entesopatia

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ultimo aggiornamento: 18 Agosto 2017 alle 21:41

Dal greco ἔνϑεσις (énthesis → punto di unione) e –πάϑεια (pátheia → sofferenza): processo degenerativo, di origine traumatico-flogistica, dell’area inserzionale, ovvero della giunzione osteo-tendinea (entesi). Il processo infiammatorio delle zone di inserzione, a livello osseo, dei tendini o dei legamenti, detto entesite, qualora vada incontro a fenomeni di cronicizzazione, porta invariabilmente a modifiche morfologico-funzionali dei tessuti mesenchimali presenti nell’entesi. La metaplasia del complesso enteseale può verificarsi anche come conseguenza di sollecitazioni meccanico-traumatiche prolungate o di meccanismi biochimici, spesso di origine autoimmune o endo-metabolica (gotta, iperuricemia, diabete). Nell’ambito dei processi di trasformazione cellulare delle aree articolari, si osservano processi di entesofitosi, con la deposizione di micro-calcificazioni nei tessuti tendinei e legamentosi. Nonostante i processi infiammatori articolari siano spesso associati alla perdita di materiale osseo, come conseguenza diretta dell’azione del processo flogistico, nelle entesopatie si assiste a fenomeni di osteoneogenesi: gli studi attuali avanzano l’ipotesi che esista uno “scollamento temporale” fra il processo infiammatorio e la formazione di fenomeni di calcificazione dei tessuti fibrosi e/o lo sviluppo di nuove formazioni ossee, che normalmente assumono la forma di speroni. In pratica, spesso entesiti misconosciute o trascurate sono la causa del processo disfunzionale e metaplastico dell’entesopatia, che si manifesta, in genere, tardivamente rispetto agli eventi eziopatogenetici. La localizzazione tipica delle entesopatie più frequenti, è caratteristica, suggerendo che anche la morfologia e la funzione dei muscoli coinvolti, hanno un ruolo non secondario nell’eziopatogenesi. Tipicamente le manifestazioni entesopatiche prendono nome dai legamenti o dai tendini coinvolti:

Ovviamente possono manifestarsi diversi sintomi, dipendenti dalla gravità del quadro patologico: elementi costanti sono il dolore generalizzato delle zone colpite, la limitazione funzionale, l’edema peri-articolare, la riduzione della mobilità degli arti: la presenza di impingement articolare è un evento frequente, mentre nei casi in cui si verificaino gravi calcificazioni dell’entesi, è possibile osservare la rottura sotto carico del tendine interessato dall’entesopatia calcifica. Anche se spesso l’aspetto neurologico viene ampiamente sottovalutato, il processo entesiopatico porta a disfunzioni della propriocettività e della cenestesia nell’area interessata, oltre a severe alterazioni della motricità e nella postura. Il processo infiammatorio a livello inserzionale, snatura la risposta neuro-mio-fasciale, con conseguente attivazione della “reattività neuro-muscolare“, alterazione delle risposte neuro-muscolari (a livello dell’arco diastaltico spinale) e iperstimolazione dei nocicettori: l’attivazione delle vie algiche, oltre a favorire contrazioni e spasmi della muscolatura che agisce sui segmenti ossei ed articolari coinvolti, facilita l’insorgenza di possibili manifestazioni di iperalgesia o allodinia. Parimenti, l’alterazione degli schemi motori, conseguente all’atteggiamento antalgico, causa la comparsa di iporeattività e iporiflessia, alterazione della sensibilità, con compromissione, da parte del sistema nervoso centrale, della corretta capacità di valutazione della tensione (mediata dall’organo tendineo del Golgi) e dell’accorciamento/allungamento muscolare (fuso neuro-muscolare), potendo portare a “reazioni muscolari congelate” (frozen muscle). Attraverso le tecniche di riprogrammazione neuro-mio-fasciale utilizzate dalla Kinesiopatia® Osteopatica e dell’Oltrelostress Coaching® è possibile ripristinare la corretta percezione sensoriale: le tecniche di stretching utilizzate solitamente, non sono in grado di favorire il rilassamento dei ventri muscolari, esercitando, al contempo, un aumento di tensione a livello dell’entesi, con la creazione di iperlassità legamentosa a livello dell’area inserzionale del tendine. Lo stato di contrazione cronica induce, frequentemente, una perdita della modularità dell’azione muscolare: le fibre muscolari, pur essendo innervate singolarmente a livello sensitivo-motorio ed in grado di esprimere vettori di forza indipendenti, tendono a “impacchettarsi”, riducendo la modularità e l’adattabilità dell’azione muscolare, incrementando le tensioni eserciate sulla componente fibro-elastica dell’entesi. L’allentamento delle tensioni distrettuali, la riattivazione della perfusione ematica tessutale ottenibile con procedure quali l’utilizzo di Riflessi Neuro-Linfatici o la pratica del Cranio-Sacral Repatterning®, il ripristino della corretta percezione neuro-muscolare grazie all’uso del “CIA strech” o di tecniche come l'”Attivazione/inibizione dei muscoli agonisti/antagonisti“, possono essere strumenti efficaci per permettere una migliore nutrizione cellulare e favorire la risoluzione degli squilibri metabolici dei tessuti.

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