nocicettore

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ultimo aggiornamento: 2 Luglio 2018 alle 16:48

Dal latino noxa ( → danno), derivato da nocēre ( → nuocere, far male) associato a (re)cettore, receptor (→ ricettatore, accoglitore), che deriva a sua volta da recipere, cioè re- (prefisso che ha valore iterativo) e capere (→ essere contenuto, accolto): terminazioni di neuroni sensoriali (esterocettori), che segnalano un potenziale danno tissutale e permettono di trasformare gli stimoli fisico/chimici in avvisi per il sistema nervoso centrale, che interpreta tali segnali come sensazioni dolorose (si veda l’articolo sulla nocicezione e sulla neurofisiologia del dolore). I neuroni nocicettivi hanno il loro corpo cellulare nei gangli delle radici dorsali, situati in prossimità della colonna vertebrale: possiedono una branca afferente, proveniente dalla periferia dove è situato il nocicettore (responsabile della trasduzione dello stimolo doloroso) e un assone afferente che stringe contatti sinaptici con i neuroni delle lamine superficiali delle corna dorsali del midollo spinale, mentre invia le informazioni al sistema nervoso centrale (vie talamiche); i neuroni dei gangli spinali mediano la sensibilità dolorifica proveniente da tutte le parti del corpo, a parte il distretto facciale, che è innervato da nervi situati alla base del cranio, nei nuclei del trigemino. I nocicettori sono recettori polimodali, cioè rispondono a stimoli di natura termica, meccanica, chimica ad alta soglia (stimoli intensi), potendo essere localizzati in molti tessuti del corpo, come a livello cutaneo, muscolare, articolare o viscerale, ma non in tutti, in quanto, ad esempio, sono assenti nel cervello (ma presenti nelle meningi). Possono essere suddivisi in:

  • nocicettori meccanici, sensibili a intensi stimoli di natura meccanica o pressoria (pressonocicezione) come quelli derivanti da un pizzicotto, una puntura o uno schiacciamento: in genere danno una sensazione di dolore vivo;
  • nocicettori termici, eccitati da temperature estreme, maggiori di 45°C, come nelle ustioni, o minori di 5°C, situazioni che posssono portare al congelamento: producono anch’essi un dolore di tipo urente;
  • nocicettori polimodali, propriamente detti, attivati da una varietà di stimoli meccanici (meccanocicezionepressonocicezione) , termici (termocezione)e segnali chimici (chemonocicezione), come i mediatori dell’infiammazione: in genere producono una sensazione di dolore sordo e diffuso:
  • nocicettori silenti, prevalentemente presenti a livello viscerale, sensibili alla torsione, alla distensione ed ai mediatori chimici prodotti dall’ischemia dei tessuti; presentano generalmente campi di ricezione ampi e sovrapposti, agendo in maniera coordinata nella recezione del segnale dolorifico, potendo sovrapporre dolore urente, pungente e localizzato, seguito da un dolore più diffuso e persistente.

Nella genesi del dolore, vi è poi una parte esperienzale, definibile come lo stato somato-emozionale collegato alla percezione di una sensazione spiacevole: compito del dolore fisiologico è quello di proteggere il nostro organismo da eventi pericolosi per la salute o per il mantenimento della vita, ma diverse aree cerebrali permettono di associare ulteriori proprietà allo stimolo doloroso, tra le quali, ad esempio, la componente motivazionale-affettiva. Nella complessa catena che elabora lo stimolo nocicettivo, sono coinvolti anche circuiti talamo-corticali e limbici, che integrano l’elaborazione cerebrale del dolore con emozioni quali rabbia o paura e regolano la soglia del dolore e le reazioni emozionali; la sostanza reticolare a livello midollare influenza la coscienza (un dolore lieve aumenta l’attenzione, un dolore severo può causare perdita di coscienza) e attiva reazioni di facilitazione segmentale, mettendo in connessione risposte riflesse che dal viscerotomo giungono, attraverso il neuromero di riferimento, ai dermatoma, al metamero o al miotomo associato (il fenomeno è sovrapponibile, da qualunque distretto origini il dolore). Il midollo allungato stimola i centri respiratorio e cardiovascolare mentre il talamo funge da stazione di collegamento, distribuzione dei segnali alle varie aree cerebrali; l’ipotalamo e l’ipofisi provvedono a dare una risposta endocrina ed ormonale. Alterazioni a qualunque livello dell’integrazione del segnale nocicettivo possono generare fenomeni di iperestesiaiperalgesia o allodinia

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