analogico

ultimo aggiornamento: 26 Maggio 2020 alle 23:41

definizione

Grandezza che varia senza soluzioni di continuità: una variabile analogica può assumere un numero infinito di valori; un messaggio analogico porta informazioni quantitative (e qualitative), che devono essere riprodotte con la maggior accuratezza possibile: un segnale analogico segue esattamente l’andamento della grandezza che rappresenta. Il termine ha origine dal latino analogĭcus, derivato a sua volta dal greco ἀναλογικός (analogikós), la cui radice è di ἀνάλογος  (análogos → analogo, cioè che ha una relazione, somiglianze o elementi in comune con un’altra cosa) ovvero è caratterizzato da uguaglianza di rapporti, proporzioni matematiche o similitudine e proporzionalità, se comparato con un riferimento.

valutazione analogica quantitativa

Il nostro rapporto con l’ambiente che ci circonda, viene mediato dagli organi di senso che hanno il compito di convertire i segnali analogici provenienti dal mondo fisico, in impulsi digitali per portare l’informazione a livello del sistema nervoso centrale; luce, suoni, pressioni, temperature sono grandezze fisiche che possiamo quantificare, comparandole: quando osserviamo, udiamo, annusiamo, gustiamo o percepiamo attraverso la pelle (erroneamente si parla esclusivamente del tatto …) noi apprezziamo questi stimoli paragonandoli a entità che ci appartengono, che fanno parte della nostra esperienza.

La valutazione analogica si basa sul concetto stesso di analogia, una forma retorica che consiste nell’accostare situazioni, attraverso la similitudine, il processo di riconoscimento di somiglianze: se aumenta la luminosità ambientale, la nostra interpretazione del fenomeno ci porta a descrivere il cambiamento con una comparazione (c’è più luce); il valore che gli attribuiamo si muove lungo un’ipotetica scala continua che va da buio alla luce e dalla luce al buio.

Lo stesso può essere applicato ad ognuno dei sensi, ad esempio silenzio/suono, contatto/separazione, riconoscendo una serie di “sfumature” intermedie che quantifichiamo e qualifichiamo.

Registriamo, cioè, il variare del fenomeno luce – suono – gusto – odore – contatto/pressione mediante un modello analogo di grandezze: questo si applica anche ad altre percezioni/sensazioni, come la temperatura o il dolore; in genere la misurazione che ne possiamo dare non è direttamente numerica, ma varia con continuità, progressivamente. Possiamo cambiare a piacimento il volume di un suono progressivamente da alto a basso e viceversa; lo stesso per la luce, il colore, la temperatura, la velocità, e molte altre ancora: il modo con cui interpretiamo la realtà che pensiamo ci circondi è prevalentemente analogica.

Anche il nostro modo di sentire è analogico, poiché ci sembra che i nostri sensi siano in grado di distinguere sfumature di colore, variazioni d’intensità luminosa, gradazioni di suono, di gusto e di odore in maniera continua, all’interno di una gamma di valori mentre, in realtà la percezione è la trasduzione dal mondo analogico a quello digitale; per trasmettere una descrizione degli eventi, ricca di sfumature, il sistema nervoso utilizza una metodologia di scomposizione dell’informazione che ne semplifichi la trasmissione. In altre parole digitalizza la sollecitazione sensoriale che ha acquisito e la trasforma in segnali binari, caratterizzati dall’alternanza di acceso/spento – presente/assente: traduce la quantità (stimolo analogico) in frequenza (segnale digitale), cioè all’aumento dell’intensità di uno stimolo corrisponde una maggiore frequenza di segnali.

recettori – trasmissione nervosa

Un recettore è una struttura nervosa specializzata che ha il compito di convertire la realtà analogica in un segnale, rappresentandola digitalmente, attraverso unità di informazione composta da “binary digit” (cifre binaria), cioè bit: un’alternanza di 0 e 1, acceso/spento: qualsiasi dato può essere rappresentato mediante insiemi di cifre binarie organizzate in un codice. Mentre l’interpretazione della realtà sentita come analogica si basa su processi e quantità continue, la trasmissione dell’impulso che parte dal recettore per portare il percepito, attraverso le vie nervose, al sistema nervoso, opera per scale discontinue, con elementi discreti (bit) ove ogni elemento non intrattiene necessariamente un rapporto con ciò che rappresenta: è solo a livello centrale che, attraverso un codice interpretativo, i segnali digitali vengono riconvertiti in un “frame” dando una sensazione analogica.

Per comprendere meglio questo concetto, prendiamo a prestito l’idea che contraddistinse il puntinismo, un movimento pittorico dell’inizio del ‘900, caratterizzato dalla scomposizione dei colori in piccoli punti; dato che ciascun colore è influenzato dal colore cui è posto accanto, i colori non sono più mescolati sulla tavolozza, ma accostati sulla tela, cosicché la fusione avvenga nella retina dell’osservatore.

Questo è possibile perché a livello dell’occhio sono presenti migliaia di terminazioni nervose (fotorecettori), chiamate coni (sensibili al colore – visione fotopica) e bastoncelli (sensibili all’intensità della luce – visione scotopica), che abitualmente scompongono ciò che vediamo in punti: ogni recettore/punto invia un proprio segnale, attraverso le singole fibre nervose che compongono il nervo ottico, fino alle stazioni centrali dove i segnali sono riassemblati in un “frame” che noi definiamo immagine; è interessante notare che il nervo ottico fa stazione in alcuni centri nervosi, scambiando informazioni (sommando e sottraendo bit) con altre aree nervose, prima di raggiungere la corteccia dove il segnale viene decodificato e trasformato in visione (sensazione visiva). Tale fenomeno si verifica per ogni tipo di stimolo, sia esso gustativo o sonoro, percettivo cutaneo od olfattivo.

Il trasporto di messaggi dal recettore alle stazioni centrali, attraverso le vie nervose, avviene per mezzo dell’alternanza di “spikes” (punte), cioè scariche che invertono la carica elettrica presente sulla superficie interna e quella esterna della fibra nervosa (potenziale di membrana): tale differenza è dovuta a diverse concentrazioni di ioni sodio (Na+) e potassio (K+) ed è a sua volta prodotta da meccanismi attivi di trasporto degli ioni attraverso la membrana (pompa sodio-potassio) e dalla diversa permeabilità della membrana plasmatica rispetto ai singoli ioni. L’impulso nervoso determina una variazione della permeabilità della membrana, che si traduce in ultima analisi in un'inversione improvvisa della carica elettrica della cellula: questa variazione elettrica corrisponde alla “risposta” all’eccitazione del recettore allo stimolo ambientale, e prende il nome di potenziale d’azione: gli “spikes” si muovono lungo le vie sensitive afferenti in senso ortodromico, dalla periferia al centro, come onde di depolarizzazione.

Ovviamente, per attivare la catena di eventi che porta alla produzione dell’impulso nervoso, la sollecitazione del recettore, deve superare un valore soglia; eventuali stimoli subliminali o non sono in grado di attivare la risposta neurologica, o vengono registrati dai sensori corporei, ma non sono inviati al sistema nervoso centrale, per la presenza di “barriere” in grado di filtrare le informazioni (gate control). Più è intenso lo stimolo (analogico), più sono frequenti gli “spikes” nell’unità di tempo, cioè l’alternanza +/- (on/off – acceso/spento) sono ravvicinati fra loro: questo avviene per ogni recettore eccitato, creando una rosa di sensori in grado di modulare l’onda di ciò che è stato colto dall’esterocezione, che viene inviata centripetamente; a livello dei centri nervosi corticali viene riassemblata ed integrata, con il coinvolgimento dell’Area Comune Integrativa (CIA), creando quella sensazione analogica che ci fa percepire il rosso del tramonto come caldo e profumato di gelsomino.

pensiero analogico e ben-essere

Il meccanismo della percezione può essere considerato come una forma di “codifica” di ciò che avviene nel nostro intimo (milieu intérieur) e nel mondo che ci circonda (ecosistema di riferimento): attraverso questa trasduzione, le informazioni, in forma semplificata, vengono inviate a delle CPU (central processing unit), centri specializzati a livello del sistema nervoso centrale, per la decodifica e la trattazione dei dati; la filtrazione del flusso informazionale attraverso stazioni intermedie svolge alcune funzioni fondamentali quali l’esaltazione dei messaggi significativi rispetto al “rumore di fondo”, l’integrazione dei notifiche sensoriali ed il blocco dei segnali di disturbo o ritenuti inadeguati (gate control).

Per quanto il “data transfert” attraverso il network informazionale sia basato sulla codifica digitale, l’emergere delle sensazioni, delle emozioni e dei sentimenti si basa su un processo analogico; ogni entità percepita viene completata, arricchita, rinforzata da altre “notizie” sull’ambiente, sollecitazioni, conoscenze o cognizioni: il risultato di questo caleidoscopio di “elementi” crea il nostro pensiero analogico, basato su sillogismi, metafore e similitudini.

Più gli stimoli percepiti dall’ambiente (intimo o estrinseco) sono condizionati;  più i segnali in transito lungo le vie di comunicazione sono disturbati, soggetti a distorsione o sofisticazioni; più gli eventi collaterali interferiscono con i meccanismi percettivi; più i sistemi di credenza e le convinzioni influenzano ciò che ci pare aver colto, meno sarà reale quello che avremo inteso dalla realtà: ciò che riteniamo di aver compreso, capito, appreso, riconosciuto, distinto, colto, identificato, individuato, osservato od afferrato potrebbe rivelarsi solamente una proiezione all’esterno di noi, della nostra visione del mondo e delle convinzioni che abbiamo.

All’aumentare dello stress, aumenta l’azione di filtro che il sistema nervoso esercita sulla relazione sensoriale che instauriamo col mondo esteriore: i nostri meccanismi difensivi e le risposte stereotipate legate alla sopravvivenza, limitano e suggestionano il nostro rapporto con noi stessi ed il nostro ambiente; le percezioni (oggettive) sono sostituite dalle emozioni e dalle sensazioni (soggettive e viziate) ed il nostro pensiero associativo muta da predittivo e proattivo a reattivo. L’operatore del ben-essere, con la sua professionalità e gli strumenti messi a disposizione dalle discipline olistiche che utilizza, ha la possibilità di agire a livello somato emozionale, riducendo gli effetti che lo stress esercita su ognuno di noi.

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