pupilla

Dal latino pupĭlla, diminutivo di pūpa (bambola, bambina), per l’immagine rimpicciolita che vi si vede riflessa. Forame circolare situata al centro dell’iride, attraverso cui penetra nell’occhio la luce; mette in comunicazione la camera anteriore dell’occhio con quella posteriore e ha la funzione di regolare la quantità di luce che giunge alla retina. In uguali condizioni di illuminazione le pupille. hanno uguale ampiezza nei due occhi (isocoria); si dilatano (midriasi) e si restringono (miosi) grazie all’attività dell’apparato muscolare dell’iride, per effetto degli stimoli luminosi, negli atti di accomodazione, per l’intervento di particolari fattori (farmacologici, ormonali, psichici) che agiscono sul sistema nervoso vegetativo.  La stimolazione del parasimpatico o la paralisi dell’ortosimpatico causano la miosi, mentre le condizioni inverse provocano la midriasi. Le principali alterazioni della motilità pupillare consistono nell’assenza del riflesso dell’accomodazione e di quello fotomotore.