pavimento della bocca (ghiandola sottomascellare); talvolta può essere legata a una transitoria congestione della ghiandola interessata.

La colica gastrica segue in genere l’ingestione di sostanze irritanti o di cibi comunque alterati, come nelle tossinfezioni alimentari: il dolore viscerale profondo, che si proietta anteriormente all’epigastrio, può irradiarsi a cintura verso l’ipocondrio sinistro fino a raggiungere la colonna vertebrale, oppure posteriormente, interessando le regioni lombari e scapolari; si accompagna a sintomi di shock, quali pallore e sudorazione fredda, e a vomito, la cui comparsa segna di solito la fine della crisi.

Nelle coliche intestinali, il dolore non ha sede fissa e si sposta seguendo l’onda di contrazione; può accompagnarsi a borborigmi, emissione di feci liquide muco-sanguinolente e di gas di odore fetido (coliche flatulente).

Nella colica saturnina dell’intossicazione da piombo si ha invece contrattura spastica delle anse intestinali (coliche secche), e il polso è duro e teso, anziché piccolo, frequente e molle come nelle forme classiche di altra natura: caratterizzata da dolori addominali violenti, dalla contemporanea elevazione della pressione arteriosa e da un colore più scuro delle urine, dovuto a porfirinuria.

La colica appendicolare può avere inizio con un dolore in sede periombelicale o epigastrica, in rapporto alla dislocazione dell’appendice, per localizzarsi poi alla fossa iliaca destra, ove la palpazione provoca la contrattura riflessa della parete addominale; i sintomi generali, tra cui la febbre ed il vomito, sono sempre presenti e a volte dominano il quadro, mentre segni di importanza diagnostica la chiusura del canale intestinale a feci e gas.

La colica pancreatica va differenziata dalla pancreatite acuta; la principale causa è la calcolosi dei dotto di Wirsung o del canale di Santorini, e le sue manifestazioni non sono dissimili da quelle della colica biliare, alla quale può oltretutto associarsi, come nel caso in cui un grosso calcolo occluda nello stesso tempo i dotti pancreatici e l’estremità del coledoco.

Le coliche epatiche o epato-biliari, in gran parte dei casi dovute alla presenza di una calcolosi biliare, sono abbastanza tipiche per la notevole intensità del dolore, che dall’ipocondrio destro si irradia in alto, verso la spalla dello stesso lato, o posteriormente verso la base dell’emotorace corrispondente; i sintomi di shock sono molto frequenti, come pure la febbre, la nausea e il vomito, ittero, urine color marsala, feci alcoliche. Talvolta possono essere l’espressione di discinesia delle vie biliari.

Altrettanto tipiche sono le coliche renali, per lo più dovute alla migrazione di un calcolo, e in cui il dolore si irradia, seguendo il tragitto dell’uretere, dalla regione lombare in basso e in avanti verso il testicolo o il grande labbro omolaterali; frequente è la presenza, accanto a quelli generali comuni anche alle altre forme, di sintomi urinari come l’anuria, la stranguria (cioè minzione dolorosa e difficoltosa), i bruciori minzionali, e a volte anche l’ematuria e la piuria (cioè presenza di leucociti nelle urine). Nella colica vescicale, generalmente da calcolosi o da sovradistensione (come per es. nella ritenzione acuta di urine dell’adenoma prostatico), il dolore si localizza di solito al piccolo bacino, ma può anche proiettarsi alle regioni inguinali e all’ipogastrio, assumendo pertanto i caratteri di una generica colica addominale.

Il dolore spastico uterino si manifesta frequentemente in occasione delle mestruazioni, ma in certi casi può essere accessionale e parossistico, così da configurare una vera e propria colica; di tipo espulsivo, esso si localizza al piccolo bacino, con possibili irradiazioni alle regioni lombari. La colica tubarica, dovuta a spasmo della muscolatura della salpinge uterina, può essere uni- o bilaterale, e la sua differenziazione da quella uterina non sempre risulta agevole.

coliche neonatali

Nel neonato, in particolare quelli affetti da mucoviscidosi, la colica meconiale, che si presenta con il quadro di una ostruzione intestinale provocata dalla mancata emissione del meconio (la sostanza che si forma nell’intestino del feto), a causa della sua eccessiva densità e viscosità, conseguenza di un’insufficiente digestione triptica da parte degli enzimi proteolitici pancreatici: anche se è un evento raro, può essere una situazione grave, da non sottovalutare.

Più frequentemente, nel neonato, nel lattante e negli infanti sono abbastanza comuni le coliche d’aria, dovute alla distensione dell’intestino a opera di gas che si formano per fenomeni fermentativi o putrefattivi: normalmente implicano pianti inconsolabili e prolungati per diverse ore, senza causa apparente; in genere si manifestando generalmente nel tardo pomeriggio.

I sintomi che la accompagnano includono il rigurgito del cibo, eccessi o difficoltà di eruttazione, vomito, e ovviamente dolori: in alcuni casi la presenza di stenosi pilorica, contraddistinto dal restringimento del piloro, cioè della parte terminale dello stomaco che funge da valvola, che permette facilmente il passaggio del cibo dallo stomaco all’intestino tenue, fino a causare, potenzialmente, un blocco intestinale.

che fare

Indipendentemente dall’organo colpito dalla manifestazione spastica e dalla zona in cui si palesano i dolori, l’insorgenza delle crisi parossistiche deve essere sempre considerata come espressione dello squilibrio del sistema corporeo e non solo dell’organo colpito: un’accurata anamnesi, un approfondito esame semeiotico ed una valutazione multidimensionale sono indispensabili per poter comprendere gli agenti causali alla base del problema; identificare e rimuovere la presenza di spine irritative o cofattori scatenanti è passo fondamentale per ridurre la comparsa dei sintomi.

L’utilizzo del test muscolare e della localizzazione terapeutica, utilizzati dalla Kinesiologia Transazionale® e dalla Kinesiopatia®, sono strumenti efficaci per discriminare i fattori scatenanti dagli elementi causali, per valutare le priorità di intervento o verificare quale dei lati del “triangolo della salute” debba essere preso in considerazione per riportare l’organismo in uno stato di equilibrio. Grazie al profilo nutrizionale, è possibile verificare la presenza di carenze alimentari o se siano necessari complementi nutritivi in grado di migliorare la digestione, riequilibrare il microbiota intestinale, ridurre la reattività muscolare, migliorare la gestione dello stress.

Anche il Cranio-Sacral Repatterning® offre molteplici possibilità di azione: per quello che riguarda le coliche gastro-intestinali, frequentemente le aree su cui intervento sono la base dl cranio e l’area del plesso solare; l’area sub-occipitale è l’area più suscettibile alla compressione e alle distorsioni, con interessamento del forame giugulare, un foro situato alla base de cranio tra l’occipite e le ossa temporali, attraverso il quale passa il nervo Vago (X nervo): questo nervo è responsabile del controllo del sistema digestivo. La sollecitazione della catena gangliare del sistema simpatico cervicale, essendo coinvolta nel controllo dell’irrorazione viscerale, può provocare un’iperstimolazione del ganglio celiaco, con il conseguente sviluppo di tensioni e spasmi nel sistema digestivo: la simultanea stimolazione del vago (sistema parasimpatico) e dei plessi del sistema nervoso simpatico crea problemi a tutto il sistema digestivo, dovuti principalmente alle loro funzioni contraddittorie che, causando conflitti funzionali, può provocare dolori epigastrici e spasmi che tendono a favorire molte delle manifestazioni di coliche.

Se le tensioni a livello dell’area diaframmatica, a livello del plesso solare e alla base del cranio non vengono prese in considerazione predispongono all’insorgenza di disfunzioni quali l’aerogastria, le ulcere duodenali o le ernie iatali: lo stress somatizzato a livello del diaframma causa restrizioni spastiche anche nelle strutture ad esso associate e in particolare nell’esofago, dato che questi attraversa il diaframma per congiungersi con lo stomaco.

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