diarrea

ultimo aggiornamento: 29 Dicembre 2020 alle 23:59

definizione

Disturbo della defecazione, caratterizzato da emissione di feci liquide o semiliquide, che da luogo, di solito, a più scariche giornaliere, ma può manifestarsi, anche con un’unica evacuazione; talvolta si manifesta con un aumento della quantità giornaliera di feci emesse e con un incremento della frequenza delle scariche dell’alvo intestinale. Dal greco διάρροια, (diárroiadiarrea), derivato dal dal verbo διαρρέω (diarréo → scorrere attraverso, filtrare), composto da δια (diá → attraverso, per mezzo di) e ῥέω (réo → scorrere).

 La diarrea dev’essere interpretata come una risposta difensiva dell’organismo, in quanto le scariche alvine hanno l’obiettivo di rimuovere dal lume intestinale i microrganismi patogeni, le tossine o le sostanze irritanti, il materiale che potrebbe portare a infezioni o infiammazioni: non è una vera e propria malattia ma un sintomo aspecifico, comune a numerose patologie, in genere gastro-intestinali, ma presente anche in condizioni non patologiche; spesso si accompagna al continuo stimolo di evacuare, anche in assenza di materiale fecale, fenomeno detto tenesmo rettale.

conseguenze del processo diarroico

Qualunque sia l’eziologia, una diarrea profusa o continuativa può dare luogo a delle complicanze quali disidratazione e perdita di elettroliti (sodio, potassio e magnesio) potendo causare lipotimia, sincope vaso-vagali o collasso cardio-circolatorio. Altre possibili complicanze comprendono acidosi metabolica (per deplezione di bicarbonati);  l’ipokaliemia che si verifica in particolare in presenza di feci mucose, con perdita massiccia di potassio, può essere responsabile di astenia generalizzata così come si può manifestare ipomagnesiemia, con la formazione di fenomeni clonico-tetanici; nei casi più gravi si può giungere alla cachessia.

classificazione

In base alla frequenza, è possibile suddividere la diarrea, in:

⇒  ricorrente – si manifesta, cioè, con andamento ciclico ed episodi ravvicinati tra loro;

⇒ acuta – dalla durata inferiore alle tre settimane, in genere, si manifesta come conseguenza di processi tossi-infettivi, allergie o intolleranze alimentari. Nelle forme tossi-infettive, spesso, ci sono sintomi di accompagnamento come nausea, vomito, dolori crampiformi, mentre la febbre è frequente in caso di infezione batterica: i microrganismi in grado di colonizzare o penetrare l’epitelio intestinale determinano febbre elevata e diarrea sanguinolenta, mentre quelli che non aggrediscono la mucosa intestinale, o che producono scarsa infiammazione, determinano per lo più diarrea acquosa.

⇒ cronica – che tende a perdurare oltre le tre/quattro settimane. Le forme croniche sono, per lo più associate a quadri quali la sindrome dell’intestino irritabile, la leacky gut syndrome, la S.I.B.O., ma possono dipendere anche dal morbo celiaco o da malattie infiammatorie intestinali (M.I.C.I.) come il morbo di Crohn o la retto-colite ulcerosa, la sindrome dell’intestino corto, la sindrome di Habba, l’enterite attinica; spesso in queste forme si possono associare deficit nutrizionali dovuti a malassorbimento. perdita di nutrimenti o sali minerali.

Le forme diarroiche possono essere classificate in:

⇒  diarree secretorie;

⇒ diarrea osmotica;

⇒ diarrea infiammatoria;

⇒ diarrea da alterata motilità intestinale;

⇒ diarrea grassa (steatorrea).

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