Irritabilità Intestinale
e disbiosi:
il microbiota

ultimo aggiornamento: 13 luglio 2017 alle 12:01

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lo squilibrio eubiotico: conseguenze? 

Quando l’equilibrio eubiotico ed immunologico del microbiota si altera, si assiste ad uno sbilanciamento della flora con aumento quantitativo-qualitativo dei batteri patogeni e dei miceti, creando il fenomeno definito disbiosi: organismi a bassa virulenza intrinseca (batteri, lieviti, protozoi, metazoi…) possono indurre malattie come conseguenza dei cambiamenti dello stato nutrizionale o la risposta immune dell’ organismo. Un’alterazione di quest’ecosistema può comportare importanti conseguenze sullo stato di salute con sintomi o patologie sia locali che sistemici: e l’armonia eubiotica si dissolve, si creano le condizioni favorenti l’insorgenza della malattia.

Indipendentemente dalla “individualità del microbiota”, i batteri metabolizzano gli “scarti” alimentari, attraverso fenomeni la fermentazione (azione svolta da Lactobacillus e Bifidobacteria) o la putrefazione dei resti (prodotta da Escherichia, Bacteroides, Eubacteria, Clostridium); l’alterazione dell’equilibrio dell’ecosistema digestivo può portare, a livello intestinale a fenomeni che possiamo sintetizzare in:

  • disbiosi deficitaria (o carenziale): un’alimentazione fortemente squilibrata, in termini qualitativi o quantitativi, in associazione o meno con terapie farmacologiche, può creare uno squilibrio dell’ecosistema microbiotico, con conseguente alterazione dell’equilibrio locale e sistemico, spesso associata alla produzione di tossine o a sindromi carenziali per incompleto metabolismo degli alimenti da parte dei simbionti microbici.
  • disbiosi da ipersensibilità immunitaria: fenomeni atopici o squilibri del sistema immunitario possono indurre un’alterazione del ecosistema enterico, con ripercussioni a livello del tessuto linfoide associato all’intestino (Placche del Peyer). Per quanto spesso associata a fattori genetici predisponenti, questo tipo di manifestazioni si associano a forme psico-somatiche, con ripercussioni non solo a livello locale, ma anche a livello sistemico, creando o sostenendo forme autoimmuni o patologie da immuno-complessi, con ripercussioni articolari o organiche.
  • disbiosi putrefattiva: il materiale putrefatto che ristagna nell’intestino produce scorie che portano manifestazioni di flatulenza, alitosi, meteorismo e formazione di gas intestinale. Una dieta che presenti un eccesso di acidi grassi saturi e proteine, associata ad un insufficiente apporto di fibre, favorisce l’aumento dell’attività ureasica e beta-glucoronidasica microbiotica e degli archibatteri metanoproduttori.
  • disbiosi fermentativa: causata da un’eccessiva una crescita microbiotica, provoca gonfiore addominale e si manifesta con alternanza di stipsi e colite, distensione addominale, flatulenza, diarrea, pancia tesa e pesante (soprattutto a fine giornata); spesso associata a “sugar craving” (fame nervosa con alimentazione prevalente di zuccheri). In alcuni soggetti i problemi fermentativi sono riconducibili non all’eccesso di zuccheri raffinati, alcoolici e farine amidacee, ma all’opposto da quella che viene considerata una “alimentazione sana”, basata su frutta e verdura fresca. La carenza della alfa-galattosidasi (in grado di degradare alcune delle componenti di legumi, frutta, verdura e cereali) può contribuire al meteorismo; la presenza di un elevata concentrazione di fibre cellulosiche aggredite dalle cellulasi batteriche, favorisce la fermentazione degli zuccheri vegetali, con produzione di gas; una dieta ricca di brassicacee (rape, verza, cavolfiore e cavolo) e liliacee (cipolla, aglio, asparago) che contengono sostanze solforate (glucosinolati ed isotiocianati). Talvolta si confonde la cosiddetta “Intolleranza al lattosio” con la disbiosi fermentativa.
  • disbiosi micetale: potrebbe essere considerata una variante della forma fermentativa, causata da Saccaromiceti o dalla proliferazione della Candida (nelle sue varianti); spesso favorita dalla contemporanea presenza di stress e alimentazione squilibrata verso un eccessivo apporto di sostanze fermentanti (zuccheri, lieviti). Il disturbo è rivelato da sintomi come irregolarità intestinale, prurito anale e/o vaginale, cistiti, micosi, dermatiti, allergie cutanee e/o respiratorie, orticaria, stanchezza cronica oltre ai tipici sintomi intestinali come meteorismo, colite spastica, alternanza di stipsi e diarrea.

L’alterazione del normale microbiota gastro-intestinale crea, pertanto, lo squilibrio tra le popolazioni di simbionti: i microrganismi “operai” che svolgono un’azione positiva per il nostro organismo, vanno incontro a una disarmonia nei rapporti reciproci con fenomeni di sopraffazione; vengono soggiogati e soverchiati dagli agenti patogeni che prendono il sopravvento modificando l’ambiente del lume intestinale; sono vinti dal decisivo aumento dei funghi e lieviti, normalmente presenti in uno stato di equilibrio numerico, che smettono di svolgere un lavoro benefico ed utile per la salute del nostro corpo.

francesco gandolfi

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risorse:

→ colite spastica: la Sindrome dell’Intestino Irritabile