beanza

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Chi pensasse di utilizzare questa parola come forma un po’ snob, considerandola un francesismo, rimarrebbe sorpreso nello scoprire l’origine etimologica: la parola deriva dal latino batare che significa “spalancare la bocca”: il termine viene utilizzato per descrivere l’apertura di un organo cavo o di un vaso, oppure l’incontinenza di una valvola. Si parla, infatti, di cardias beante, riferendosi all’incontinenza dello sfintere esofageo inferiore, che può essere atonico; talvolta è presente una beanza pilorica (piloro beante) la cui possibile conseguenza è il reflusso biliare, disturbo sicuramente latore di disagi nell’adulto, ma particolarmente significativo nel neonato e nell’infante. Il termine non ha necessariamente un significato patologico: il lume tracheale, grazie alla presenza degli anelli cartilaginei, rimane beante mentre l’esofago ha un canale virtuale, che si apre solo al passaggio del bolo alimentare. In caso di dismorfismi della vagina, spesso conseguenti ad interventi chirurgici o ad episiotomia da parto, si osserva una beanza vulvare, che non permette il serraggio dell’introitus, associata frequentemente a distonie o discinesie del pavimento pelvico ed esposizione della porzione iniziale del canale vaginale: la dischiusura delle grandi labbra può facilitare l’insorgenza di fenomeni irritativi, candidosi, vulvodinia o la formazione di rumori dovuti alla risalita dell’aria all’interno della vulva. La maggioranza degli esempi disfunzionali citati può essere considerata una dissinergia o una distonia neuro-vegetativa: il Cranio-Sacral Repatterning®, attraverso tecniche di riequilibrazione e normalizzazione, è in grado di normalizzare la corretta funzionalità valvolare e il sinergismo sfinterico.

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