entesite

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ultimo aggiornamento: 18 Agosto 2017 alle 21:46

Dal greco ἔνϑεσις (énthesis → punto di unione) e ίτης (ítis → suffisso indicante infiammazione dell’organo o tessuto cui si riferisce o indica unità funzionali); letteralmente infiammazione dell’area inserzionale; processo flogistico, spesso d’origine traumatica, delle inserzioni muscolari o legamentose, in genere accompagnato da dolore che si manifesta, prevalentemente, quando la zona di inserzione viene sottoposta a un carico tensivo, trattivo, distorsivo o gravitazionale. L’entesite si manifesta principalmente con dolore all’inserzione di un muscolo o di un tendine sull’osso; questa sensazione aumenta o compare effettuando un movimento che preveda l’uso dell’area giunzionale interessata e può essere evocata dalla pressione. Causata in genere da eventi traumatici, l’entesite può essere provocata dall’usura e dal sovraccarico funzionale che si verifica nel corso di attività sportive e lavorative (entesiti degenerative): il fenomeno, spesso sottovalutato, è abbastanza comune negli agonisti sportivi. Anche forme reumatiche (spondilite anchilosante), autoimmuni o artritiche possono contribuire all’insorgenza del processo flogistico; nei soggetti in età più avanzata assumono rilevanza anche disordini endocrini,  come il diabete o l’iperuricemia. Un elemento importante, nella genesi del processo infiammatorio, è lo stress di natura meccanica, cioè la frequente sollecitazione dell’entesi da parte di micro-traumatismi ripetuti, associati a bruschi raffreddamenti del tessuto muscolo-tendineo. Durante l’attività fisica o il movimento, la combinazione di carichi muscolari eccessivi con intense stimolazioni meccaniche a livello inserzionale, sono un elemento fondamentale nella genesi del processo infiammatorio, poiché sottopongono l’entesi a un superlavoro resistivo. L’attivazione neurologica della componente meccanocettiva, soprattutto in presenza di stress muscolare e contrazioni sopraliminali o anaerobiche, induce uno spostamento ematico dal tessuto connettivale tendineo (o legamentoso) alla componente contrattile della muscolatura coinvolta nel movimento; in genere, poi, durante la fase di riposo, la muscolatura in questi soggetti non riesce a ritornare ad uno stato di completo rilassamento, mantenendo uno stato di ipertono che porta alla frammentazione delle fibre tendinee ed a ridotta coesione del tessuto mesenchimale. L’effetto di questo processo degenerativo è lo sviluppo di alterazioni morfo-funzionali delle articolazioni su cui impingono le entesi: gonfiori e dolori dell’articolazione, associati a rigidità, rumori articolari, spesso in presenza di spasmi e dolori muscolari, che possono portare all’insorgenza di impingement. Un aspetto poco considerato è l’aspetto neurologico delle entesiti: spesso si pone una notevole enfasi sulla componente meccanica delle inserzioni tendinee o legamentose, sottovalutando la funzione maccanocettiva: il processo infiammatorio, a livello inserzionale, induce alterazioni della sensibilità recettoriale, con influenze a cascata sulla motricità: l’alterazione della risposta neuro-mio-fasciale che ne consegue, associata all’attivazione dei nocicettori, oltre a favorire contrazioni antalgiche della muscolatura che agisce sui segmenti ossei ed articolari coinvolti, innesca un processo degenerativo, definito entesopatia, che tende a replicarsi ed autoalimentarsi, con possibili manifestazioni di iperalgesia o allodinia. La conseguenza è la formazione di entesofiti e di osteofiti: si assiste ad un processo di micro-calcificazione delle inserzioni tendinee o legamentose, accompagnati da osteofitosi, come reazione difensiva all’eccessiva e spropositata stimolazione meccanica e all’alterazione biochimica dei tessuti. Può verificarsi, come esito del processo degenerativo, una notevole diminuzione della forza del gruppo muscolare interessato e la rottura traumatica dell’entesi stessa.

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