digiuno

Dal latino ieiūnus (→ che non ha mangiato da tempo): il nome, che coincide col sostantivo che descrive l’astinenza dal cibo, è dovuto al fatto che, a causa del rapido transito al suo interno del chimo, risulta spesso privo di ingesti, in quanto i movimenti peristaltici sono molto efficaci ed il passaggio del cibo in via di digestione è molto veloce. Rappresenta la seconda porzione dell’intestino tenue posta fra duodeno ed ileo; talvolta viene chiamato intestino medio: la sua lunghezza media è di 2,5 metri. L’origine anatomica, nonché la transizione funzionale dal duodeno) è la flessura duodeno-digiunale (angolo di Treitz), dove si inserisce il muscolo sospensore del duodeno, a livello del legamento di Treitz: l’angolo è localizzato sulla sinistra della II vertebra lombare; il suo limite non è ben definito, in quanto non ci sono grandi differenze morfologiche dall’ileo. Il digiuno, rispetto, all’ileo, ha un lume relativamente più ampio, una parete più spessa ed è più ricco di ghiandole, di villi e di pliche circolari, mentre, istologicamente, l’ileo è caratterizzato dalla presenza delle Placche del Peyer. Il tratto digiuno-ileale è definito anche intestino mesenteriale (o peritoneale) in quanto è completamente avvolto dal peritoneo, che lo tiene ancorato alla parete addominale posteriore mediante un meso a ventaglio (mesentere); anteriormente all’intestino mesenteriale è identificabile il grande omento che lo separa dalla parete addominale: questo gli conferisce grande mobilità, e data la sua lunghezza descrive numerose anse flessuose, che formano la cosiddetta matassa intestinale. È sede di processi di digestione e assorbimento del cibo: la superficie interna del digiuno è composta da una membrana mucosa ricoperta da estroflessioni chiamate villi intestinali, che hanno la funzione di aumentare l’area superficiale disponibile per l’assorbimento di sostanze nutritive contenute nell’intestino. Le cellule epiteliali che formano i villi a loro volta presentano ulteriori microvilli. il rivestimento endoluminale del digiuno è specializzato nell’assorbimento, da parte degli enterociti, delle particelle nutritive precedentemente digerite dagli enzimi ed emulsionati dalla bile, miscelati nel chilo a livello de duodeno; una volta assorbiti, i nutrienti passano dagli enterociti alla circolazione entero-epatica e penetrano nel fegato attraverso la vena porta epatica, mentre i grassi, attraverso gli spazi intercellulari, passano nel torrente linfatico.

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