cintura scapolare

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ultimo aggiornamento: 29 Novembre 2018 alle 10:09

Detta anche cingolo scapolare, è quella catena cinematica, caratterizzata da segmenti interconnessi, che collegano l’arto superiore al tronco: viene chiamata cintura, dal latino cinctūra o cingolo, da cingŭlum, derivati da cingĕre (→ cingere), in quanto può essere paragonato ad un anello composto da strutture ossee con funzione di sostegno dell’arto superiore e di congiunzione dello stesso con lo scheletro assile, offrendo inserzione a diversi muscoli; è detta anche cintura toracica (o cingolo toracico) in quanto delimita superiormente il torace, è costituita da uno scheletro osseo formato da scapola e clavicola. Queste due ossa, pari e simmetriche, costituiscono gli elementi cardine della catena cinematica chiusa, interconnessi dall’articolazione acromio-clavicolare, giunzione caratterizzata da mobilità limitata; in realtà deve essere preso in considerazione un ulteriore elemento osseo, fondamentale nel mantenimento dell’equilibrio e nella centralità del cingolo scapolare stesso: il manubrio dello sterno, che si articola bilateralmente, per mezzo dell’articolazione sterno-claveare (articolazione clavio-sternale), con le clavicole controlaterali. Il cinto si completa per il tramite di una connessione funzionale, l’articolazione scapolo-toracica, che mette in relazione l’anello osseo con il rachide toracico, attraverso una catena di concatenazioni mio-fasciali: le caratteristiche di questo sistema dinamico, permettono alla radice dell’arto superiore, di garantire ampio R.O.M. alla parte libera cioè al braccio ed all’avambraccio, connessi al cingolo stesso grazie all’articolazione scapolo-omerale (articolazione gleno-omerale). Per questo, l’insieme di queste strutture, cioè il cingolo toracico, viene anche definito “complesso articolare della spalla“, dal momento che la corretta fisiologia dell’arto superiore deriva dall’equilibrio funzionale di quest’area: l’arto superiore, funzionalmente si muove in sospensione, letteralmente “appeso” alla scapola, la quale si trova in equilibrio sulla regione toracica come effetto dell’azione dei muscoli che vi prendono inserzione, mentre l’unico punto di contatto con lo scheletro fisso, è rappresentato dall’articolazione sterno-clavicolare.

L’articolazione sterno-clavio-costalediartrosi classificabile fra le sellartrosi, può essere considerata come un’articolazione in grado cioè di effettuare movimenti multi-assiali: la presenza di un disco fibrocartilagineo intra-articolare completo e di liquido sinoviale garantiscono un incremento dell’articolarità, dell’articolabilità e del R.O.M., anche se una capsula articolare, rinforzata da legamenti, ne limita l’escursione e svolge un’azione stabilizzante sull’articolazione; per la sua conformazione, l’articolazione clavio-sternale permette alla clavicola spostamenti che si esprimono prevalentemente come depressione ed elevazione della clavicola, movimenti che permettono l’elevazione, l’abbassamento, la proiezione anteriore, la retrusione o la circumduzione della spalla. Grazie all’articolazione acromio-clavicolare la clavicola entra in relazione con la scapola, mentre medialmente si connette, attraverso il manubrio e le coste, con le vertebre, creando un’interazione fra il rachide cervico-dorsale ed il cingolo scapolare; le forze che agiscono su di essa possono modificare la relazione funzionale fra il manubrio ed il corpo sternale, incidendo sull’angolo di Louis, o alterando i rapporti a livello costo-vertebrale. Questa catena di eventi è in grado di causare l’insorgenza di fissazioni limbiche che bloccano la trasmissione dell’energia somato-emozionale all’interno della catena cinematica del cingolo scapolare: anche in assenza di fenomeni distorsivi, che possono creare diastasisublussazioni o lussazioni oppure un’instabilità clavio-sternale, il manubrio dello sterno deve essere considerato, a tutti gli effetti, l’ipomoclio, il centro di rotazione della cintura toracica, il pivot, così come lo stesso angolo di Louis, sono elementi fondamentali per valutare la funzionalità e l’equilibrio dinamico delle spalle, e di conseguenza la centralità corporea

La clavicola, osso pari a forma di S allungata, che si estende trasversalmente dal manubrio dello sterno all’acromion della scapola, deve essere considerato l’elemento cardine del movimento della spalla, grazie al muscolo succlavio, muscolo in grado di provocare una rotazione della clavicola rispetto al manubrio sternale, con conseguente sollevamento della spalla; la sua forma non solo permette l’ottimizzazione e l’amplificazione del movimento, facendo assumere ai muscoli succlavi, la funzione di muscoli cibernetici, ma distanzia l’arto dal torace, svolgendo un’azione assimilabile al montante di una gru, incrementando l’estensibilità della scapola rispetto alla gabbia toracica. Mentre protegge il sottostante canale cervico-ascellare, permettendo il passaggio dei fasci neurovascolari del plesso brachiale e dei vasi sanguigni succlavi, deputati, rispettivamente, all’innervazione e all’irrorazione sanguigna dell’arto superiore, con la sua forma contraddistinta da due curve, è in grado di dissipare le forze derivanti dai traumi centripeti, dipendenti dal braccio. 

L’articolazione acromion-clavicolare, è un’artrodia che connette la clavicola alla scapola: dotata di una capsula articolare e di un disco fibrocartilagineo interposto ai capi articolari e rinforzata da un robusto complesso di legamenti e da fasci dei tendini del muscolo trapezio e del muscolo deltoide; entra in gioco, contemporaneamente all’articolazione sterno-claveare, per consentire i movimenti di scorrimento tramite i quali la scapola modifica il proprio rapporto con il torace. La presenza dei due snodi articolari, ridistribuendo le forze che agiscono sulla cintura toracica, permette alla cavità glenoidea di orientarsi verso l’omero, in modo da consentire una più ampia libertà di movimenti al braccio, pur mantenendo costantemente la congruità gleno-omerale: per questo motivo l’articolazione acromion-claveare svolge il ruolo di fulcro proprio della rotazione scapolare ed è responsabile del movimento di sollevamento del braccio sopra la testa, perchè favorisce la rotazione del braccio.

La scapola, osso pari prevalentemente piatto e con sagoma triangolare, forma la porzione posteriore del cingolo scapolare, essendo in rapporto con l’aspetto postero-laterale della gabbia toracica, con cui si interfaccia funzionalmente attraverso l’articolazione scapolo-toracica, tramite cui prende connessione con la colonna vertebrale cervico-toraco-lombare; i suoi movimenti, verticali e orizzontali, si attuano attraverso lo scorrimento della sua faccia profonda (rivolta in avanti) sul piano costale. Le scapole hanno differenti funzioni: grazie alla cavità glenoidea offre una superficie di contatto per l’articolazione della testa dell’omero (articolazione gleno-omerale); permette l’inserzione delle entesi prossimali dei muscoli della cuffia dei rotatori; per mezzo dell’acromion si articola con la clavicola e attraverso il processo coracoideo, entra in relazione con la faccia anteriore del torace.

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