algia

ultimo aggiornamento: 2 Maggio 2020 alle 2:01

etimologia

Dal greco ἄλγος (álgos → dolore), il termine è utilizzato in medicina per indicare la presenza di dolore, indipendentemente dall’elemento causale o dalla localizzazione, sia essa regionale o viscerale.

classificazione del dolore

Tutte le stimolazioni algiche che si producono sulla pelle o negli organi interni vengono instradate assieme a quelle prodotte dai recettori propriocettivi: quando le informazioni arrivano alle strutture encefaliche, solamente se gli impulsi nervosi eccitatori si rivelano essere stimoli sopraliminali (sopra la soglia minima), vengono interpretare come algiche.

Il dolore viene classificato in:
⇒ dolore somatico, superficiale, generalmente ben identificabile spazialmente: è provocato da qualsiasi stimolo di intensità adeguata, indipendentemente dal fatto che la causa sia di origine meccanica, tattile, termica o derivi da causticazione oppure irritazione chimica;
⇒ dolore viscerale, profondo, solitamente poco localizzato o diffuso, usualmente descritto come vago, sgradevole, nauseante, spesso associato a sudorazione e a variazioni della pressione arteriosa: l’indeterminatezza nell’identificare con precisione la sede del dolore profondo dipende dalla minor densità recettoriale viscerale, rispetto alla concentrazioni di terminazioni nervose presenti nel derma sottocutaneo o a livello muscolo-tendineo. Anche se tali recettori sono molto sensibili alle stimolazioni quali la distensione che, qualora sia anomala rispetto al transito fisiologico, può essere la causa di dolori di particolare intensità, come nel caso delle coliche.

L’irritazione o la lesione delle fibre sensitive, indipendentemente dal fatto che la causa sia tossica, infettiva o traumatica, scatena dolori che possono essere l’espressione di un interessamento di nervi periferici (nevralgia), dei plessi nervosi (plexalgia), delle radici nervose (radicolite), o delle strutture centrali (parenchima midollare, talamo, corteccia).

considerazioni sul dolore

Il dolore acuto può essere considerato un mezzo attraverso cui il sistema nervoso ci informa di un pericolo o di un danno potenziale, anche se quando permane a lungo, può indurre disturbi somato-emozionali: il perdurare di iperalgesia può modificare i comportamenti sociali o la qualità del sonno, portando all’insorgenza di quadri di  allodinia o algodistrofia.

Per quanto la rimozione del dolore, senza un’adeguata ricerca delle cause scatenanti, debba essere considerata un’attitudine sbagliata l’algesia deve essere comunque affrontata, per ridurre lo stress algogeno: “coprire” o anestetizzare il dolore può nascondere il peggioramento del quadro disfunzionale o patologico, in quanto il benessere spesso è solamente illusorio e potenzialmente pericoloso.

L’utilizzo di tecniche della Kinesiologia Transazionale® ad azione normalizzante, quali il ciclo-neuro vascolare consente di ridurre l’alterata risposta del sistema nervoso autonomo: utilizzando i punti riflessi identificati dal Dott. Terrance J. Bennett l’operatore è in grado di favorire la sincronizzazione del microcircolo cerebrale,  riducendo l’effetto negativo del dis-stress che deve essere considerato una spina irritativa in grado di aumentare la sensazione dolorosa.

Parimenti efficace è il reset tempo-vascolare, la “normalizzazione del ritmo cranio-sacrale” o l’utilizzo degli still point, abilità che  il Cranio-Sacral Repatterning® mette a disposizione del professionista del ben-essere, per poter intervenire sia sulla manifestazione dolorosa, abbassando il livello di stress organico e l’iperreattività neurologica, sia sugli agenti causali o i fattori scatenanti, migliorando la risposta organica al dolore.

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