defecazione

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ultimo aggiornamento: 15 agosto 2017 alle 21:06

Dal latino defaecatio, derivato da defaecare (→ purificare), la cui radice etimologica è de- (→ da) e faex [faecis] (→ feccia): indica l’atto fisiologico di espulsione delle feci (della “feccia”) all’esterno del corpo, per via anale; l’eliminazione delle sostanze non assimilabili. Azione che si compie periodicamente mediante un complesso meccanismo, in parte riflesso e in parte volontario, consistente nell’attività peristaltica del colon pelvico (sigma) e del retto, nell’inibizione del tono dello sfintere anale e nell’azione sinergica dei muscoli del torchio addominale (diaframma e muscoli addominali) che aumentano la pressione intra-addominale. I centri nervosi della defecazione sono situati nei tratti lombare e sacrale del midollo spinale; lo stimolo alla defecazione è un riflesso fisiologico innescato dalla distensione della porzione terminale dell’intestino crasso, detta retto (ampolla rettale). Normalmente la defecazione è un atto parzialmente volontario; quando il retto è vuoto non c’è il desiderio di evacuare. Nel momento in cui le feci entrano nel retto, la pressione esercitata sulla parete rettale determina una sensazione di pienezza (riflesso intrinseco); l’ulteriore distensione della parete rettale induce il rilasciamento dello sfintere anale interno permettendo alle feci di venire a contatto con i recettori sensoriali presenti sulla parte superiore del canale anale (riflesso intrinseco). Si avverte così la sensazione evacuativa, che determina anche il rilasciamento dello sfintere esterno e dei muscoli del pavimento pelvico (riflesso parasimpatico); quando, invece, i muscoli del pavimento pelvico si contraggono per mantenere la continenza, le feci rimangono nella parte alta del retto non venendo più a contatto con la mucosa anale. l’accomodazione delle fibrocellule muscolari al nuovo contenuto, riduce la tensione della parete rettale ed il desiderio di evacuare cessa.

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