pupilla

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ultimo aggiornamento: 26 Novembre 2020 alle 14:24

definizione

Forame circolare situata al centro dell’iride, con cui interagisce per svolgere la funzione di un diaframma, per regolare la quantità di luce che deve passare dalla camera anteriore dell’occhio a quella posteriore, controllando l’intensità luminosa che giunge alla retina, mentre riduce i fenomeni diffrattivi e diminuisce la diffusione della luce che disturbando la nettezza delle immagini; dal latino pupĭlla, diminutivo di pūpa (→ bambola, bambina), per l’immagine rimpicciolita che vi si vede riflessa.

fisiopatologia pupillare

In uguali condizioni di illuminazione le pupille. hanno uguale ampiezza nei due occhi (isocoria); si dilatano (midriasi) e si restringono (miosi) grazie all’attività dell’apparato muscolare dell’iride, negli atti di accomodazione, per effetto degli stimoli luminosi o per l’intervento di particolari fattori (farmacologici, ormonali, psichici) che agiscono sul sistema nervoso vegetativo.

La stimolazione del parasimpatico o la paralisi dell’ortosimpatico causano la miosi, mentre le condizioni inverse provocano la midriasi: le principali alterazioni della motilità pupillare consistono nell’assenza del riflesso dell’accomodazione e del riflesso fotomotore; la dimensione della pupilla è controllata dalla contrazione e dalla dilatazione involontaria dell’iride, in modo da regolare l’intensità della luce che entra nell’occhio: questo fenomeno è conosciuto come riflesso pupillare (riflesso alla luce).

Quando la retina viene colpita da un raggio luminoso, la pupilla si restringe grazie all’interazione neuro-muscolare che si instaura secondo a sequenza retina – eminenze quadrigemine – nucleo di Edinger-Westphal nel mesencefalo – fibre del nervo oculomotore, attraverso il ganglio ciliare – muscolo sfintere dell’iride: nei soggetti sani l’illuminazione della retina di un occhio provoca il restringersi della pupilla anche nell’altro occhio (riflesso consensuale alla luce), mentre nell’oscurità, invece, le pupille si dilatano.

La pupilla si restringe anche quando la visione viene accomodata per gli oggetti vicini e si dilata quando fissa gli oggetti lontani (riflesso all’accomodazione); si restringe anche quando i due globi oculari convergono (riflesso alla convergenza). Nel soggetto sano, la dilatazione della pupilla si verifica anche come conseguenza di un dolore fisico, negli stati di eccitazione psichica, o quando si pensa con intensità a un oggetto lontano nello spazio, oppure oscuro. La mancanza del riflesso alla luce può osservarsi nelle atrofie del nervo ottico, nella paralisi del nervo oculomotore comune, nelle affezioni del ganglio ciliare e, in complesso, in tutte le lesioni che interessano in un punto qualunque la via nervosa più sopra ricordata, la cui integrità è necessaria perché avvenga la reazione.

Importantissimo è il cosiddetto segno di Argyll-Robertson, consistente nell’abolizione del riflesso alla luce, con la conservazione dei riflessi alla convergenza e all’accomodazione: questo segno, che si accompagna generalmente a miosi, anisocoria e irregolarità del contorno pupillare, è frequentissimo nella paralisi progressiva o in alcune affezioni del sistema nervoso centrale. Nei casi di emianopsia (cecità di una metà della retina) il riflesso pupillare alla luce si ottiene soltanto se, mediante adatti artifici, si fa cadere il raggio luminoso sulla metà non cieca della retina (reazione emianopsica di Wernicke).

Esiste un particolare fenomeno, detto hippus, che consiste in contrazioni ritmiche del muscolo sfintere dell’iride, che hanno come logica conseguenza dilatazioni e restringimenti alternati della pupilla, osservato in alcune affezioni del sistema nervoso centrale (sclerosi multipla, meningiti acute, epilessia), in alcune paralisi del nervo oculomotore comune ed in qualche affezione del sistema circolatorio; non bisogna confondere l’hippus, i cui movimenti sono regolari come periodicità, e visibili a occhio nudo, con le variazioni fisiologiche del diametro pupillare, sempre presenti, ma osservabili solo con particolari apparecchi: la mancanza di questi movimenti è un segno patologico, e può essere un sintomo precoce di un’alterazione dei normali riflessi pupillari.

Occorre distinguere l’hippus anche dal fenomeno del cosiddetto “flashing eye”, definito anche irrequietezza pupillare, che si verifica per incapacità delle fibre colinergiche che controllano l’attività del muscolo sfintere della pupilla (innervato da fibre parasimpatiche) di mantenere una contrazione consistente e prolungata nei confronti di uno stimolo luminoso, osservando un’alternanza fra restringimento della pupilla («pinning») e dilatazione della stessa («flashing»): la pupilla funzione come un diaframma che il sistema nervoso utilizza per ridurre la quantità di luce che penetra nell’occhio e grazie alla sua “chiusura” è possibile l’effetto di uno stimolo sopraliminare; in condizioni di visione scotopica o nello stress, il diametro pupillare aumenta, per effetto della midriasi, nel tentativo di incrementare la quantità di luce che colpisce i recettori visivi, aumentando la acuità e capacità visiva. Il contrasto fra la tendenza difensiva alla miosi, in risposta ad uno stimolo luminoso troppo intenso, e la midriasi dipendente dallo stress crea il fenomeno del “occhio lampeggiante”(flashing eye); l’azione degli stressor si traduce in una iperstimolazione ortosimpatica, con conseguente rilascio di adrenalina nel torrente circolatorio e riduzione della capacità costrittiva pupillare: questo provoca un eccesso di luce che l’occhio cerca di contrastare attraverso la miosi, che viene contrastata dall’azione midriatica delle catecolamine prodotte nel dis-stress, creando una oscillazione fra chiusura e apertura della pupilla. Il fenomeno non deve essere sottovalutato, in quanto è responsabile della fotofobia che accompagna lo stress cronico, associata ad una contestuale riduzione della capacità di accomodamento del cristallino, che crea una diminuzione della capacità visiva da lontano, portando ad un quadro caratteristico di astenopia.

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