articolazione

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ultimo aggiornamento: 7 Giugno 2018 alle 14:54

Il termine latino articulatiō [in greco ἅρϑεον (ártheon)], deriva da articulāre (→ articolare, ovvero suddividere, ripartire, distribuire ma anche congiungere, connettere, unire): un’articolazione è un complesso di strutture che mantiene in reciproca contiguità due o più capi ossei contigui; una giuntura, con diverso grado di libertà fra strutture, che mantiene un collegamento mobile fra differenti porzioni di un sistema interconnesso. Articolare origina da articŭlus (articolo → particella che serve da giuntura fra le varie componenti), diminutivo di artus (arto), il mezzo attraverso cui si mette in relazione: la radice etimologica ci fa comprendere due caratteristiche fondamentali di una articolazione: la “possibilità di spostamento” reciproco fra parti e la “connessione” fra le stesse; può essere considerato un elemento che esprime un’azione di congiunzione e di disgiunzione, contemporaneamente. Rappresentando gli snodi di connessione, cioè i giunti posti fra i segmenti di una catena cinematica, costituisce il cardine del movimento stesso, permettendo l’espressione di gesti complessi. Poiché l’organismo ha la necessità di modificare la propria posizione nello spazio e di riuscire a spostarsi da un punto all’altro, deve avere la possibilità di compiere azioni complesse e diversificate per intensità e direzione; la struttura di sostegno, pertanto, è composta da unità interconnesse tramite snodi, che consentano spostamenti vincolati: le articolazioni sono il mezzo che permette alle porzioni dello scheletro di interconnettersi fra loro, garantendo gli spostamenti reciproci; allo stesso tempo, rappresentano un vincolo, poiché la forma dell’articolazione stessa condiziona l’espressione delle forze che generano l’azione muscolare, sviluppando una reazione resistiva. La possibilità di moto assicurata dalle articolazioni varia a seconda dei distretti corporei, della forma e delle caratteristiche strutturali delle articolazioni stesse: la presenza di tessuto cartilagineo-legamentoso o l’esistenza di liquidi endoarticolari condizionano l’espressione del movimento, incrementando la resistenza fino all’estremo, come avviene nell’ossificazione dell’articolazione stessa oppure, all’opposto, garantendo un sistema di auto-lubrificazione in grado di rendere l’espressione motoria più ampia e fluida. Alcune articolazioni, dette sinartrosisono dispositivi giunzionali, la cui funzione è garantire stabilità e connessione, essendo destinati a saldare fra loro in modo semi-rigido differenti segmenti ossei, o a concedere ad essi una limitatissima mobilità, svolgono perciò la funzione di strutture di sostegno e protezione; altre, le anfiartrosi, godono di una certa flessibilità elastica. Svariate articolazioni sono finalizzate, prevalentemente, a garantire l’attuazione del gesto: le diartrosi sono fisicamente disgiunte e la connessione ossea viene mantenuta da complessi legamentosi, avvolgenti a manicotto le estremità articolari; esistono anche “articolazioni funzionali”, cioè aree di contatto o di congiunzione che, pur non essendo costituite da capi articolari connessi meccanicamente, permettono un movimento “vincolato”, con superfici dedicate a favorire lo scivolamento delle strutture coinvolte. Le faccette articolari ossee hanno forme eterogenee e possono essere dotate di piani articolari che combaciano tra loro (articolazioni congruenti concordanti) o disarmoniche (articolazioni incongruenti discordanti): per garantire una maggiore omogeneità delle aree di contatto, le diartrosi e le sinfisi sono rivestite da un sottile strato di cartilagine ialina, detta cartilagine articolare. I mezzi di unione, da un punto di vista morfo-funzionale sono la capsula articolare, un manicotto fibroso che con i suoi margini s’inserisce sull’osso, a distanze varie dal contorno delle superficie articolari; i legamentinastri fibrosi che fungono da fasci di rinforzo e stabilizzazione dell’articolazione; in alcune articolazioni sono presenti anelli fibrocartilagine (labbri articolari), fissati sul cercine della cavità articolare, per aumentarne l’ampiezza (labrum glenoidale e cercine cotiloideo); in altre possono esistere strutture quali il disco articolare (una lamina fibro-cartilaginea, che interponendosi fra le facce articolari dividono la cavità) o il menisco articolare (fibrocartilagine a forma di semiluna o a di anello, interposta tra i piani articolari), che si uniscono perifericamente alla capsula articolare.

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