microbiota

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ultimo aggiornamento: 25 Aprile 2019 alle 17:34

Dal greco μικρός (mikrós → piccolo) e βιοτή (biotḗbiota), derivato da βίος (bios → vita, che vive) e -ώτης (-ṓtēs → suffisso derivativo di nomi e aggettivi etnici, relativo a popolazioni): la popolazione che abita un microambiente; nello specifico viene utilizzato spesso per indicare l’insieme dei microorganismi simbiontici che si trovano nel tubo digerente. In realtà dovrebbe essere considerato come un vero e proprio organo metabolico, che svolge funzioni che non siamo in grado di espletare autonomamente, quali l’assimilazione di componenti altrimenti indigeribili, presenti nella nostra dieta, o la produzione di vitamine.

Il termine flora intestinale, con cui comunemente veniva denominato l’insieme dei microorganismi che popolano il tratto gastro-intestinale, non è del tutto corretto in quanto si riferisce prevalentemente ai batteri, classificati in passato nel regno vegetale, mentre quando si parla di microbiota si intendono differenti specie, comprendenti anche miceti, archea e virus, che cooperano in un complesso ecosistema simbiotico, caratterizzato da mutualismo, apportando vantaggi ad ognuno degli organismi presenti: il microbiota dell’apparato digerente comprende fra le 500 e 1000 specie differenti di microorganismi; tra i batteri, la maggioranza è anaerobia.

Anche se tutte le superfici mucose dell’organismo sono colonizzate dai batteri, l’intestino è senza dubbio il sito preferito e oltre il 70% di tutti i batteri si trova nel colon, in particolare quelli appartenenti ai Bacteroides, Bifidobacterium, Streptococcus, Enterobacteriaceae; le specie Clostridium, Lactobacillus, Enterococcus, invece, vivono preferibilmente nello strato di muco o sulla superficie epiteliale, cioè quelle cellule che costituiscono il rivestimento interno ed esterno del corpo umano. Il batterio intestinale più conosciuto nell’Uomo è l’Escherichia Coli. Il microbiota si sviluppa nel corso dei primi giorni di vita e sopravvive, salvo in caso di malattie, fino alla morte, assumendo caratteristiche uniche per ogni individuo, anche se esiste un nucleo filogenetico del microbiota intestinale umano, caratterizzato da un piccolo numero di specie comune a tutti gli individui; il numero di geni totale del microbiota, detto microbioma, è stimato essere 150 volte il numero di geni del genoma umano. Il microbioma contiene informazioni in grado di modulare i meccanismi di difesa dell’organismo, aumentando la possibilità di resistere alla colonizzazione di potenziali agenti patogeni, inibendo l’azione degli xenobiotici, oppure stimolando le cellule che vanno a costituire le difese immunitarie.

Il microbiota intestinale contribuisce a modulare le manifestazioni a livello locale dell’immunità sistemica, influenzando lo sviluppo e la reattività del tessuto linfoide associato intestinale, chiamato comunemente con l’acronimo GALT. Esiste una forma di “immunità innata“, che comprende tutti i meccanismi di difesa non specifici nei confronti di patogeni come i virus, gli archea, i batteri o i miceti, costituita dalla barriera anatomica, formata da cute e mucose, e dalla barriera fisiologica, formata dal pH dei tessuti; l’immunità  acquisita, viceversa, permette di riconoscere ed eliminare in modo selettivo elementi estranei e microrganismi: la colonizzazione dell’intestino in età precoce permette lo sviluppo di IgA secretorie, normalmente presenti nelle secrezioni corporee come lacrime, muco, saliva, e IgM, anticorpi sintetizzati dai linfociti B e dalle plasmacellule, importanti per la difesa immunitaria e per lo sviluppo delle tolleranze alimentari. È sempre bene ricordare che immunità innata e immunità acquisita non operano in modo separato, bensì in modo sinergico, cooperano al riconoscimento di patogeni e alla corretta attivazione del sistema immunitario.

Un’altra importante funzione del microbiota è la disgregazione delle sostanze che il nostro sistema non è in grado di digerire, come le cartilagini e le molecole di cellulosa, oppure la sintesi di sostanze indispensabili, come la vitamina K o alcune vitamine del gruppo B. Tra i vantaggi nutrizionali si evidenzia in particolar modo come il microbiota sia in grado di favorire l’immagazzinamento energetico dai carboidrati introdotti con l’alimentazione oppure la produzione di acidi grassi a corta catena (SCFA o MCT [medium chain triglycerides]), una tipologia di acidi grassi che viene difficilmente prodotta da fonti alimentari, ma che si genera come conseguenza della fermentazione delle fibre ad opera dei batteri situati all’interno del colon.

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