enterite attinica

definizione

Solitamente, col termine enterite (dal greco ἔντερον → intestino) si indica l’infiammazione dell’intestino tenue (duodeno, digiuno, ileo), processo flogistico che, che nella maggior parte dei casi, si estende anche al crasso, dando luogo al quadro molto più comune dell’enterocolite: il processo infiammatorio dell’intestino tenue, il cui sintomo più caratteristico è la diarrea, può assumere un andamento acuto, subacuto o cronico.

Con “enterite attinica” (attinico deriva dal greco ἀκτίς → raggio) si suole descrivere una forma di infiammazione intestinale, che può assumere manifestazioni acute ma che, solitamente, diviene cronica, dipendente dall’effetto della radioterapia, cioè dai danni causati dall’irraggiamento utilizzato per distruggere le cellule tumorali presenti: la terapia radiante, infatti, può recare danno non solo alle cellule maligne, che sono il bersaglio, ma anche alle cellule intestinali sane, con la conseguente alterazione delle funzioni intestinali e la comparsa, frequentemente, di diarrea.

Mentre le lesioni acute che si verificano nel corso del trattamento scompaiono spontaneamente con la sospensione dell’irradiazione, le lesioni da enterite attinica cronica evolvono per proprio conto potendo causare un quadro patologico caratterizzato da malassorbimento con denutrizione e, talvolta, stato di subocclusione cronica: può essere considerata una patologia iatrogena severa, oltre che per le conseguenze della malattia stessa, anche per il quadro psicologico del paziente tumorale e per la debolezza organica conseguente al tumore ed alle terapie antiblastiche.

L’enterite attinica, che solitamente scompare dopo la fine della terapia, può comunque presentarsi anche mesi o anni dopo la sospensione della cura: i sintomi più comuni sono costituiti da diarrea, febbre, disidratazione, dolori addominali, associati a calo ponderale , espressione del quadro di malassorbimento.

Nelle forme meno gravi, che non richiedano l’intervento medico o farmacologico, un’alimentazione a ridotto contenuto di fibre e grassi, preferendo l’uso di M.C.T. rispetto ad altre fonti di acidi grassi, e con limitazioni nell’uso di lattosio sembra costituire un valido rimedio; la necessità di coprire i fabbisogni calorici proteici, per correggere i deficit nutrizionali e alleviare gli spiacevoli effetti dell’irritazione intestinale dovuta all’irradiazione, può essere gestita attraverso l’utilizzo di integratori a base di amminoacidi essenziali facilmente assorbibili, come l’Amino All, per ridurre la possibilità di sviluppare uno stato di malnutrizione.

Occorre non dimenticare che un malato oncologico in buono stato nutrizionale e con un ridotto livello di dis-stress organico può tollerare meglio le terapie antitumorali, ed eventualmente affrontare cicli più lunghi o più intensi, aumentando le possibilità di sopravvivenza e la propria qualità di vita.

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