colite

ultimo aggiornamento: 1 Maggio 2019 alle 3:03

Dal greco κόλον (kôlon → intestino) e ίτης (ítis → infiammazione): termine utilizzato per descrivere un processo infiammatorio che colpisce il colon, cioè il secondo tratto dell’intestino crasso; l’uso di questo vocabolo dovrebbe essere limitato alle affezioni specifiche del colon, anche se, spesso, è usato in maniera generica oppure per indicare condizioni nelle quali l’eziologia dell’infiammazione non è stata ancora determinata.

Si può manifestare in forma acuta o cronica e viene classificata in base alle caratteristiche del processo infiammatorio: catarrale, mucosa o muco-membranosa, termini usata per descrivere una forma caratterizzata da espulsione di grandi quantità di muco; purulenta; fibrinosa; ulcerosa, contraddistinta da estese ulcerazioni della mucosa con emissione di pus e sangue, spesso associata a febbre. La cosiddetta “colite spastica” più che essere inquadrata fra le coliti, dovrebbe essere vista come un quadro a sé stante costituendo la “sindrome dell’intestino irritabile”; anche le MICI, pur avendo caratteristiche comuni alle forme colitiche, dovrebbero essere viste come un gruppo a parte.

Qualora non si presenti come conseguenza di un quadro eziopatologico ben preciso, è causata, generalmente, da superinfezioni batteriche, derivanti da disbiosi, da alterazioni del contenuto intestinale, stipsi e costipazione cronica oppure intossicazioni alimentari; si può manifestare in forma acuta con coliche, diarrea e forti dolori addominali, talvolta attenuati dalla defecazione o alla variazione di consistenza delle feci; il processo infiammatorio può estendersi all’intestino nella sua interezza, causando enterocolite che si palesa con numerose scariche diarroiche, fluide, acquose o muco-ematiche, in genere associate alla sensazione di sete ardente e ipertermia.

Tra i sintomi intestinali associati ricordiamo l’alitosi, la sensazione di bruciore in bocca o in gola, il sapore sgradevole di amaro e la difficoltà nella deglutizione, gastralgia, nausea e vomito, tutti sintomi legati alla pressione esercitata dell’intestino contro lo stomaco; talvolta è presente senso di sazietà precoce e rilevante perdita di peso. Flatulenza, meteorismo, bloating, borborigmi intestinali, e dolori all’ano o al perineo sono piuttosto frequenti, coinvolgendo spesso l’area urinaria e ginecologica. Le forme croniche tendono a manifestarsi con sintomi più miti ma persistenti, e possono condurre a ipertrofia o ad atrofia della parete intestinale.

Un discorso a sé stante merita la cosiddetta “colite neurovegetativa”, una manifestazione spesso accompagnata da coliche addominali anche in assenza di fenomeni diarroici, spesso caratterizzata da stipsi: è difficile effettuare una differenziazione netta dalla “sindrome dell’intestino irritabile”, poiché spesso è coinvolto il sistema nervoso autonomo, attraverso alcuni meccanismi patogenetici come la cenestopatia, la somatizzazione enterica di una patologia ansiosa, come neuropatia viscerale o come coinvolgimento neuropsichico di malattie croniche del colon.

Nelle cenestopatie e nella colite ansiosa (colopatia), il dolore viscerale avvertito può assumere i caratteri clinici di una colite acuta, con crampi e diarrea, mentre le neuropatie viscerali sono solitamente contraddistinte da familiarità ed inquadrabili in sindromi complesse associate a polineuropatia. Nelle MICI, come la retto-colite ulcerosa o il morbo di Crohn è acclarata un’indubbia interazione fra stress e il riacutizzarsi delle manifestazioni patologiche, così come è verificabile la relazione, fortemente condizionante l’equilibrio psichico, fra gli effetti di patologie così invalidanti e la qualità della vita causata di chi ne viene colpito.

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