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ultimo aggiornamento: 13 luglio 2017 alle 12:07

allergie alimentari o cibi stressogeni?

Fra le possibili cause scatenanti della Sindrome dell’Intestino Irritabile, l’alimentazione deve essere sicuramente presa in considerazione: infatti essa può assumere un ruolo primario, sia nella genesi del problema, sia come strumento di riequilibrio per favorire il riequilibrio dei disordini funzionali gastro-intestinali e la normalizzazione dell’apparato digerente.

Non ci sono dubbi sul fatto che ci siano alimenti in grado di scatenare episodi di dolore o modificare la frequenza o la qualità dell’alvo; ugualmente esistono nutrienti o piante capaci di migliorare la funzionalità gastro-intestinale o lenire i fenomeni irritativi o infiammatori della parete enterica, così come è possibile utilizzare sostanze che, senza essere lassativi irritanti, possono favorire la naturale evacuazione delle feci, migliorando la costipazione intestinale.

sementi

Sempre più spesso si sente parlare, il più delle volte impropriamente, di “allergie alimentari”; ormai sembra che la maggior parte delle persone sia entrata a far parte della famiglia dei soggetti affetti da gravi alterazioni immunitarie … confondendo, in realtà, i sintomi riconducibili ad un quadro di “intolleranza” con manifestazioni di una patologia ben più grave. Spesso non sarebbe nemmeno corretto parlare di intolleranza alimentare …

Si veda, per approfondimenti, l’articolo “Siamo tolleranti come pensiamo?

A titolo esemplificativo possiamo prendere in considerazione le sostanze coleretiche: questi alimenti hanno la funzione di incrementare la produzione di bile. In genere questi cibi hanno anche una azione colagoga e la loro assunzione promuove un incremento della quantità di bile e di sali biliari disponibili, che, ottimizzando la solubilizzazione dei grassi intestinali e favorendo il processo digestivo, migliorano in genere la dispepsia, riducendo le eruttazioni, la flatulenza o il gonfiore addominale. In una parte dei soggetti affetti da Sindrome dell’Intestino Irritabile, però, sono in grado di scatenare manifestazioni di diarrea acuta, accompagnata da crampi dolorosi … per cui si sente a volte dire, da persone con queste manifestazioni, “ho un problema di intolleranza: non posso mangiare cibi contenenti curcuma!” o, addirittura, “sono allergico ai carciofi, al caffè, al rabarbaro …”.

Un altro esempio utile a comprendere la poliedricità del problema è la cosiddetta “intolleranza al glutine”, che sembra assumere, negli ultimi anni, un andamento pandemico: vista l’attitudine attuale, si potrebbe supporre che una gran parte delle malattie sia riconducibile a qualche forma di “allergia” alle graminacee alimentari! Molte persone si affidano sempre più spesso a diete “gluten free”, seguendo una delle tante mode d’importazione, convinte magari di fare una scelta salutare, senza rendersi conto che, qualora non ci sia la presenza di Morbo Celiaco o di una allergia al grano (le due manifestazioni sono decisamente differenti, anche se molti tendono a confonderle!), non solo un’alimentazione priva di glutine è spesso inutile (oltre che costosa) ma, nel lungo periodo, può rivelarsi dannosa!

various type of cereals and grains against white wood background

Diversi studi hanno dimostrato che i celiaci a dieta senza glutine per lungo tempo, possono andare incontro a carenze di  micronutrienti, come le vitamine del gruppo B,  il ferro, il magnesio, l’acido folico, proprio perché maggiormente presenti negli alimenti che vanno esclusi; a lungo andare, può aumentare il rischio di patologie cardiovascolari, sindrome metabolica e osteoporosi. Senza contare il fatto che i cibi “gluten free” spesso sono molto ricchi di sostanze grasse e  amidi per conferire un aspetto morbido e appetitoso alle pietanze. In alcuni casi, addirittura si arriva al paradosso che viene rifiutato il frumento, tipico della alimentazione tradizionale mediterranea, perché considerato ricco di glutine e “tossico”, e vengono preferiti alimenti come il kàmut®, il farro, la spelta, il triticale o l’orzo; peccato che anche questi cereali siano ricchi di glutine. Se non addirittura il seitan, che altro non è se non un impasto, altamente proteico, ricavato dal glutine del grano di tipo tenero, dal farro o dal grano khorasan.

Gli atteggiamenti salutistici, che talvolta arrivano a sfiorare l’ortoressia, possono portare a ipotizzare quadri di “Sindrome da Sensibilità al Glutine Non-Celiaca” (NCGS), una sorta di reazione avversa al glutine con manifestazioni molto più leggere della celiachia, caratterizzata da sintomi come mente annebbiata, nausea, problemi intestinali, dolori muscolari e stanchezza … Nella maggioranza dei casi, il vero problema è il processo digestivo, che non svolge il suo lavoro correttamente, risentendo pesantemente dello stress organico o psicologico. Sarebbe più corretto, perciò, parlare di effetti individuali (e spesso temporanei) degli alimenti, piuttosto che di “allergie alimentari”. Quelle che vengono comunemente definite “intolleranze alimentari”, sottintendendo forme atopiche o di iperattivazione del sistema immunitario, spessissimo sono solamente manifestazioni dell’incapacità del corpo a completare il processo digestivo/assimilativo, con conseguente difficoltà a tollerare determinati alimenti, che anziché svolgere una azione biogenica, creano un incremento dello stress corporeo.

francesco gandolfi

continua → allergia paradossa e alimenti biocidici (pagina 2)
→ microcarenze nutrizionali e biogenicità (pagina 3)

risorse:
     → colite spastica: la Sindrome dell’Intestino Irritabile