atrofia

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ultimo aggiornamento: 28 Marzo 2017 alle 0:02

Derivato dal greco ἀτροϕία (atrofía), composto da ἀ- (a- privativo) e τρέϕω (tréfo → nutrire): riduzione di volume dei tessuti e/o degli organi del corpo, dovuta alla diminuzione di volume delle singole cellule e della sostanza intercellulare, per cause fisiologiche o patologiche; spesso è accompagnata da diminuzione numerica degli elementi cellulari (ipoplasia o aplasia) e da metamorfosi degenerativa o metaplasia dei tessuti. L’atrofia è frequentemente legata a disturbi nei processi nutritivi degli organi o dei tessuti, ed è spesso accompagnata da alterazioni di carattere degenerativo dei singoli elementi cellulari (atrofia degenerativa).

Il processo di atrofia ha luogo anche in condizioni prettamente fisiologiche, come, per esempio, nell’atrofia del timo durante l’accrescimento, nell’atrofia dell’utero dopo il parto o delle mammelle, una volta terminato l’allattamento. Altro fenomeno fisiologico è il processo atrofico degli organi genitali femminili interni nel periodo della menopausa o dei testicoli nel maschio nell’età avanzata: nel processo di invecchiamento la maggior parte degli organi e dei tessuti va incontro a fenomeni atrofici, come conseguenza della riduzione della attività fisica, delle modifiche alimentari e dei fenomeni sclerotici periferici conseguenti alle alterazioni vascolari periferiche, tipiche della senilità.

Atrofie che hanno il significato d’un vero stato patologico sono quelle causate da insufficiente alimentazione o da scarsa utilizzazione degli alimenti; possono verificarsi forme dovute a compressioni prolungate sugli organi, in quanto viene ostacolata la circolazione del sangue e dei liquidi interstiziali o da alterato trofismo nervoso, conseguenti ad alterazioni dei nervi motori o dei centri nervosi (atrofia neurotica). Sono presenti forme dipendenti da ipofunzionalità di un organo (atrofia funzionale) o dovute a sostanze chimiche (ioduro di potassio) e a tossine batteriche.

Conseguenza dell’atrofia degli organi e dei tessuti è la diminuzione funzionale di essi. Talvolta però possono anche prodursi fenomeni più gravi, come una predisposizione a subire danni traumatici o funzionali.

L’atrofia cerebrale è una delle cause della demenza senile e presenile (malattia di Pick, malattia di Alzheimer-Perusini, encefalopatia spongiforme subacuta, corea di Huntington): la lesione di base è una degenerazione diffusa della corteccia cerebrale in tutti i suoi strati. Istologicamente, oltre alla degenerazione dei neuroni corticali, c’è una profusione di placche senili e di degenerazione fibrillare intraneurale. Il quadro clinico è quello delle demenze.

Le atrofie cerebellari sono costituite soprattutto dalla atrofia olivopontocerebellare, e dalla atrofia olivorubrocerebellare: la malattia insorge nella tarda età adulta, con disartria, tremore, ipotonia, atassia degli arti e del tronco, spesso con evoluzione demenziale.

Esistono gravi patologie, dipendenti da processi atrofici: l’atrofia gialla acuta del fegato, grave affezione, quasi sempre mortale, che causa l’insufficienza acuta della funzione epatica; l’atrofia acuta di Sudeck, un processo acuto di osteoporosi dolorosa che colpisce le ossa distali degli arti. L’atrofia muscolare progressiva è denominazione comune di un gruppo di malattie caratterizzate da un processo degenerativo cronico che, iniziando in un muscolo o gruppo di muscoli, progredisce con tendenza a coinvolgere nuovi gruppi muscolari; se ne distinguono tre gruppi: forme nucleari, forme neuritiche e forme miogene o miopatiche. L’atrofodermia è una forma degenerativa della pelle, che si presenta in chiazze circoscritte o in strie come esito di un processo morboso o comunque alterativo.

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