flashing pupillare

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Definito anche irrequietezza pupillare o pinning/flahing eye, per la presenza di “occhio a spillo”, dovuto alla contrazione della pupilla, che si alterna all’occhio “lampeggiante”, come appare per effetto della dilatazione: in condizioni normali, al diminuire dell’illuminazione, il diametro pupillare aumenta (midriasi), nel tentativo di incrementare la quantità di luce che colpisce i recettori visivi, aumentando la acuità e capacità visiva; all’opposto quando l’occhio viene colpito da un luce intensa, lo sfintere si contrae per ridurre il flusso luminoso ed i muscoli radiali inducono la costrizione pupillare per facilitare l’accomodamento alla luce (miosi). Il diametro della pupilla dipende dall’attività del muscolo sfintere della pupilla (innervato da fibre parasimpatiche) e dal muscolo dilatatore della pupilla (controllato dal sistema ortosimpatico/adrenergico). In presenza di stress cronico, l’azione continuativa degli stressor può indurre una iperstimolazione ortosimpatica, con conseguente rilascio di adrenalina nel torrente circolatorio e riduzione della capacità costrittiva pupillare; talvolta subentra una fase di “esaurimento” che porta a fenomeni di ipoadrenia, cioè di “affaticamento surrenalico”, e alterazione dell’equilibrio fra contrazione e dilatazione pupillare, una fluttuazione fra miosi e midriasi: la conseguenza è il fenomeno del flashing pupillare, per incapacità delle fibre colinergiche di provocarne la contrazione in modo continuativo, osservando un’alternanza fra restringimento della pupilla (pinnng) e dilatazione della stessa (flashing). talvolta associato ad anisocoria o alla Sindorme di Adie. Il fenomeno non deve essere sottovalutato, in quanto è responsabile dei fenomeni di fotofobia che accompagnano le manifestazioni di stress cronico, soprattutto in presenza di luce intensa. L’incapacità da parte del muscolo ciliare di adeguare il diametro pupillare si accompagna ad una contestuale riduzione della capacità di accomodamento del cristallino, dando luogo ad una apparente diminuzione della capacità visiva da lontano in situazioni di stress, soprattutto in presenza di una scarsa luminosità ambientale, come conseguenza dell’alterazione funzionale del muscolo ciliare, che incidendo sulla posizione del cristallino, influenza la capacità di vedere da vicino o da lontano (accomodazione). Talvolta si manifesta un quadro di astenopia, caratteristico, che determina la sensazione soggettiva di “aver perso la vista” sia da lontano, sia da vicino, con difficoltà di concentrazione e focalizzazione visiva. Grazie all’utilizzo del test muscolare, la Kinesiologia Transazionale®,  è in grado di identificare la presenza di stressor biocidici, e di accertare quali possano essere le migliori tecniche per intervenire sia sulle cause che sugli effetti che questi esercitano sull’organismo.

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