steatopigia

Dal greco στέαρ (stéar → grasso, sego ) e πυγή (pyge → natica, deretano): carattere somatico, legato al sesso femminile, consistente in ipertrofia o iperplasia delle masse adipose delle cosce e dei glutei, che si estende lateralmente verso la regione trocanterica, lasciando libera quella sacrale, presente con maggiore frequenza nelle popolazioni camitiche o meticce; in genere associata all’adiposità distrettuale si ritrova una spiccata iperlordosi lombare, che può essere considerato un elemento caratteristico. Originariamente l’espressione stava soltanto a indicare la corrispondente conformazione del corpo delle donne boscimane e ottentotte nell’Africa meridionale, ma col tempo, l’espressione è stata utilizzata per descrivere gli accumuli adiposi della regione glutea, indipendentemente dalla componente razziale, riferendosi a quello che spesso viene definita “culotte de cheval“. La caratteristica, infatti, è comune anche a donne di origine indoeuropea fin dall’antichità, come testimoniano i ritrovamenti di statuette muliebri femminili preistoriche che presentano ammassi adiposi regionali, come ad esempio la “Venere di Savignano“, la “Venere di Willendorf” o altre “veneri steatopigie“.

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