distonia dell’eruttazione

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ultimo aggiornamento: 12 Giugno 2018 alle 14:17

Il riflesso eruttativo è un riflesso fisiologico, dipendente dalla necessità di espellere i gas presenti a livello dell’esofago, dello stomaco o, raramente, dell’intestino tenue attraverso l’eruttazione: distonie di questo fenomeno naturale possono portare all’insorgenza della cosiddetta “burping reflex dysfunction syndrome” (D.B.R.S.), detta anche “dysfunction of the belching reflex” (belcing e burping, in inglese sono sinonimi di eruttazione), cioè a quella sindrome definita anche distonia del riflesso eruttivo. L’incapacità di ruttare, nonostante l’urgenza di doverlo fare, è un fenomeno non così frequente, ma spesso misconosciuto, che oltre a favorire l’insorgenza di bloating, distensione addominale o flatulenza e meteorismo, si può manifestare con un dolore retrosternale ingravescente, spesso debilitante, gorgoglii provenienti dal petto; l’eruttazione è una necessità del corpo per diminuire la pressione sotto-diaframmatica derivante dall’ingestione di aria, bevande carbonate o gas derivanti dai processi fermentativi o putrefattivi: il processo, attivato da riflessi vago-vagali, mediato, cioè, da fibre sensitive e risposte motorie veicolate dal nervo vago, non è un mero rilascio di una miscela gassosa, ma deve essere visto come una attività controllata dal sistema nervoso. Il L.E.S. non può essere considerato, a tutti gli effetti, un vero e proprio sfintere, in quanto resta parzialmente beante al passaggio parziale dei gas presenti a livello del fundus gastrico; questi, dilatando il lume dell’esofago, inducono risposte vagali che portano all’eruttazione, che si manifesta nel momento in cui lo U.E.S., viene rilassato attivamente, per permettere il passaggio repentino dei gas, messi in pressione dall’azione combinata del muscolo diaframma e del torchio addominale. Entrambi gli sfinteri esofagei, in realtà, vengono rilassati: quello inferiore, svolgendo un ruolo funzionale, dà inizio a movimenti peristaltici che hanno il compito di favorire la mobilizzazione dei gas in direzione rostrale, mentre quello superiore, costituito dal muscolo crico-faringeo, porzione  dal muscolo costrittore inferiore della faringe, si allenta per facilitare la ventilazione esofagea: questa struttura ad azione valvolare è posta subito sotto la cricoide, costituendo un anello muscolare in grado di chiudere l’esofago subito sotto alla gola. Nelle persone affette da distonia dell’eruttazione, tutti i riflessi sono attivi ad esclusione dell’inibizione dei due muscoli costrittori, che impediscono la fuoriuscita dei gas presenti nell’apparato gastro-intestinale, dimostrandosi, a tutti gli effetti, una forma di discinesia selettiva: infatti mentre lo U.E.S. rimane in uno stato di chiusura spastica durante la preparazione dell’eruttazione, lo stesso, si apre regolarmente per permettere di ingerire i liquidi ed il cibo ed anzi, come reazione alla dilatazione del corpo dell’esofago, talvolta, incrementa la deglutizione di aria; l’insorgenza di una forma di aerofagia secondaria alla distonia dei muscoli che agiscono da costrittori, si palesa vuoi come reazione ansiosa all’algia retrosternale ed al senso di compressione precordiale, vuoi come tentativo inconsapevole di aumentare la pressione endoluminale, nel tentativo di “sbloccare” la valvola esofagea. È interessante notare che spesso questa forma di distonia neuro-vegetativa si manifesta solo nella stazione eretta, in quanto, al risveglio o dopo una prolungata posizione supina, in genere, lo stomaco appare sgonfio, mentre durante il giorno l’accumulo di gas porta ad evidenti manifestazioni di bloating e distensione addominale della zona epigastrica: si può ritenere che il problema possa dipendere dalla disestesia dei recettori sensibili allo stiramento della parete esofagea, ad alterazioni presenti a livello dei processi interneurali deputati all’interpretazione dei segnali afferenti o ad alterazioni della cibernetica dei riflessi vago-vagale; la stessa percezione dolorosa potrebbe essere interpretata come forma di iperalgesia, anche se, in genere, l’assunzione di una posizione sdraiata riduce la presenza di bolle di gas a livello del fondo gastrico e la tensione della muscolatura esofagea. L’impossibilità ad evacuare la bolla di “aria” attraverso l’eruttazione comporta la regressione della miscela gassosa verso lo stomaco e, da questo nell’intestino, causando flatulenza e meteorismo o contribuendo allo sviluppo di aerogastria: quando ormai la maggioranza chimo si è riversato nel duodeno, i gas tendono a fluire nell’esofago in maniera esplosiva, venendo spinti in direzione della bocca in ondate sequenziali, anche grazie al contributo di movimenti antidromici della muscolatura esofagea; trovando la valvola muscolare cricoidea in stato di spasmo, ritornano verso lo stomaco, causando i rumori nel mediastino, il dolore retrosternale e la distensione addominale.La sintomatologia è comune con le manifestazioni dolorose postprandiali da distensione gastrica, che talvolta si manifestano quando si ha la sensazione di replezione gastrica accompagnata dalla incapacità di ruttare: occorre ricordare che l’alterazione dello sfintere esofageo superiore può essere considerata funzionale, in quanto l’attività valvolare anterograda della deglutizione viene mantenuta, mentre si manifesta una disfunzione retrograda che impedisce l’eruttazione o il rigurgito. La presenza di ansia o angoscia, agendo da spina irritativa è in grado di esacerbare la distonia sfinterica, soprattutto quando agiscono come un cofattore in grado di amplificare gli effetti delle tensioni dell’area sub-occipitale che, agendo direttamente sul ganglio nodoso del nervo vago, possono essere responsabili della iperiflessia sfinterica; la Kinesiologia Transazionale® mette a disposizioni tecniche mirate, come l’allentamento dello stress emotivo, l’utilizzo dei riflessi neuro-vascolari o il bilanciamento del diaframma cerebellare che facilitano il reset delle risposte neurologiche alterate. Anche l’atlas disengagement, una procedura del Cranio-Sacral Repatterning®, offre la possibilità di riequilibrare le tensioni presenti a livello della base del cranio, che influenzano l’attività vagale.

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