fissazione spinale

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ultimo aggiornamento: 20 Luglio 2018 alle 17:06

Tipologia di fissazione articolare localizzata a livello assile, che coinvolge il rachide bloccando il movimento reciproco fra due o più vertebre: la conseguenza di questa “stabilizzazione funzionale” della colonna vertebrale è la riduzione della flessibilità ed estensibilità della stessa, con limitazioni al R.O.M. fisiologico. Anche se in passato molti chiropratici usavano indifferentemente il termine sublussazione e fissazione, esiste una differenza sostanziale fra queste due alterazioni funzionali dei rapporti fra le vertebre: mentre la prima coinvolge il rapporto di una vertebra con le strutture vicine, modificandone l’allineamento, la seconda interessa sempre almeno due vertebre contigue (più frequentemente tre), senza che necessariamente ci siano alterazioni dei rapporti spaziali fra esse; in entrambi i casi si verifica una decadimento dell’integrità cinetica con deterioramento della funzione fisiologica, anche nel caso in cui il contatto tra le superfici articolari possa rimanere invariato. La sublussazione, rappresentando una dislocazione che interessa i capi di una articolazione, alterandone i rapporti spaziali, è evidenziabile per mezzo di esami radiografici; le diastasi che si verificano a livello del rachide, per quanto limitate, possono essere rilevate da radiografie, TAC o RNM, che evidenzieranno uno scostamento della vertebra, dell’occipite o delle pelvi rispetto a quella che dovrebbe essere la posizione ottimale per ripartire in modo efficace i carichi posturali o determinati dal movimento, con la conseguente menomazione della capienza nei confronti degli stressor che agiscono sul sistema assile, alterandone la capacità tensegretiva e la resilienza specifica. La lassità giunzionale che ne deriva, induce la creazione di “movimenti aberranti” della struttura coinvolta, dipendente anche dalle caratteristiche articolari, dovuti all’iperstimolazione della muscolatura intrinseca, dei muscoli che si inseriscono su quel particolare tratto della colonna vertebrale o della muscolatura che subisce fenomeni di facilitazione segmentale, come conseguenza della stimolazione neurologica, causata dal complesso lussato; la risposta adattativa del corpo all’instabilità è la stabilizzazione, cioè la fissazione, della vertebra “incoerente” e “precaria” attraverso strutture che fungono da ancoraggio: il coinvolgimento di più vertebre dipende dall’azione dei muscoli intrinseci della colonna, cioè i muscoli trasverso-spinali, che comprende muscoli di dimensioni ridotte disposti tra il processo trasverso ed il processo spinoso delle vertebre, innervati dai rami dorsali dei nervi spinali delle regioni corrispondenti. In particolare, i muscoli rotatori controllano la rotazione della colonna vertebrale e cooperano alla lateroflessione ed all’estensione della colonna vertebrale, intervenendo nel controllo della postura, grazie alla loro azione stabilizzatrice sulla colonna vertebrale durante i movimenti del corpo: data l’azione cibernetica di questi muscoli, il blocco (fissazione) di segmenti spinali su cui si inseriscono ha effetti amplificati sulla dinamica della catene cinematiche e sulla tensegrità corporea; la presenza di fissazioni vertebrali, cioè di segmenti stabilizzati, non è evidenziabile radiologicamente, essendo non solo una risposta neuro-mio-fasciale e non un’alterazione strutturale, ma essendo potenzialmente incostante e mutevole, potendo essere mascherata da altre dinamiche adattative o ulteriori blocchi sovrapposti. Il meccanismo eziologico alla base della sintomatologia connessa alle fissazioni vertebrali, è la mancanza di movimento relativo fra le vertebre contigue, con l’insorgenza di ipocinesia del rachide, discinesie, distonie o dissinergie: la presenza di stiffness spinale genera ripercussioni sull’espressione del meccanismo respiratorio primario ed induce, in genere, una debolezza al test muscolare bilaterale di muscoli specificamente associati al tratto fissato, dipendente dall’alterata stimolazione dei propriocettori presenti nei legamenti spinali. Possono essere considerate forme di fissazione spinale anche l’occipital jamming e le fissazioni cervico-occipitali o le fissazioni occipito-cervicali, che in genere coinvolgono la porzione inferiore dell’osso occipitale, dell’atlante e dell’epistrofeo (fissazione vertebre C0-C1-C2), che coinvolgono i muscoli sub-occipitali, definiti, per la loro azione flesso-estensoria, “rockers“; anche le fissazioni sacrali e le fissazioni sacro-iliache, che coinvolgono la relazione fra l’osso sacro, la Va vertebra lombare o l’innominato, a livello delle articolazioni sacro-iliache, unilateralmente o bilateralmente, determinando alterazioni della catena cinematica chiusa che costituisce il bacino che possono indurre la formazioni di distorsioni pelviche anteriori o posteriori. L’effetto di questa catena di alterazioni induce l’insorgenza di sintomi difformi ed eterogenei, che possono coinvolgere qualunque distretto muscolare o scatenare distonie neuro-vegetative, provocando disturbi che possono spaziare dall’emicrania e dalla cefalea alla lombosciatalgia, dalle parestesie degli arti ai disturbi gastro-intestinali o alle manifestazioni somato-emozionali. La Kinesiologia Transazionale® dispone di tecniche specifiche, basate sul test muscolare, per identificare e correggere la presenza delle fissazioni spinali, a qualunque livello si manifestino, integrando; anche il Cranio-Sacral Repatterning® permette all’operatore di intervenire sugli squilibri del sistema neuro-mio-fasciale a livello spinale.

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