semeiotica kinesiopatica

ultimo aggiornamento: 16 Aprile 2020 alle 20:17

Dal greco σημειωτική (sēmeiōtikḗ → studio, esame dei segni, derivato dal greco antico σημεῖον (semèion → segno) e dal suffisso ική (-iké → relativo a) o τέχνη (téchne → arte); detta anche semeiologia, da σημετον (simeton → segno) e λόγος (lógos → discorso).

Rispetto alla semeiotica medica, che ha per oggetto il rilievo e lo studio dei sintomi e delle manifestazioni delle malattie, che orientano verso la diagnosi patognomonica, la “semeiotica kinesiopatica”  e la “semeiotica kinesiologica” sono orientate alla lettura dei “fenomeni” e dei “segni” espressi dalla persona, nella sua integrezza somato-emozionale: l’utilizzo di risorse quali l’ascolto epicritico, la palpazione percettiva, l’osservazione dell’habitus e la “noesi kinesiopatica” permettono, a chi sa interpretare e utilizzare tali strumenti, di “leggere quello che ognuno di noi comunica al di là delle parole, negli atteggiamenti, nell’incedere, nel gesticolare, attraverso i “sintomi“, i “malanni“, le “malattie” o le “idiosincrasie”.

Le manifestazioni somato-emotive sono sempre correlate alla espressione delle “esperienze vissute”, manifestandosi in quella serie di fenomeni che, attraverso una esegesi, permettono al kinesiopata di leggere quell’insieme di normalità e di dissonanze che costituiscono il divenire della quotidianità di ognuno di noi, alla base di ogni disarmonia. In pratica che consentono all’artigiano della salute di “conoscere”, cioè di effettuare una “diagnosi“, una “valutazione kinesiopatica” o una “valutazione kinesiologica”, ben diversa dall’inquadramento sistematico della “patologia” effettuata dall’operatore sanitario: aiutano a identificare le cause dello squilibrio e delle disarmonie attraverso il riconoscimento della persona che si cela dietro esse.

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