ansia anticipatoria

definizione

Sensazione di disagio, angoscia e paura, che si presenta al solo pensiero di dover affrontare una situazione considerata stressante, rischiosa o spiacevole, in grado di causare un profondo dis-confort nella persona: la conseguenza di questa «previsione di pericolo» è una tendenza all’inazione, una sorta di paralisi assimilabile alla fase fright/freeze della «fight-and-escape response», per il timore di riprovare le sensazioni percepite in passato come dolorose.

L’ansia anticipatoria ha la possibilità di causare pesanti ripercussioni nel quotidiano di chi ne soffre, sia a livello relazionale, sociale o professionale: chi è predisposto alla fobia sociale può mettere in atto atteggiamenti di elusione, evitando di svolgere mansioni che prevedano un contatto diretto con un ampio gruppo di persone; i soggetti ansiosi che soffrono di attacchi di panico con agorafobia o paura dei luoghi chiusi, invece, si vedono costretti a rinunciare a spostamenti o viaggi di lavoro; l’ansia anticipatoria è, infatti, alla base dei comportamenti di evitamento, cioè della tendenza a sfuggire da tutte le situazioni temute e che potrebbero provocare malessere nel soggetto. Può essere favorita da un fattore scatenante di ordine fisico o mentale ed è frequentemente associata agli attacchi di panico, potendosi riscontrare con una certa frequenza nelle persone che soffrono di problemi d’ansia generalizzata e disturbi fobici.

Una delle conseguenze immediate di questa forma di ansia è che chi ne soffre non si concentra sul presente, ma tende a proiettare sul futuro i propri timori che non si è in grado di dissipare, proprio perché non è possibile modificare il domani: l’ansia anticipatoria tende a formare pensieri catastrofici e nefasti trasferiti in un ipotetico avvenire: è come se chi è affetto di questo disagio vivesse costantemente in attesa di un pericolo imminente e, di conseguenza, dovesse proteggersi  dalle possibili minacce future, vivendo in uno stato di stress cronico ed innescando un circolo vizioso.

È importante comprendere che, come conseguenza di una risposta generalizzata di adattamento basata sul fatto che la paura del futuro agisce come uno stressor, viene attivato l’asse ipotalamo-ipofisi-surrenali: la conseguenza è un’interferenza sul sistema dopaminergico che a sua volta sostiene lo squilibrio del Sistema Limbico, alla base della percezione di paura.

Inoltre la proiezione pessimistica sul futuro diviene il fondamento su cui si sviluppano profezie auto-avverantesi in grado di trasformare l’ansia anticipatoria in mal-essere, spesso rinforzato da pensieri rimunginati che spingono chi è affetto da questo stato di ansia, una spirale negativa di autosvalutazione e di paura della paura o del dolore: lo stato morboso che subentra tende a creare pensieri distorti o distorsioni cognitive che inducono a vedere il mondo in un’ottica distorta, come se una nuvola grigia avvolgesse continuamente la persona. Non è raro che si crei un circolo vizioso del tipo:

ansia anticipatoria → panico → pensieri negativi → ansia anticipatoria

pensieri catastrofici e futuri negativi

Frequentemente si presentano pensieri catastrofici quali «non ce la posso fare», «mi bloccherò completamente», «rideranno tutti di me» o altri similari, impedendo pensare e agire lucidamente, creando uno stato di dis-stress e si genera un’aspettativa negativa che modella il nostro comportamento fino a far compiere ciò che abbiamo immaginato; Corrie Ten Boom sosteneva che:

«la preoccupazione non toglie il dolore al domani, ma svuota l’oggi della sua forza»

L’ansia non deve essere vista come un evento negativo in sé e per sé, in quanto predispone il corpo a difendersi da una possibile minaccia o ad un pericolo reale, fornendoci informazioni “intuitive” su possibili pericoli imminenti, quando assume i caratteri anticipatori tenta di predire le conseguenze di un avvenimento futuro e di conseguenza di prevenire un pericolo che non si è ancora concretizzato; anche se talvolta questo esercita un’azione preventiva nei confronti dei possibili pericoli, spingendoci ad essere “prudenti” se diviene una forma ossessiva e maniacale, impedisce di vivere. Henry Ford soleva ripetere:

«sia che tu pensi di farcela o di non farcela, probabilmente hai ragione»

Quando soffriamo di  ansia anticipatoria, sintomi come tensione e dolori muscolari, stanchezza e affaticamento,  gastralgia e aerogastria associata a nausea , battito accelerato (tachicardia), sudorazione profusa (iperidrosi), dolori al petto, voce tremante sono piuttosto comuni; spesso la sensazione dominante che vive la persona è quella di perdere il controllo della situazione, associata ad un senso di incertezza, in quanto più le situazioni ansiogene sono personali ed emotivamente rilevanti, più i segni di malessere diventano evidenti, accompagnati frequentemente da mal di testa, inappetenza, insonnia, obnubilamento del sensorio, difficoltà di concentrazione, ruminazione del pensiero ed evitamento attivo della situazione temute, solo per citarne alcuni.

Questi sintomi si generano a causa della mancanza di tolleranza, dall’incapienza, dall’impossibilità di mantenere il controllo: risulta faticoso gestire l’incertezza e sentire che non è possibile governare tutto quello che avviene intorno a noi.

«L’intensità dell’angoscia è proporzionale al significato che la situazione ha per la persona che ne soffre» (Faren Horney)

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