diarrea

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ultimo aggiornamento: 29 Aprile 2019 alle 12:32

Dal greco διάρροια, (diárroia → diarrea), derivato dal dal verbo διαρρέω (diarréo → scorrere attraverso, filtrare), composto da δια (diá → attraverso, per mezzo di) e ῥέω (réo → scorrere): disturbo della defecazione, caratterizzato da emissione di feci liquide o semiliquide, che da luogo, di solito, a più scariche giornaliere, ma può manifestarsi, anche con un’unica evacuazione; talvolta si manifesta con un aumento della quantità giornaliera di feci emesse e con un incremento della frequenza delle scariche dell’alvo intestinale.

La diarrea non è una vera e propria malattia ma un sintomo aspecifico, comune a numerose patologie, in genere gastro-intestinali, ma presente anche in condizioni non patologiche; spesso si accompagna al continuo stimolo di evacuare, anche in assenza di materiale fecale, fenomeno detto tenesmo rettale. La diarrea dev’essere interpretata come una risposta difensiva dell’organismo, in quanto le scariche alvine hanno l’obiettivo di rimuovere dal lume intestinale i microrganismi patogeni, le tossine o le sostanze irritanti, il materiale che potrebbe portare a infezioni o infiammazioni.

Qualunque sia l’eziologia, una diarrea profusa o continuativa può dare luogo a delle complicanze quali disidratazione, perdita di elettroliti (sodio, potassio e magnesio) potendo causare lipotimia, sincope vaso-vagali o collasso cardio-circolatorio. Altre possibili complicanze comprendono acidosi metabolica (per deplezione di bicarbonati); ipokaliemia con astenia generalizzata, in particolare in presenza di feci mucose, con perdita massiccia di potassio, o ipomagnesiemia, che può provocare fenomeni clonico-tetanici; nei casi più gravi si può giungere alla cachessia.

In base alla frequenza, è possibile suddividere la diarrea, in ricorrente, che si manifesta, cioè, con andamento ciclico ed episodi ravvicinati tra loro; acuta, dalla durata inferiore alle tre settimane, o cronica, che tende a perdurare oltre le tre-quattro settimane; in genere, si manifesta in forma acuta come conseguenza di processi tossi-infettivi, allergie o intolleranze alimentari.

Nelle forme tossi-infettive, spesso, ci sono sintomi di accompagnamento come nausea, vomito, dolori crampiformi, mentre la febbre è frequente in caso di infezione batterica: i microrganismi in grado di colonizzare o penetrare l’epitelio intestinale determinano febbre elevata e diarrea sanguinolenta, mentre quelli che non aggrediscono la mucosa intestinale, o che producono scarsa infiammazione, determinano per lo più diarrea acquosa. Le forme croniche sono, per lo più associate a quadri quali la sindrome del’intestino irritabile, la leacky gut syndrome, la SIBO, ma possono dipendere anche dal morbo celiaco o da malattie infiammatorie intestinali (MICI) come il morbo di Crohn o la retto-colite ulcerosa; spesso in queste forme si possono associare deficit nutrizionali dovuti a malassorbimento. perdita di nutrimenti o sali minerali.

Le forme diarroiche possono essere classificate in:

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