ipocloridria

ultimo aggiornamento: 20 Marzo 2021 alle 23:34

definizione

Riduzione della produzione di acido cloridrico da parte delle cellule ossintiche, contenute nelle ghiandole parietali del corpo e del fondo dello stomaco, con conseguente ipoacidità gastrica: la totale assenza escretiva è detta acloridria; dal greco  ὑπο- (hypo- → scarso) e cloridria, derivato da χλωρός (chlorós → verde o contenente cloro) e ὕδωρ (ýdor → acqua).

La secrezione acida dello stomaco rappresenta un’ottima difesa contro i germi introdotti con il cibo, partecipa alla digestione delle proteine e degli alimenti in genere, facilitando l’assorbimento dei cationi bivalenti e trivalenti (calcio, zinco, rame, ferro, magnesio, selenio, boro) a livello intestinale: l’acidità del chimo gastrico assume una notevole importanza nel predisporre un adeguato svuotamento gastrico; paradossalmente chi soffre di ipocloridria può manifestare sia disturbi della motilità, sia acidità gastrica, accompagnata o meno da reflusso gastroesofageo e pirosi, causate dai lunghi tempi di permanenza del contenuto nel lume gastrico.

La sintomatologia che si accompagna alla ipocloridria è determinata dal fatto che in tali condizioni la digestione gastrica degli alimenti è incompleta o assente, per cui si appesantisce il lavoro digestivo dell’intestino; ne scaturisce una tendenza diarroica dell’alvo, associata ad inappetenza, repulsione verso alcuni cibi, senso di gonfiore epigastrico post-prandiale, digestione lunga e faticosa (dispepsia ipocloridrica).

Possono manifestarsi aerogastria, alitosi, rigurgiti, il bruciore di stomaco o retrosternale e, talvolta, senso di compressione precordiale.

La mancata attivazione della pepsina (a partire dal pepsinogeno, per azione dell’acido cloridrico) si ripercuote negativamente sulla digestione delle proteine, sovraccaricando i sistemi digestivi intestinali; spesso l’ipocloridria è complicata da una contemporanea riduzione della secrezione di pepsina, creando un quadro di dispepsia: malassorbimento, Leacky Gut Syndrome; meteorismo, flatulenza, diarrea o la Sindrome del Intestino Irritabile;  allergie o infezioni intestinali sono fra i sintomi più frequenti.

L’ipocloridria è stata messa in relazione ad una maggiore incidenza di asma, calcolosi biliare ed allergie alimentari, probabilmente per la mancata digestione gastrica di potenziali allergeni di natura proteica.

L’alterata attività secernente delle cellule ossintiche può accompagnarsi alla ridotta (o assente) secrezione di fattore intrinseco, con conseguente carenza di vitamina B12, associata, spesso a forme di anemia sideropenica, per il ridotto assorbimento del ferro alimentare.

Nelle persone che soffrono di ipocloridria si registrano normalmente alti livelli di gastrina nel sangue, un ormone secreto per aumentare la secrezione acida dello stomaco e favorire la digestione.

Le cause della ipocloridria sono molteplici: possono dipendere dall’età (nella persona anziana anche in buona salute la formazione di acidità gastrica è assai ridotta) oppure da malattie primitive dello stomaco (gastrite atrofica, carcinoma gastrico) o del sangue (anemia perniciosa). Anche cause organiche some lo stress cronico e l’insufficienza corticosurrenalica possono essere causa della sua insorgenza, così come può essere l’espressione di uno stato ansioso.

All’origine del problema possono esistere disordini autoimmuni, per i quali l’organismo produce anticorpi contro le cellule deputate alla produzione di acido cloridrico. Un capitolo a parte merita l’eziopatogenesi iatrogena: l’uso improprio e spesso inutile, oltre che esagerato di farmaci, come gli antiacidi o gli inibitori della pompa protonica o gli H2-antagonisti, sono spesso causa di ipocloridria secondaria, con peggioramento progressivo dei sintomi per cui i farmaci stessi sono assunti.

Anche gli esiti di interventi chirurgici selettivi, come la vagotomia, la gastroresezione, i bypass  gastrici o la chirurgia bariatrica in genere, possono essere responsabili di patologie iatrogene. La terapia radiante concentrata a livello gastrico può danneggiare le ghiandole parietali dello stomaco, provocando ipocloridria grave che può portare ad acloridria.

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