sincronicità

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ultimo aggiornamento: 29 Maggio 2018 alle 15:18

Dobbiamo ad un’intuizione di Carl Gustav Jung  il concetto di sincronicità:  l’idea che gli eventi e gli accadimenti potessero non dipendere dal principio di causa-effetto, ma, piuttosto, essere nessi acausali, viene introdotto dallo psicoanalista nel 1950, in  una conferenza ad Ascona, dedicata all’argomento; riprende ampiamente il concetto nel  libro, pubblicato nel 1952,  dal titolo “La sincronicità, principio dei nessi acausali” (distribuito in Italia come Carl Gustav Jung – “La sincronicità” – Editore Bollati Boringhieri, 1980). L’astrazione concettuale descrive l’esistenza di un legame tra due eventi, che avvengono simultaneamente, connessi tra loro ma non in maniera causale, cioè non in modo tale che l’uno influisca materialmente sull’altro, ma piuttosto come fenomeni appartenenti a un medesimo contesto o contenuto significativo. Jung stesso definisce la sincronicità, riferendosi alla componente psichica ed intellettiva, come eventi sincronicistico che «… si basano sulla simultaneità di due diversi stati mentali.», aggiungendo «Voglio dire, per sincronicità, le coincidenze, che non sono infrequenti, di stati soggettivi e fatti oggettivi che non si possono spiegare causalmente, almeno con le nostre risorse attuali.». Pertanto «… il concetto generale di sincronicità» deve essere visto ed interpretato «nel senso speciale di coincidenza temporale di due o più eventi senza nesso di causalità tra di loro e con lo stesso o simile significato.». Non bisogna sottovalutare il fatto che «Il termine si oppone al “sincronismo“, che denota la semplice simultaneità di due eventi. La sincronicità significa quindi prima della simultaneità di un certo stato psichico con uno o più eventi collaterali significanti in relazione allo stato personale del momento, ed, eventualmente, viceversa.» (C. G. Jung, Les Racines de la conscience – 1954). Jung conferisce al concetto di sincronicità un valore che va oltre all’idea di sincronismo, in quanto i fenomeni sincronicistici sono delle coincidenze significative perchè il termine non vuole descrivere, semplicemente, la nozione “nello stesso tempo” ma “con lo stesso senso”, rivelando che spazio e tempo appaiono come grandezze relative e disgiunte: anche se la nostra percezione, se le sensazioni, ci narrano che ciò che avviene, nella realtà esterna, è un avvenimento concreto (oggettivo, il percepito), in verità, ha una corrispondenza significativa con un’esperienza interiore (soggettiva): la logica ci racconta, in una consecutio spazio-temporale deterministica, il manifestarsi di un fenomeno causale, fondati sul sillogismo  additivo “post hoc, propter hoc“, mentre la sincronicità ci offre una matrice, basata sulla razionalità, espressione di un fenomeno casuale, che nasce da una relazione fra eventi, non coattiva e non sincronica, in quanto non necessariamente correlata alla pura contemporaneità temporale. La weltanschauung insita nel “modello terapeutico” della Kinesiopatia® Osteopatica e del Cranio-Sacral Repatterning®, sposa, interpretandolo, il concetto di sincronicità: il processo disfunzionale, l’insorgenza del morbo non sono necessariamente l’espressione dell’evoluzione causale e patogenetica, ma possono essere l’elemento sincronico che manifesta la coazione di cofattori eziologici e fattori scatenanti, che agiscono sul locus minoris resistentiæ ; indipendentemente dal fatto che l’evoluzione del malessere segua una dinamica diacronica, il “male di vivere“, che si oggettivizza nella malattia e nella disfunzione, deve essere considerato, attraverso la sincronicità, come espressione di un disagio interiore che si proietta verso l’esterno attraverso il sintomo, manifestandosi nel sistema somato-emozionale. L’intervento dell’artigiano della salute consiste nel prendersi cura del turbamento e facilitare i processi di rigenerazione e guarigione, attraverso l’attivazione della vis medicatrix naturæ.

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