entesofita

ultimo aggiornamento: 26 Marzo 2017 alle 15:30

Dal greco ἔνϑεσις (énthesis → punto di unione) e ϕυτόν (fytón →pianta): l’entesofita può essere definito come l’effetto di un processo di ossificazione dell’area di inserzione di un tendine o di un legamento a livello osseo (entesi). La formazione di micro-calcificazioni a livello delle inserzioni tendinee, entro certi limiti, viene spesso considerato un processo para-fisiologico, in quanto, a partire dalla 40/50 anni colpisce, in modo asintomatico, una percentuale del 10÷15% della popolazione. In realtà deve essere considerato un processo patologico e degenerativo a carico delle entesi, con possibili danni ai tessuti, rottura dei tendini o dei legamenti e manifestazioni dolorose e infiammatorie articolari. La presenza di una entesopatia calcifica  è la principale causa della entesofitosi:  un focale aumento dei carichi tensivi, trattivi e  pressione a livello delle entesi, unito ad una diminuzione della tensione parziale di ossigeno, conseguenti ad una diminuzione dell’apporto ematico, sia il principale responsabile dei fenomeni di calcificazione. In tali condizioni si determina una metaplasia delle cellule mesoblastiche presenti nei tendini e nei legamenti, che iniziano a produrre matrice cartilaginea ed ossea all’interno dell’entesiLo stress di natura meccanica, cioè la frequente sollecitazione dell’entesi da parte di micro-traumatismi ripetuti, associato a bruschi raffreddamenti del tessuto muscolo-tendineo è spesso la principale causa dell’entesite sottostante al processo degenerativo.

Durante l’attività fisica o il movimento, la combinazione di carichi muscolari eccessivi con intense stimolazioni meccaniche a livello inserzionale, sono un elemento fondamentale nella genesi del processo infiammatorio, poiché sottopongono l’entesi a un superlavoro resistivo. L’attivazione neurologica della componente meccanocettiva, soprattutto in presenza di stress muscolare e contrazioni sopraliminali o anaerobiche, induce uno spostamento ematico dal tessuto connettivale tendineo (o legamentoso) alla componente contrattile della muscolatura coinvolta nel movimento; in genere, durante la fase di riposo, la muscolatura in questi soggetti non riesce a ritornare ad uno stato di completo rilassamento, mantenendo uno stato di ipertono, che porta alla frammentazione delle fibre tendinee ed a ridotta coesione del tessuto mesenchimale, e, di conseguenza, che favorisce il processo metaplastico e calcifico. Poiché la metaplasia si verifica dove il tessuto fibroblastico conserva le sue caratteristiche di vitalità, almeno in fase iniziale, l’incidenza di rotture tendinee, pur rimanendo un evento possibile, è bassissima: la tendenza alla remissione dei sintomi acuti, come dolore e infiammazione, in caso di riposo, porta, in genere, ad una fase in cui la calcificazione del tessuto resta asintomatica. A questa consegue, in tempi diversi ed imprevedibili, una fase di lisi spontanea degli estenofiti che si frammentano, disperdendo il suo contenuto all’interno del tendine, con infiammazione dei tessuti inserzionali che diventano edematosi, amplificando il processo degenerativo dell’entesi e accelerando la sviluppo di una entesopatia calcifica.

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