sindrome spalla-mano

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Chiamata anche distrofia simpatica riflessa, è una manifestazione appartenente alle cosiddette causalgie o algodistrofie, contrassegnato da dolore e rigidità unilaterali, limitazione funzionale della spalla, con interessamento della mano omolaterale; talvolta insorge iperalgesiadisestesiaallodinia, che accompagnano variazioni del colore dell’arto, che può apparire caldo e arrossato o freddo e bluastro, della sudorazione (iperidrosi) del lato affetto, rispetto al lato sano, ed edema. In alcuni casi possono comparire distonie, caratterizzate da difficoltà motoria conseguenti ad atteggiamenti posturali del tutto involontari, discinesie, tremori e manifestazioni degenerative dei tessuti, che talvolta esitano in forme di osteoporosi.

Essendo un sindrome dolorosa regionale complessa, deve essere considerata come l’esito di una forma di risposta adattativa distorta, in un certo senso un’alterazione dell’allostasi, da parte del sistema nervoso autonomo, che si manifesta come reazione ad un trauma: le potenziali eziopatogenesi sono varie e difformi, potendo spaziare dai contusioni o lesioni cervicali o della spalla alle forme emiplegiche, da infezioni da herpes zoster che si colpiscono l’arto interessato all’infarto miocardico, da conseguenze di squilibri metabolici (come il diabete) a fratture o manifestazioni di shock, anche di origine somato-emotiva. L’elemento comune è lo snaturamento della reazione ortosimpatica che diviene eccessiva, sproporzionata e incongruente e che coinvolge i distretti innervati dal ganglio stellato e/o il distretto vascolare dell’arteria succlavia; la semeiotica kinesiopatica rivela frequentemente un interessamento della radice dell’arto che coinvolge la clavicola, l’inlet toracico, la giunzione cervico-dorsale o la fossa di Sebileau: le energie conseguenti alle perturbazioni biochimico-somato-emozionali sembrano ripercuotersi sulla fascia cervico-toracica, con effetti mio-fasciali e neuro-vascolari. Una costante è, comunque, la percezione del dolore riportato che è sproporzionato per intensità o durata rispetto a quello atteso per il tipo di trauma che l’ha indotto.

Nella sindrome spalla-mano si osservano differenti stadi, che possono essere progressivi ed evolutivi, senza che questo implichi una prognosi negativa, oppure manifestarsi in modo indipendente: generalmente la prima fase è caratterizzata da dolore che coinvolge la spalla, accompagnato da algia diffusa, che si irradia lungo l’arto soprattutto durante i movimenti, edema del dorso della mano e da fenomeni vasomotori palmari, spesso associati da iperidrosi; la mano affetta diventa calda, umida, arrossata e gonfia, spesso sudata e, in uno stadio più tardivo, può bloccarsi in un atteggiamento di flessione parziale e diventare violacea e fredda. Spesso la spalla è molto rigida, fissata in atteggiamento antalgico, ricordando nelle movenze la “frozen shoulder“; radiologicamente si rilevano fenomeni di osteopenia, ed osteoporosi disomogenea. 

Il secondo stadio è distinto dalla regressione dell’edema e della dolorabilità locale, pur pur rimanendo presente, soprattutto a livello della mano, accompagnata da ipersensibilità al tatto; non sono rare contratture muscolari della spalla o del braccio, con conseguenti limitazione funzionali della mobilità, associati a manifestazioni fibro-mialgiche e ipotono muscolare. Si possono perdono i movimenti di supinazione dell’avambraccio, di estensione del polso, di flessione delle articolazioni metacarpo-falangee, di estensione delle articolazioni interfalangee prossimali e di abduzione delle dita, il tutto accompagnato da dolore di intensità variabile sia alla palpazione sia alla mobilizzazione.

Nella fase finale, l’edema scompare completamente e, solitamente, non c’è più dolore ma la mano riduce significativamente la propria mobilità; il polso è flesso con deviazione ulnare, il palmo della mano è piatto con un’evidente ipotrofia dei muscoli dell’eminenza tenar e ipotenar; rigidità delle dita e contratture palmari fibrotiche in flessione, che somigliano alla contrattura di Dupuytren, sono un reperto comune, frequentemente associato ad un’osteoporosi diffusa.

L'inversione del processo evolutivo prevede l’identificazione, ove possibile, dei fattori scatenanti, dei cofattori eziologici e delle eventuali cause precipitanti o favorenti che devono essere trattate o eliminate il più precocemente possibile: l’utilizzo dell’unwinding fasciale, tecnica del Cranio-Sacral Repatterning®, è in grado di unire l’estrema efficacia alla delicatezza, necessaria per trattare un’area spesso affetta da iperestesia in grado non solo di scatenare algia acuta e dolore diffuso, ma di rivelarsi in grado di attivare fenomeni di facilitazione segmentale. La rimodulazione motoria, l’identificazione di reattività muscolari, la riprogrammazione neuro-mio-fasciale sono specificità della Kinesiopatia®, in grado di invertire il trend degenerativo e interrompere quello che appare come un circolo vizioso in grado di alterare le risposte del sistema nervoso autonomo. Entrambe questo discipline mettono a disposizione del professionista del ben-essere abilità in grado di intervenire sulle strutture che influenzano l’attività del ganglio stellato.

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