retinacolo

ultimo aggiornamento: 21 Settembre 2020 alle 12:43

definizione

Dal latino retinacŭlum (→ mezzo per tenere o trattenere), derivato di retinere (→ trattenere) può essere considerato un’intelaiatura o un legamento fibroso che mantiene in sede un’altra struttura: complesso di elementi connettivali che ha la funzione di agganciare o collegare parti mobili o fisse; anche se può essere un mezzo di sostegno di organi e visceri, solitamente è una fascia di fascia profonda ispessita attorno ai tendini, pur non facendo parte strutturalmente dei muscoli, con il compito di tenerli in posizione e stabilizzare un tendine.

Alcuni esempi di retinacoli specifici sono:

⇒ retinacolo estensore della mano – banda fibrosa, consistente e resistente, che comprendente la porzione distale della fascia antibrachiale, rinforzata da fibre trasverse e disposta obliquamente, così da attraversare il dorso del polso; è attaccata lateralmente al margine anteriore del radio, posteriormente alla cresta radiale e medialmente alle ossa pisiforme e triangolare: la sua funzione è quella di tendere verso il basso i tendini estensori e le membrane sinoviali di tutte le dita. Viene detta anche retinacolo estensore della mano, retinacolo estensore del polso, legamento dorsale del carpo, legamento dorsale del polso, legamento anulare posteriore del carpo.

retinacolo flessore della mano – detto anche retinacolo flessore del polso o legamento trasverso del carpo, avendo caratteristiche simili al retinacolo degli estensori, circonda il polso in posizione frontale, convertendo l’area cava delle ossa carpali nel tunnel carpale, attraverso il quale decorrono i tendini flessori delle dita e il nervo mediano; agganciata medialmente al promontorio dell’osso uncinato e dell’osso pisiforme, lateralmente si apre in due strati, di cui quello superficiale è attaccato ai tubercoli delle ossa trapezoidale e scafoide, mentre quello profondo è unito al labbro mediale della doccia sul trapezio, formando così un tunnel per il tendine sinovializzato del muscolo flessore radiale del carpo.

Il tetto del cosiddetto tunnel carpale, il canale osteo-fibroso, che funge da tramite tra il complesso radio-ulna e le ossa metacarpali, è costituito dal retinacolo dei flessori, mentre il pavimento del canale è costituito da due file di ossicini giustapposti tra loro, collegati da legamenti interossei: il dislocamento del nervo mediano, ospitato in questo tunnel, a ridosso del retinacolo, in presenza di processi flogistici è l’agente causale della sindrome del tunnel carpale.

⇒ retinacolo caudale – fascio di tessuto connettivo, bianco, fibroso, che connette l’apice del coccige alla cute sovrastante, formando così la foveola coccigea; viene detto anche retinacolo della cauda e legamento caudale del tegumento comune.

⇒ retinacolo della capsula articolare della coxa – una delle bande lisce di fibre profonde della capsula dell’articolazione dell’anca riflesse prossimalmente lungo il collo del femore per essere attaccate in prossimità della testa: sono coperte dalla membrana sinoviale e vengono dette anche legamenti cervicali di Stanley e retinacoli dell’articolazione dell’anca.

⇒ retinacoli del ginocchio – lungo i lati mediale e laterale della patella si inseriscono rispettivamente il retinacolo patellare mediale e il retinacolo patellare laterale

retinacoli del collo del piede, che si suddividono in retinacoli dei muscoli estensori, retinacoli dei muscoli peronei e retinacoli dei muscoli flessori – fungono da dispositivi di contenzione dei tendini che dalla gamba si portano al piede, formando un angolo in corrispondenza del collo del piede, che in posizione di riposo si aggira sui 100°-110°.

⇒ retinacoli dei muscoli estensori (o legamenti anteriori del collo del piede) e si distinguono in retinacolo superiore e retinacolo inferiore: quello superiore (o legamento trasverso della gamba) è rappresentato da un nastro fibroso disposto trasversalmente che si fissa al margine anteriore della tibia e alla faccia laterale della fibula.

Quello inferiore (o legamento crociato) è costituito da una porzione superficiale e da una profonda: la porzione superficiale si distacca dalla faccia laterale del calcagno, si porta medialmente e si biforca in due rami di cui quello inferiore termina sullo scafoide e sul I° osso cuneiforme e quello superiore si divide in una lamina superficiale (o pretendinea) che passa anteriormente al tendine del muscolo tibiale anteriore e va a fissarsi al malleolo mediale, e in una lamina profonda, (o retro tendinea), che passa dietro al tendine e va ad inserirsi anch’essa al malleolo mediale. Nello spessore della porzione superficiale del retinacolo si forma dunque un canale fibroso in cui viene accolto il tendine del muscolo tibiale anteriore; lo scorrimento è facilitato dalla presenza di una guaina mucosa. La porzione profonda del retinacolo ricalca le inserzioni della porzione superficiale, ma resta adagiata al piano scheletrico.

Tra le due porzioni, superficiale e profonda, si delimita un canale suddiviso da setti sagittali in gallerie secondarie; in esse si impegnano i tendini dei muscoli peroniero anteriore, estensore lungo delle dita ed estensore lungo dell’alluce: sono presenti guaine mucose che facilitano lo scorrimento dei tendini. Il fascio vascolo nervoso del piede non passa in alcuno di questi canali, ma decorre al di sotto del foglietto profondo.

⇒ retinacoli dei muscoli peronieri – si distinguono in superiore e inferiore: entrambi vanno dal malleolo laterale alla faccia laterale del calcagno, formando una guaina divisa da un setto in due canali secondari destinati al passaggio dei tendini dei due muscoli peronieri laterali che vi si impegnano circondati da guaine mucose.

retinacolo dei muscoli flessori del piede (o legamento laciniato) – legamento che si estende lungo il lato mediale del collo del piede, teso dall’apice e dal margine posteriore del malleolo mediale alla parte postero-inferiore della faccia mediale del calcagno: due setti si staccano dalla sua faccia profonda e vanno ad inserirsi sullo scheletro sottostante, costituendo tre canali osteofibrosi destinati al passaggio dei tendini dei muscoli tibiale posteriore, flessore lungo delle dita e flessore lungo dell’alluce; lo scorrimento dei tendini è facilitato da guaine mucose.

I nervi destinati nel loro decorso devono superare queste “strettoie” caratterizzate da formazioni canalicolari o osti  costituiti da un tessuto fibroso che origina dalle aponeurosi o dei retinacoli: in queste strettoie il nervo dapprima inizia a soffrire con una irritazione del perinevrio, poi con una sofferenza delle fibre nervose che può arrivare fino alla loro necrosi se la compressione dura sufficientemente a lungo; in questi casi si parla di neuroaprassia, fenomeno contraddistinto dall’alterazione della conduzione nervosa, senza interruzione degli assoni, come conseguenza della compressione, della trazione, della contusione o , addirittura, dell’ischemia a carico del nervo, caratterizzata da anestesia incompleta, parestesie o altre manifestazioni neurologiche. Nel caso di questi retinacoli si parla di sindrome del tunnel tarsale.

⇒ retinacolo dei flessori del piede (legamento laciniato, legamento anulare interno) – forte fascia fibrosa, che si estende dalla prominenza ossea della caviglia (malleolo) al margine del tallone (calcagno), convertendo una serie di solchi ossei in questa situazione nei canali per il passaggio dei tendini dei muscoli flessori e dei vasi tibiali posteriori e del nervo tibiale nella pianta del piede: è in continuità, tramite il suo bordo superiore, con la fascia profonda della gamba e per il bordo inferiore con l’aponeurosi plantare e le fibre di origine del muscolo abduttore dell’alluce.

Enumerati dal lato mediale, i quattro canali che forma trasmettono i tendini dei muscoli tibiale posteriore e flessore lungo delle dita; l’arteria tibiale posteriore e il nervo tibiale, che attraversano un ampio spazio sotto il legamento; e infine, in un canale formato in parte dall’astragalo, il tendine del flessore lungo dell’alluce. L’intrappolamento del nervo tibiale sotto il legamento laciniato provoca la sindrome del tunnel tarsale, caratterizzata da dolore, intorpidimento e formicolio della superficie plantare mediale del piede; la situazione è aggravata stando in piedi e camminando, e spesso peggiora di notte.

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