fissazione

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ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2018 alle 23:03

Sostantivazione del verbo fissare (rendere fisso o stabile; ancorare, assicurare, attaccare, bloccare, fermare), derivato dal latino fīxus, participio passato di figĕre (→ figgere): indica il processo con cui viene stabilizzato, temporaneamente o permanente, qualcosa che normalmente dovrebbe o potrebbe essere mobile. Il termine può essere utilizzato in vari ambiti: si parla di fissazioni articolari, ed in particolare di fissazioni spinali o fissazioni limbiche, quando una o più articolazioni vengono stabilizzate, in genere per l’azione dell’azione muscolare, coadiuvata da componenti fasciali, come risposta difensiva o antalgica nei confronti di stressor reiterati o noxæ, che possono destabilizzare la capacità del corpo di rispondere in modo adeguato alle alterazioni posturali o ad i traumi. In un certo senso, al diminuire della capienza e dell’attitudine ad inertizzare i fattori destabilizzanti, si riduce l’abilità del corpo a mantenere la centralità corporea e un habitus armonico: le fissazioni portano alla rigidità ad alla stiffness, come risposta alla perdita dell’equilibrio, indipendentemente dal fatto che la risposta adattativa si applichi alla struttura corporea o all’attitudine comportamentale, evidenziando una forma di sincronicità somato-emozionale. Infatti il termine fissazione si applica anche nell’ambito emozionale, volendo descrive la presenza di comportamenti reiterativi o pensieri fissi, per lo più morbosi, che nascono come risposta emozionale a paure ed ansie, comportamenti condizionati da fobie od ossessioni, potendo divenire nevrosi: si parla, pertanto, di fissazioni comportamentali.

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