sensibilità

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ultimo aggiornamento: 14 Agosto 2017 alle 15:58

Dal latino sensibilĭtas, derivato da sensibĭlis (→ che ha la capacità di sentire). Il termine nasce dalla crasi di sensus, participio passato di sentire (→ sentire, percepire, provare) e abilis (nella forma –ibilis) che indica la capacità o la possibilità di poter essere oppore esprime un’azione: nello specifico può essere definita come l’attitudine o la facoltà di ricevere impressioni attraverso i sensi, di conoscere per mezzo degli organi deputati alla percezione. Esprime l’attività del sistema nervoso, caratterizzata dall’abilità di avvertire e di analizzare gli stimoli che agiscono sull’organismo, siano essi interni o esterni, informandone (o meno) la coscienza. Può essere identificata una sensibilità specifica, i cui elementi recettoriali sono riuniti in apparati, anatomicamente ben distinti dal rimanente organismo (organi sensoriali), che si esprime in forme (cioè in sensazioni) definite, particolarmente precise e nitidamente avvertite dalla coscienza (visiva, acustica, gustativa, olfattiva …); esiste, poi, una sensibilità generale, così denominata perché i suoi recettori sono sparsi in molti organi e apparati o perché, pur essendo questi riuniti in un organo bene circoscritto (sensibilità vestibolare), le percezioni e le risposte adattative da esse dipendenti, interessano l’organismo nel suo insieme. La sensibilità generalizzata è caratterizzata dagli stimoli derivanti dall’esterno (esterocettiva), come nel caso della percezione tattile, dolorifica e termica a livello di cute e mucose o da stimoli interni, di sensazioni derivanti da muscoli, tendini, articolazioni detta sensibilità propriocettiva (o cenestesica), oppure da vasi e visceri (enterocettive). La sensibilità generale si distingue ulteriormente in protopatica o epicritica: la prima rappresenta la parte più grossolana ed è mediata dal talamo, e implica la percezione semplice ed elementare del caldo, del freddo e del dolore; la seconda rappresenta la forma più elevata di percezione, ha sede nella corteccia parietale, e permette giudizi discriminativi, oltre che d’intensità, di localizzazione, nonché la sensibilità tattile, il senso di posizione e di movimento degli arti, la percezione delle pur minime variazioni di temperatura. Per estensione è possibile definire la sensibilità come la capace di risentire degli stimoli che tendono a entrare nella sfera sensoriale individuale ed indurre modificazioni dell’omeostasi, in grado cioè di provocare azioni o reazioni di adattamento. Può essere quindi descritta come l’abilità di discriminare la minima variazione del “valore” misurabile che può essere apprezzata dallo strumento deputato a riconoscere quel particolare stimolo (recettore): tanto è minima la variazione, maggiore è la sensibilità. Questo fenomeno può essere indipendente dal recettore stesso, ma dipendere da fenomeni di facilitazione segmentale o neurologica. Nel Cranio-Sacral Repatterning®, il termine viene utilizzato per descrivere la capacità di cogliere le “minime” variazioni delle risposte fisiche o fisiologiche che l’organismo manifesta; è fondamentale, di concerto con la sensitività per la determinazione della “qualità percettiva”, elemento importantissimo per l’identificazione e la valutazione degli schemi di alterazione dell’equilibrio del sistema cranio-sacrale. Infatti, è grazie alla sensibilità ed alla sensitività che l’operatore professionale ha la possibilità di interagire con ogni manifestazione fisica, emotiva o energetica espressa dal corpo, facilitando il percorso di riequilibrio verso un grado di maggior armonia dei sistemi energetici del complesso somato-emotivo, che chiamiamo corpo.

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