dischezia

« Indice del Glossario

ultimo aggiornamento: 14 Marzo 2020 alle 22:14

Dal greco, composto dal prefisso peggiorativo δυσ– (dys- → male, anomalia, malformazione) e χέζω (chézodefecare): forma di stitichezza, associata a defecazione difficoltosa e dolorosa, dovuta a stasi o ristagno delle feci nell’ampolla rettale, per atonia del retto e del sigma; incapacità a effettuare l’atto della defecazione, che risulta dolorosa, spesso associato alla percezione di un corpo estraneo nel retto.

In assenza di alterazioni anatomiche o sottostanti malattie, una delle possibili cause, che si manifesta con una certa frequenza, è costituita dall’abitudine a rimandare l’atto della defecazione inibendo così gli stimoli allo svuotamento del retto, stimoli che originano dallo stato di distensione della sua parete.

La dischezia può dipendere anche da affezioni dolorose dell’ano (ragadi, anismo), che portano il paziente a rimandare la defecazione a causa del dolore da essa evocato. L’inibizione volontaria della defecazione, causata dal dolore, alimenta un circolo vizioso, in cui il paziente può perdere la naturale abilità di contrarre alcuni muscoli e rilasciarne altri (dissinergia del pavimento pelvico) durante l’atto defecatorio.

Tra i muscoli la cui debolezza o mancata coordinazione può causare dischezia si ricorda il muscolo pubo-rettale, coinvolto nella cosiddetta sindrome del pubo-rettale: in presenza di disergia di questo muscolo, si osserva un’acutizzazione dell’angolo retto-anale che può innescare la sindrome da defecazione ostruita. L’abuso cronico di lassativi può favorire l’atonia dei muscoli coinvolti nella defecazione.

La dischezia è uno dei principali sintomi, spesso caratterizzata dalla presenza di dolore dolore, della endometriosi.

« Indice del Glossario