rigidità

ultimo aggiornamento: 7 Settembre 2020 alle 0:40

definizione

Derivato dal latino rigĭdus (→ rigido), radice comune a rigidĭtas (rigidità) e rigidĭtia (rigidezza): i due termini, in determinati ambiti, possono essere considerati sinonimi, in quanto esprimono la capacità di opporsi alla deformazione elastica (o alla deformazione plastica), provocata da una forza applicata; in genere si utilizza rigidità quando si parla delle caratteristiche specifiche di un materiale, e di rigidezza, se si parla di una struttura.

Può essere anche definita come la resistenza alla deformabilità, potendo venire descritta con aggettivi come «flessionale» o «torsionale», a seconda del tipo di vettori che sollecitano la struttura o il materiale, oppure «elastica», in conseguenza di una «restitutio in integrum» del corpo soggetto a forze che ne modifichino lo stato, o «elastoplastica» quando, invece, vi sia una deformazione plastica rispetto allo «in statu quo ante».

Qualora si osservi la massima rigidità o rigidezza, ovvero che il sistema in esame risulti indeformabile qualunque sia la sollecitazione a cui è sottoposto, si parla di indeformabilità, mentre il suo opposto è l’elasticità.

Un corpo rigido è una struttura le cui parti sono soggette al vincolo di rigidità, ossia è un corpo che sia quando è fermo sia quando cambia posizione non si deforma mai: quando si parla di strutture biologiche o sistemi corporei, il processo di irrigidimento viene visto come l’incremento della rigidità e della rigidezza, per lo più come conseguenza di fenomeni di cronosenescenza: anche i materiali biologici dotati di maggiore rigidità intrinseca o le strutture organiche a maggiore rigidezza, sono caratterizzati da fenomeni (elasticità) o da elementi resistivi e capacitativi (capienza), che conferiscono resilienza e tensegrità.

« Indice del Glossario