entesi

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ultimo aggiornamento: 18 Giugno 2018 alle 15:36

Dal greco ἔνϑεσις (énthesis → mettendo in, inserimento), derivato da ἐν (en → in, dentro) e τίϑημι (títhimi → porre): come esplicitato dall’etimologia greca, entesi significa “punto di unione” e rappresenta la giunzione osteo-tendinea, cioè una zona di graduale trasformazione di un tessuto connettivale fibroso in un tessuto osseo (scheletrico), entrambi di origine mesenchimale. La progressiva trasformazione, senza soluzione di continuità, di un tendine o legamento in tessuto osseo, attraverso una graduale modifica delle peculiarità istologiche del tessuto collagene che subisce una crescente mineralizzazione e integrazione nel tessuto osseo, subendo un vera e propria sinostosizzazione. Si distinguono, in base alla natura dei tessuti presenti a livello inserzionale, entesi osteotendinee (o fibrose) ed entesi fibrocartilaginee: le prime, fibrose, sono caratterizzate dalla presenza dei fasci delle fibre proprie dei legamenti articolari (intrinseci ed estrinseci), delle strutture mio-tendinee, delle capsule fibrose articolari, degli anelli fibrosi dei dischi intervertebrali, delle aponeurosi, dei retinacoli e delle fasce muscolari ed interossee che si attaccano a livello osseo, siano esse scheletriche o sesamoidi; le inserzioni fibro-cartilaginee endoarticolari di forma pseudo-legamentaria (come, ad esempio, il legamento triangolare del polso), oppure di forma discale o meniscale, sono collegate allo scheletro osseo da entesi osteo-fibro-cartilaginee. Le entesi non devono essere considerate come delle semplici aree di “aggancio” dei muscoli e di fasci fibrosi allo scheletro rigido o la metamorfosi delle strutture connettivali in tessuto osseo, ma rappresentano, invece, degli organi ad elevata sensibilità funzionale, capaci di ricevere e trasmettere informazioni propriocettive fondamentali nella regolazione cibernetica e nel coordinamento degli atteggiamenti posturali, dell’habitus, e della motricità corporea. Sono “segnalatori di allarme”, fungendo spesso da “fine corsa”, a protezione della integrità delle articolazioni, dei tendini, dei legamenti o delle capsule fibrose, in grado di avvisare il sistema nervoso centrale, se il movimento supera il range fisiologico (R.O.M.) o se le forze applicate sul segmento osseo divengono eccessive: quando si verificano tali evenienze, vengono attivati meccanismi neurogeni misti, riflessi e volontari, in grado di determinare risposte muscolari che inibiscono, per tempi più o meno prolungati, l’attività dei gruppi muscolari coinvolti nel superamento degli ambiti fisiologici di forza o direzione; devono essere parte integrante dei sistemi cinematici, in quanto modulano l’espressione della componente dinamica che agisce attraverso gli snodi di interconnessione delle catene motorie. Queste aree sono particolarmente ricche di meccanocettori e di nocicettori: le entesi sono strutture atte a resistere a potenti forze tensive, ove si può osservare un modello neuro-mio-fasciale, idoneo ad opporsi alle trazioni e, contemporaneamente, a consentire una graduale transizione dalla struttura fibro-tendinea od osteo-tendinea in quella dell’osso scheletrico; la trasformazione avviene attraverso una transmutazione dei tessuti di origine mesodermica, degradanti l’uno nell’altro, con zone di confine irregolari e compenetrate tra loro, in uno spazio piuttosto limitato tale da non consentire una reale suddivisione in zone istologiche ben differenziate. Nelle aree enteseali l’osso scheletrico si sviluppa da speciali nuclei di ossificazione propri delle epifisi e non è coperto da periostio, possedendo una architettura trabecolare specifica, leggermente diversa dalle rimanenti parti dell’osso, in quanto non deve adattarsi esclusivamente a carichi gravitari e allo schiacciamento, ma anche alle sollecitazioni tensive. Il sistema delle entesi interviene attivamente nella creazione di meccanismi di isteresi elastica, integrandosi nella catena cinematica muscolare (unità motorietendinientesiosso) che, grazie al contributo delle differenti componenti e delle loro caratteristiche proprie, è in grado di offrire adattabilità al sistema, rendendo il movimento armonico e progressivo, esprimendo resilienza alla trazione e tensegrità alla compressione, riducendo, in questo modo, eventuali danni articolari. La presenza di possibili disestesie, disergie, dissinergie, distonie o discinesie può rivelarsi un problema molto serio, per la gestione del movimento e per l’articolabilità e articolarità, potendo originare traumi o distorsioni tali da creare entesiti o entesopatie; l’alterata espressione dei vettori di moto e la scarsa o mancata coordinazione crea una dissonanza dei vettori applicati all’inserzione muscolare o legamentosa, con conseguenti micro-avulsioni inserzionali e distrazioni tendinee o lacerazioni delle fibre connettivali, sia che tali dissonanze neuro-muscolari siano dovute all’incorretta percezione da parte dei recettori, sia che dipendano da squilibri della elaborazione neurale o della trasmissione degli impulsi motori, sia che vengano provocate dall’incapacità di sincronizzare i gesti. La Kinesiologia Transazionale®, attraverso l’utilizzo del test muscolare e di tecniche specifiche è in grado di influire sulla integrità funzionale del sistema motorio, migliorando la paratassi e l’armonia specifica dell’agire: la riprogrammazione neuro-mio-fasciale, mira a ripristinare l’accuratezza gestionale esercitata dal sistema nervoso ed a facilitare il reintegro operazionale dell’attività muscolare, anche grazie agli esercizi di Oltrelostress Coaching, finalizzati, attraverso l’utilizzo di contrazioni pilometriche, a recuperare l’indispensabile centralità corporea, la corretta valutazione della spazialità e il necessario centraggio eterico individuale.

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