aerogastria

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ultimo aggiornamento: 13 Agosto 2017 alle 22:26

Dal greco αερο (aero→aria) e γαστρός (gastrós →stomaco, ventre). Presenza di aria nello stomaco, che può determinarne la distensione: il fenomeno è un fatto fisiologico, quando contenuto, ma indica una manifestazione patologica quando i gas presenti diventano eccessivi; essenzialmente è un ristagno nel fondo gastrico di una quantità d’aria superiore alla norma e può essere transitorio o permanente. Quando la pressione all’interno della bolla gastrica diviene sproporzionata, si può manifestare un senso di oppressione nell’epigastrio, che può essere accompagnato da senso di pesantezza al precordio, leggero senso di soffocamento e, nei casi più gravi, palpitazioni talora accompagnate da tachicardia. L’aumento della bolla aerea gastrica può determinare un dolore retrosternale diffuso, difficilmente distinguibile dall’attacco anginoso (l’insorgenza di un profondo senso di oppressione toracica può essere erroneamente interpretato come un attacco cardiaco). Spesso l’insorgenza di eruttazioni riduce la pensione epigastrica, anche se l’emissione dei gas gastrici a livello esofageo può determinare fenomeni di pirosi. Generalmente è causata da deglutizione eccessiva di aria (aerofagia), ma può anche indicare un disturbo a un organo vicino o la presenza di fenomeni fermentativi gastrici. Talvolta può dipendere da una alterazione funzionale dello svuotamento dello stomaco o discinesia della muscolatura gastrica; la forma permanente dipende dalla mancanza di tono della muscolatura gastrica ed i sintomi più tipici possono dare luogo a disturbi di tipo dispeptico, sensazione di gonfiore e pienezza anche dopo l’introduzione di piccole quantità di cibo. Nella formazione di aerogastria può assumere un particolare rilievo la combinazione di più elementi, quali cattive abitudini alimentari, alterazione dell’ambiente digestivo gastrico, ipocinesi della muscolatura, rallentato transito e qualità del mix alimentare; la scarsa masticazione di sostanze amidacee impedisce una buona frammentazione del bolo alimentare che non viene correttamente insalivato, riducendo la capacità enzimatica e disinfettante della ptialina salivare. Quando si osserva la contemporanea presenza di amidi non sufficientemente masticati e grassi, lo stomaco, che nei confronti di queste sostanze ha un ruolo minimo, esclusivamente di digestione chimico-meccanica, non è in grado di attaccare i frammenti indigesti del bolo: la scarsa attività dei movimenti di rimescolamento, dovuta all’ipocinesia muscolare, associata all’ipocloridria o alla achilia gastrica, permette la formazione di “bolle fermentative” all’interno del cibo amidaceo indigesto. Il risultato di questo processo è, da un lato, un’ipersecrezione acida reattiva, dall’altro l’allungamento del tempo necessario alla digestione, che obbligatoriamente si dilata: i batteri esogeni provenienti dagli alimenti ingeriti possono, a questo punto, completare i processi fermentativi, con produzione di formazione di acido acetico, alcool etilico, anidride carbonica con conseguente iperacidità e gonfiori addominali. L’alterazione dell’ambiente acido favorisce e l’incremento dell’anidride carbonica presente, favorisce la proliferazione dell’Helicobacter Pylori, che da simbionte si può trasformare in patogeno, attivando fenomeni erosivi della parete, manifestazioni putrefattive della componente proteica e formazione di anidride carbonica e ammoniaca, con incremento dei disturbi gastrici e dell’aerogastria.

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