tensegrità

ultimo aggiornamento: 12 Luglio 2018 alle 14:31

Il termine, coniato negli anni ’60 da Buckminster Fuller come portmanteau (sincrasi nata da fusione linguistica) di “integrità strutturale” e “tensione” (in inglese “tension” e “structural integrity“), descrive sistemi autoportanti in grado di ripartire, attraverso una rete di segmenti in relazione reciproca, forze di compressione ed elementi continui, sottoposti a sforzi di tensione: una struttura costituita da elementi discreti e distinti, assoggettati a forze di compressione, e da elementi continui sottoposti a sforzi di tensione; strutture che si autosostengono per effetto di uno stato di tensione presente nel sistema. In pratica il concetto di tensegrità esprime la capacità di un sistema di stabilizzarsi dinamicamente attraverso l’azione bilanciata di vettori tensivi (trazioni) e compressivi (compressioni), che si ripartiscono e si equilibrano fra loro, all’interno di un sistema vettoriale chiuso; per questo viene definita anche “floating compression“, termine utilizzato da Kenneth Snelson, scultore americano, che ha utilizzato i principi di “tensione integrata“, per realizzare le proprie opere. Una struttura tensegretiva è caratterizzata da livelli di resistenza significativamente superiori alla somma delle resistenze dei singoli componenti e viene contraddistinta da una elevata leggerezza, richiedendo strutture meno pesanti rispetto a strutture rigide o compressive; è contrassegnata da elevata flessibilità, assomigliando funzionalmente ad un sistema pneumatico, possedendo, pertanto, una grande capacità di adattamento ai cambiamenti di forma in equilibrio dinamico. Infatti una struttura tensegretiva è in grado di assorbire, attraverso la ripartizione dei carichi dinamici tipica dei sistemi a tensione reciproca, i vettori che possono indurre deformazioni a livello locale o sistemico: questa peculiarità può essere definita come l’interconnessione meccanica e funzionale di tutti gli elementi costitutivi del sistema, in grado di creare un network informazionale. Se si applica il concetto di tensegrità al corpo, possiamo notare come l’organismo umano sia caratterizzato da una struttura tensegretiva, ovvero da una tensostruttura dove gli assi rigidi sono costituiti dalle ossa e le strutture flessibili dal sistema mio-fasciale: ossa, muscoli, fascia connettivale, legamenti e tendini sono mantenuti in un continuum di “compressioni flottanti” che conferiscono all’insieme mio-fasciale sia la necessaria rigidezza strutturale, sia l’indispensabile elasticità funzionale. Infatti, l’azione dei singoli muscoli viene tradotta in un’azione unisona e sincrona di compressioni e tensioni in equilibrio dinamico, mentre le strutture ossee costituiscono gli elementi di resilienza: la combinazione degli elementi dinamici e resistivi si concretizza in un sistema muscolo-scheletrico sinergico, altamente adattativo, dotato di capacità allostatiche e capienza; mentre i tessuti connettivali e muscolari garantiscono una continua tensione, grazie alla trazione, le ossa, pur essendo di per se sistemi tensegretivi, rappresentano la componente sottoposta a compressioni discontinue. L’interazione fra tensione e compressione minimizza il fabbisogno in substrati, incrementa la resilienza strutturale e costituisce l’utilizzo ottimale dello spazio.