tendine

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ultimo aggiornamento: 5 Maggio 2018 alle 9:40

Con il termine tendine, derivato dal latino tendo o tendinem, che proviene dal verbo tendĕre (→ tendere), si suole indicare una struttura che ha il compito di “reggere” e “governare” l’energia cinetica espressa dalle strutture contrattili, i muscoli, e trasmetterla ad altre strutture come i tessuti sottocutanei o le ossa. La natura connettivale fibrosa dei tendini permette di considerarli come tessuti molli non contrattili, caratterizzati dalla presenza di collagene: sono strutture specializzate nel resistere alle forze di trazione e in particolar modo alla tensione generate dall’azione muscolare. L’organizzazione del tessuto è determinata da questa funzione: le fibrille connettivali si dispongono parallelamente tra loro, lungo i vettori muscolari, per aumentare la resistenza ai carichi di tensione; una disposizione casuale delle fibre ridurrebbe notevolmente la capacità resistiva. Oltre al collagene, seppur in minor quantità, nei tendini è presente l’elastina, una fibra proteica dotata di flessibilità ed adattabilità, che permette ai tendini di avere una notevole capacità di deformazione in rapporto allo sforzo applicato, cioè alla tensione: quando un muscolo viene contratto, una gran parte dell’energia cinetica subisce una trasformazione in energia elastica di tensione che si ripartisce nei tendini e, per loro tramite, alle entesi che impingono nell’osso, per trasferire l’energia all’interno delle catene cinematiche, permettendo l’attuazione del movimento o la realizzazione di una postura; infatti interconnettono, senza soluzione di continuità, le guaine connettivali dei fasci muscolari, con le fibre del periostio e della matrice ossea. Il sistema tendineo è un elemento fondamentale per garantire una isteresi elastica, che contribuisce alla tensegrità del sistema osteo-artro-mio-fasciale, garantendo una “stabilità elastica”, offrendo, contemporaneamente, un certo grado di resilienza. Nella regione di trapasso tra le fibre muscolari striate e le fibre tendinee, si trovano particolari terminazioni nervose, chiamate “organo muscolo-tendineo del Golgi“, deputati alla raccolta ed alla trasmissione di dati inerenti la tensione sviluppata dai muscoli; la contrazione muscolare sottopone i tendini ad un certo grado di stiramento, con la conseguente attivazione di queste strutture recettoriali, che, attraverso un circuito riflesso spinale, sono in grado di inibire la contrazione muscolare, che viene, di conseguenza, rallentata o soppressa in risposta agli stimoli provenienti dagli organi muscolo-tendinei del Golgi. Contemporaneamente, le informazioni recettoriali vengono inviate ai centri nervosi cerebellari e delle aree propriocettive, contribuendo alla coordinazione dell’attività muscolare, al mantenimento della postura, ad al controllo della deambulazione. Così come il muscolo anche il tendine reagisce agli stimoli esterni, accomodandosi progressivamente e modificando le proprie caratteristiche. Il continuo processo di rinnovamento cellulare permette ai tendini di adattarsi gradualmente ai carichi di lavoro sia che questi aumentino (irrobustimento), sia che questi diminuiscano (indebolimento); il processo è abbastanza lento,poiché i tendini sono strutture scarsamente vascolarizzate, con tempi di rigenerazione è piuttosto lunghi. L’immobilità e l’inattività, così come il sovraccarico o lo sforzo eccessivo possono causare processi degenerativi e infiammatori del tendine, creando tendinopatie dagli esiti potenzialmente infausti. L’utilizzo di corticosteroidi colpisce le fibre di collagene, riducendo e stravolgendo la normale distribuzione parallela delle fibre, oltre a diminuire il numero, innescando una progressiva riduzione delle qualità del tessuto che esporrà il soggetto ad un maggior rischio di lesioni, strappi e rotture tendinee.

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