fibrosi

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ultimo aggiornamento: 10 Aprile 2022 alle 18:49

definizione

Anomala formazione di tessuto connettivo-fibroso; contenuto abnorme di tessuto fibroso in seno a un organo, per proliferazione del connettivo interstiziale, stimolata da un processo morboso in atto o pregresso: la fibrosi rappresenta la riparazione di un danno tissutale mediante sostituzione delle cellule parenchimali con tessuto connettivo e può derivare da uno stato patologico, oppure può essere il risultato del processo di cicatrizzazione a seguito di una lesione, un taglio o un danno a carico di una struttura anatomica del corpo.

Dal latino fibra (→ elemento sottile, di forma allungata simile a un filo) con il suffisso –osi, che indica degenerazione: la fibrosi altera l’architettura e, di conseguenza, la funzione dell’organo o del tessuto che colpiscono; il processo fibrotico può essere il risultato di uno stato patologico, che comporta la deposizione insolita di tessuto connettivo-fibroso (fibrosi patologica), oppure può essere l’effetto dei normali meccanismi di cicatrizzazione, che s’innescano in un organo o in un tessuto, in occasione della guarigione da una lesione o un danno (fibrosi cicatriziale).

fisiopatologia

Mentre il parenchima rappresenta la parte di un organo o di una struttura anatomica che conferisce a un certo organo le sue caratteristiche funzionali specifiche e lo stroma il tessuto collagene di sostegno, il “tessuto fibroso” (detto anche “tessuto connettivo-fibroso”) è un tessuto privo di funzioni specifiche, composto da un ammasso di fibre collagene: questa formazione istologicamente è dovuta a un’iperattività dei fibroblasti che cerca di ovviare ai danni dipendenti dalla distruzione dei tessuti, con danni a carico sia delle cellule parenchimali sia dello stroma (come avviene ad esempio nell’infiammazione necrotizzante che caratterizza l’infiammazione cronica). La riparazione delle lesioni non può avvenire tramite rigenerazione delle cellule parenchimatose (nemmeno negli organi le cui cellule sono capaci di rigenerarsi) e, pertanto, il tessuto connettivale, tramite i fibroblasti, riempie gli spazi vuoti, risolvendo la soluzione di continuità dei tessuti danneggiati: la deposizione di tessuto connettivo senza autolimitazione nella proliferazione cellulare, conduce, in alcuni casi alla fibrosi e alla comparsa di cicatrici.

La mancata capacità di autolimitazione fa sì che il meccanismo fisiologico di guarigione si trasformi in un processo patologico, contraddistinta da due caratteristiche fondamentali della fibrosi: la produzione di una quantità eccessiva di tessuto collageno che inizia a occupare lo spazio del parenchima, e la presenza di alcune cellule chiamate mio-fibroblasti, che producono il collagene e lo attirano sulle fibre del tessuto, innescando trazioni che modificano la struttura normale dell’organo; come conseguenza del processo fibrotico, a causa del collagene in eccesso, il tessuto si indurisce e altera la sua normale struttura.

La fibrosi si verifica attraverso due principali vie patogenetiche: per mezzo di un aumento primitivo delle cellule del tessuto connettivo (fibroblasti, adipociti e, più raramente, cellule endoteliali, cellule muscolari lisce, istiociti e altre cellule connettivali) e delle molecole della matrice extracellulare (collagene, glicoproteine, proteoglicani e altre molecole) oppure come conseguenza della graduale sostituzione, da parte del tessuto connettivo, delle cellule parenchimatose necrotizzate di un organo o di un tessuto. Nel primo caso le cause e la progressione di questo tipo di fibrosi sono legate a un’alterazione dell’equilibrio tra produzione e demolizione dei componenti connettivali; nel secondo, l’evoluzione del processo fibrotico è secondario alla risposta riparativa attivata in risposta al persistere danno (prolungato e/o cronico) del tessuto parenchimale ed al perdurare della risposta riparativa: le due vie patogenetiche possono coesistere e potenziarsi a vicenda.

In condizioni fisiologiche, i fibroblasti proliferano per garantire il normale ricambio cellulare o nel corso di una risposta riparativa, in modo autolimitato grazie a una serie di complessi segnali biochimici in sono grado di regolare l’inibizione della proliferazione, la produzione di collagene e di altre molecole della matrice, l’espressione dei sistemi per il controllo della demolizione della matrice e, in particolare, la produzione delle proteasi e dei relativi inibitori tissutali: nel caso in cui si sviluppi la fibrosi, si deve verificare l’alterazione di almeno una di queste vie molecolari.

L’impedimento funzionale che deriva dalle alterazioni morfologiche della struttura dei tessuti colpiti da fibrosi, comprende la riduzione della componente elastica e irrigidimento (sclerosi) di varie strutture del tessuto e dell’organo, la deposizione perivasale di materiale con conseguente irrigidimento e riduzione più o meno grave del lume dei vasi, con ridotta perfusione e ipossia tissutale, disorganizzazione di vario grado dell’architettura dell’organo per l’aumento improprio della componente connettivale, spesso non omogenea e comunque eccessiva. Nel caso di sostituzione del parenchima, i sintomi sono legati alla deficienza funzionale e la gravità è proporzionale alla quantità di tessuto specifico danneggiato, portando, nei casi più gravi, all’insufficienza di organo.

fibrosi nel corpo

Sono moltissimi gli organi che possono sviluppare una fibrosi: storicamente, uno dei primi organi in cui è stata scoperta la presenza di fibrosi è la pelle; il processo degenerativo non colpisce solamente il derma o i tessuti tendinei, ma anche molti organi interni come il cuore, i polmoni, il fegato e i reni: in questi casi la fibrosi è l’esito finale di processi flogistici, in genere cronici. Le forme più note di fibrosi sono:

fibrosi polmonare – malattia cronica progressiva idiopatica o secondaria a malattie reumatologiche come le connettiviti e l’artrite reumatoide in cui il tessuto dei polmoni va incontro a progressivo danno strutturale da aumentato deposito di collagene e progressiva riduzione degli scambi gassosi; l’interstiziopatia polmonare e la pneumoconiosi sono patologie che possono essere considerate forme di fibrosi che precedono questa patologia polmonare.

fibrosi mediastinica primitiva – post–attinica (conseguente a terapia radiante), trombosi, linfoadenopatia infiammatoria), spesso associata a sindrome di compressione mediastinica con dispnea e disfagia.

fibrosi cardiaca (miocardiosclerosi) – espressione della cardiomiopatia ipertrofica che, aumentando la rigidità di camera, causa disfunzione diastolica.

fibrosi epatica e cirrosi – inizia primitivamente dal tessuto connettivo e solo secondariamente danneggia gli epatociti: la cirrosi si verifica in seguito a un danno cronico del parenchima quando vengono superate le normali capacità di ricambio e di rigenerazione degli epatociti.

fibrosi retroperitoneale – originariamente chiamata malattia di Ormond, è una rara condizione caratterizzata dalla formazione di tessuto infiammatorio e fibroso nella parete posteriore dell’addome, che spesso ingloba gli ureteri e gli altri organi presenti nel retroperitoneo.

fibrosi nefrogenica sistemica – rara malattia sistemica fibrosante descritta nei pazienti con insufficienza renale: è caratterizzata dall’indurimento e dall’ispessimento della cute con placche o papule fibrotiche, prurito, rigidità e dolore articolare, debolezza muscolare, limitazione dei movimenti e occhi ingialliti.

→ mielofibrosi – malattia in cui il tessuto fibroso del midollo osseo sostituisce le cellule ematopoietiche, causando la formazione di globuli rossi di forma anomala, anemia e ingrossamento della milza.

→ gliosi – processo di proliferazione di astrociti, in aree danneggiate del sistema nervoso centrale, con formazione di una cicatrice gliale: il processo riparativo che consegue alla distruzione delle cellule nervose, consiste nella formazione di un tessuto sostitutivo caratterizzato dalla trasformazione della glia in glia fibrillare.

fibrosi cistica – grave malattia genetica: patologia multiorgano, che colpisce soprattutto l’apparato respiratorio e quello digerente, dovuta ad un gene alterato che determina la produzione di muco eccessivamente denso che chiude i bronchi e porta a infezioni respiratorie ripetute, ostruisce il pancreas e impedisce che gli enzimi pancreatici raggiungano l’intestino, con conseguente cattiva digestione e assimilazione dei cibi.

fibrotizzazione muscolare – degenerazione delle fibre muscolari che può presentarsi dopo un trauma, come conseguenza di infiammazione cronica oppure essere la manifestazione di alcune patologie come la distrofia muscolare: alla palpazione, nella zone dove è presente la fibrosi, il muscolo appare duro di consistenza, anelastico e dolente alla pressione: può essere associata alla presenza di trigger points.

→  morbo di Dupuytren – patologia cronica, progressiva, dovuta ad ispessimento e retrazione dell’aponeurosi palmare che determina una flessione permanente, progressiva ed irriducibile di una o più dita e conseguente rigidità articolare.

→ malattia di Peyronie – disturbo associato ad una anomala guarigione delle ferite all’interno del pene, caratterizzata dalla formazione di una placca non elastica, fibrosa, prevalentemente composta da collagene sulla tunica albuginea, la guaina fibrosa che circonda i corpi cavernosi del pene.

→ artrofibrosi – degenerazione del tessuto cicatriziale, all’interno di un’articolazione, che diviene patologico con gravi limitazioni della mobilità e dolore; in genere può essere la conseguenza di un grosso trauma oppure a seguito di un intervento chirurgico.

→ capsulite adesiva della spalla – detta spalla congelata, è una patologia infiammatoria che causa la perdita di mobilità dell’articolazione gleno-omerale.

cheloidi – lesioni cicatriziali che crescono oltre il confine di una lesione cutanea: a partire dunque da un’abrasione o da una ferita, i cheloidi sviluppano una cicatrice molto più ampia ed estesa rispetto al danno d’origine.

→ sclerodermia – fibrosi del tessuto cutaneo che causa un indurimento della pelle.

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