sindrome dell’intestino corto

ultimo aggiornamento: 29 Dicembre 2020 alle 17:29

definizione

Condizione che determina un quadro di malassorbimento, spesso accompagnato da manifestazioni riconducibili alla sindrome dell’intestino irritabile e diarrea colagoga, conseguente alla resezione di una importante porzione dell’intestino tenue; i sintomi sono direttamente connessi all’estensione della asportazione del tubo enterico ed alla localizzazione, oltre che alla funzione residua.

sintomatologia – eziopatogenesi

Se il tratto resecato coinvolge l’ileo terminale, il sintomo prevalente è la diarrea che può essere grave, mentre i deficit nutrizionali sono frequenti, indipendentemente dal tratto asportato, anche se l’escissione chirurgica del digiuno sembra incidere maggiormente.

Le cause più rilevanti che richiedono un’estesa resezione di tratti dell’intestino e, di conseguenza, sono responsabili dell’insorgenza della sindrome dell’intestino corto, sono il morbo di Crohn (ileite terminale), l’infarto mesenterico, l’enterite attinica, le neoplasie, il volvolo e le anomalie congenite; anche nel caso in cui gli esiti di appendiciti con peritonite, necessitino la creazione di una ileostomia, alla presenza di importanti riduzioni di lunghezza, si possono osservare gli stessi quadri morbosi, in quanto spesso viene coinvolta la valvola ileo-cecale.

Siccome il digiuno è la sede principale della digestione e dell’assorbimento della maggior parte dei nutrienti, una resezione digiunale porta alla perdita di un’area di assorbimento, riducendo significativamente la sua funzione; talvolta l’ileo è in grado di adattarsi, aumentando la propria lunghezza ed incrementando la funzione assorbente dei suoi villi, compensando parzialmente l’assorbimento dei nutrienti. Se la resezione interessa viceversa l’ileo terminale, sede dell’assorbimento della cianocobalamina e degli acidi biliari, si possono manifestare quadri importanti di avitaminosi (vitamina B12 e vitamine liposolubili), malassorbimento di grassi, vitamine liposolubili e forme gravi di diarrea secretoria (diarrea colagoga): in questo caso non si attua nessun adattamento compensatorio del restante digiuno (a differenza di quello dell’ileo in caso di resezione del digiuno). Qualora la resezione ileale sia accompagnata da parziale asportazione del colon, si possono creare una contestuale perdita di acqua ed elettroliti: se nel corso della asportazione di quest’area sia interessata anche la valvola di Bauhin, non di rado si verificano le condizioni predisponenti alla sovracrescita batterica (S.I.B.O.).

Anche se normalmente non può essere considerata fra le cause abituali, la chirurgia bariatrica, soprattutto negli interventi di bypass gastrico con ricostruzione a Y secondo Roux, può essere responsabile dell’insorgenza di un quadro analogo: in questo caso l’entità della riduzione ileale dipende da quanto digiuno viene escluso dal collegamento della tasca gastrica creata con la parte inferiore dell’intestino tenue. La ricostruzione viene definita “ad Y”, poiché anche il digiuno rimane connesso, permettendo agli acidi biliari ed agli enzimi pancreatici di raggiungere la porzione inferiore dell’intestino tenue: a seconda della quantità di enzimi di bile che raggiungono l’ileo distale, si possono verificare quadri di malassorbimento o diarrea di differenti entità.

Occorre distinguere la presenza di una diarrea colagoga causata dal mancato riassorbimento distale, nell’ileo terminale, dei sali biliari, da una sindrome di Habba, contraddistinta dall’aumentata secrezione biliare o, talvolta, dallo stillicidio del secreto biliare a livello epatico, in caso di colecistectomia.

considerazioni nutrizionali

In considerazione del fatto che, soprattutto nell’immediato periodo postoperatorio, la diarrea è tipicamente grave, con significativa perdita di elettroliti, il controllo dell’idratazione, la supplementazione con sali minerali (in particolare calcio e magnesio) e l’utilizzo di una nutrizione specifica, basata su proteine (o meglio ancora amminoacidi, contenuti in integratori quali l’Amino All) e grassi facilmente digeribili (come gli M.C.T.) sono elementi cardine: i carboidrati, che contribuiscono a un significativo carico osmotico, devono essere utilizzati con parsimonia, soprattutto attraverso assunzioni frazionate, dando prevalenza ai grassi per coprire il fabbisogno calorico dell’organismo (almeno il 40% delle calorie dovrebbe consistere in grassi); anche l’apporto di grassi deve essere comunque gestito in modo appropriato, per evitare l’insorgenza di steatorrea.

La presenza di diarrea da acidi biliari, conseguente al mancato riassorbimento a livello dell’ileo distale, richiede spesso l’utilizzo di farmaci antidiarroici (come la loperamide) o sostanze chelanti i sali biliari, quali la colestiramina; ugualmente si può rendere necessaria l’integrazione con vitamina B12, vitamine liposolubili e sali minerali come calcio e magnesio.

Non è infrequente l’insorgenza di ipersecrezione acida a livello gastrico, come conseguenza delle variazioni ormonali prodotte dall’alterazione del normale transito intestinale del cibo: il sistema nervoso metasimpatico ed i neuropeptidi intestinali possono indurre un’aumento della secrezione delle cellule ossintiche in grado di inattivare gli enzimi pancreatici; per tale motivo, spesso, la maggior parte dei soggetti affetti da questi disturbi assume farmaci anti-H2 o inibitori della pompa protonica, con un ulteriore peggioramento della sintomatologia intestinale.

“terapie” complementari

Per quanto la sindrome dell’intestino corto, soprattutto nelle forme gravi, non debba essere sottovalutata e necessiti, quasi sempre, di cure farmacologiche, anche una visione olistica può apportare un contributo non secondario, per migliorare la qualità di vita da chi è colpito da questa disfunzione post-chirurgica.

Ricorrendo ad una valutazione multidimensionale è possibile intervenire su tutte quelle cause favorenti che possono essere responsabili di comorbilità in grado di peggiorare il quadro sintomatologico; allo stesso tempo il ricorso ad una appropriata integrazione alimentare può sortire effetti significativi dal punto di vista dei sintomi che spesso sono l’elemento principale alla base del disagio che vive chi è affetto dalla sindrome dell’intestino corto.

L’utilizzo di enzimi come quelli contenuti nel Total Enzymes, in grado di agire a qualunque pH, crea le condizioni affinché il processo digestivo si verifichi indipendentemente dal livello di acidità presente nell’intestino tenue: questo fattore, associato alla presenza di cellulasi, amilasi ed invertasi, sono in grado di ridurre l’effetto osmotico esercitato dai carboidrati e dalla cellulosa a livello del lume intestinale; le lattasi contenute nel prodotto prevengono l’eventuale insorgenza della cosiddetta “intolleranza al lattosio”, definizione utilizzata per descrivere quella che, in realtà, è solamente una manifestazione mal-digestiva in grado, comunque, di indurre flatulenzameteorismo, crampi addominali e diarrea. Altri supplementi nutrizionali, agendo sulla Leacky Gut Syndrome, sulla S.I.B.O., che può presentarsi come conseguenza delle disbiosi intestinali, o sui fenomeni carenziali (disvitaminosi, carenze proteiche, insufficienze oligominerali) o tossici (omocisteina) sono complementi terapeutici indispensabili per ridurre l’impatto che tale alterazione disfunzionale può indurre nell’organismo.

Per quanto non sia possibile ricreare i tratti di intestino resecato, le tecniche di manipolazione viscerale, volte a ripristinare la corretta motilità e mobilità intestinale, o la normalizzazione del ritmo cranio-sacrale, soprattutto a livello addominale o pelvico, spesso favoriscono un miglioramento del quadro clinico: non esistono evidenze “scientifiche” che giustifichino i cambiamenti ma, al di là delle sensazioni soggettive di chi viene trattato con queste tecniche, ci sono evidenze che fanno supporre una riequilibrazione del sistema metasimpatico e delle funzionalità neuro-endocrine intestinali.

Le tecniche di reset, come l’utilizzo dei riflessi neuro-vascolari (riflessi di Bennett), oppure la stimolazione di zone riflesse a livello della colonna vertebrale o in differenti distretti corporei si è rivelata spesso di aiuto per ridurre le manifestazioni tipiche della sindrome dell’intestino irritabile che solitamente accompagnano questo quadro patologico: ovviamente il grado di miglioramento, oltre che ad essere soggettivo, è invariabilmente dipendente dall’entità delle resezioni chirurgiche e dalle strutture coinvolte.

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